L'auto nuova costerà 1800 dollari in più: la ricerca USA

Uno studio USA dice che le norme dell'EPA aumentano il prezzo di 1800 dollari e tagliano i posti di lavoro ma poi migliorano mercato e occupazione

13 marzo 2017 - 23:14

L'attenzione per l'ecologia fa bene all'economia? A parte la sin troppo facile rima, la risposta non può che essere un deciso “dipende”. Se alla vita e alla salute, dell'ambiente e degli esseri umani, viene dato un valore allora l'attenzione per l'ambiente vale e anche molto: le spese per le cure mediche e per rimediare alle catastrofi sono infatti tutt'altro che lievi. Ridurre l'inquinamento aumentando l'efficienza è sicuramente una buona idea (leggi dei nuovi motori Mercedes super efficienti) ma i costi possono essere salati: una ricerca li stima essere di 1.800 dollari per ogni auto, con effetti deleteri sulle vendite e quindi sull'occupazione. L'effetto sarà però transitorio: le norme EPA più stringenti alla fine creeranno più lavoro!

DOPO LO SHOCK, I VANTAGGI L'entrata in vigore delle nuove norme sarà piuttosto traumatica ma i dettami dell'EPA sull'abbattimento dei consumi finiranno per creare più posti di lavoro in un bilancio finale positivo. A dirlo è un ponderoso studio (204 pagine) preparato dalla School of Public and Environmental Affairs dell'Indiana University e finanziato dall'Alliance of Automobile Manufacturers. L'adozione negli Stati Uniti degli standard CAFE-Corporate Average Fuel Economy si tradurrà in sostanziosi aumenti dei prezzi dei veicoli che a loro volta causeranno una contrazione delle vendite e quindi perdite di posti di lavoro stimate in 150.000 posti di lavoro entro il 2021 (leggi delle norme EPA che vogliono portare i consumi fino a 23 km/litro). Ma le prospettive a lungo termine di questi regolamenti saranno positive per il mercato del lavoro statunitense.

EFFICIENZA “SALATA” MA POI… Lo studio indica che i pesanti investimenti che le Case dovranno fare per conformarsi a queste norme causeranno un aumento del costo medio delle nuove automobili di 1.836 dollari nel 2025 (quest'anno, il costo medio è di appena 154 dollari); ovviamente gli Stati Uniti non sono i soli ad aver adottato regolamenti per le emissioni: nella cartina qui sotto i Paesi dotati di norme sono evidenziati in verde.

Questo provocherà la già citata perdita dei posti di lavoro ma i risparmi nei costi del carburante finirebbero per avere un effetto positivo sull'economia, invogliando i consumatori, liberando risorse e ripristinando i posti di lavoro. Già nel 2022 inizierebbe il recupero, nel 2025 i 150 mila posti persi sarebbero reintegrati e entro il 2031 si creeranno 150 mila impieghi aggiuntivi. Il grafico qui sotto illustra gli effeti sull'occupazione secondo diversi scenari.

Notiamo come lo studio abbia preso in esame non solo gli accordi CAFE (raggiunti fra le Case e il Dipartimento dei trasporti) ma anche le norme EPA sui gas serra (GHG) e le norme del California Air Resources Board per i veicoli ZEV. Queste diverse regolamentazioni sono in qualche misura concorrenti fra loro: i prezzi del carburante più bassi del previsto, per esempio, hanno ridotto la domanda di veicoli ibridi e plug-in (con un allungamento del periodo di recupero degli investimenti fatti dalle Case) e la superiore efficienza dei nuovi motori rallenterà ulteriormente la loro diffusione.

RIDEFINIRE LE REGOLE? È interessante raccogliere un'idea di John Graham, uno degli autori dello studio, che chiede una revisione delle regole in vigore oggi piuttosto la loro cancellazione (leggi dei Costruttori che bussano a Trump per far rivedere le norme sulle emissioni). Graham dice infatti che “a causa degli inaspettatamente bassi prezzi del carburante e della tiepida domanda dei veicoli elettrici e ibridi, gli standard avranno un impatto economico maggiore di quanto immaginato all'epoca del loro sviluppo. I nostri risultati non mettono in discussione la necessità di una regolamentazione ma indicano che i requisiti fissati hanno bisogno di una rimodulazione, anche perché le condizioni sono nel frattempo cambiate”. Fra le raccomandazioni per i regolatori, lo studio indica che “le agenzie federali dovrebbero rivedere la schedulazione e valutare degli aggiustamenti per gli standard del triennio 2022-2025 per migliorare il rapporto costo/efficacia”. Gli estensori dello studio ricordano però, nello stesso tempo, che “la nostra analisi macroeconomica non include però i costi-benefici per la società e per la salute pubblica. La ricerca non affronta quindi questioni di vitale importanza per i responsabili politici come i cambiamenti climatici, l'impatto dell'inquinamento sulla salute pubblica ed i relativi costi. I politici dovrebbero quindi prendere in considerazione questi risultati insieme ad altre analisi che riguardano l'ambiente, la salute, le paese mediche complessive e simili” (leggi quanto costa l'inquinamento del traffico pesante).

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