La maledizione del filtro antiparticolato: meno affidabilità e sicurezza

Le contro-indicazioni del dispositivo colpiscono ancora gli utenti con gravi conseguenze per affidabilità e sicurezza.

7 luglio 2010 - 15:13

Le contro-indicazioni del dispositivo colpiscono ancora gli utenti con gravi conseguenze per affidabilità e sicurezza. Gli automobilisti continuano a pagare un prezzo troppo alto per talune scelte tecniche derivanti dalle varie normative sulle emissioni. Il filtro antiparticolato continua a colpire pesantemente le tasche degli utenti, ignari di aver fatto una scelta molto onerosa ma, talvolta, anche pericolosa. Andiamo per gradi.

Motore in prestazioni ridotte

Le prime amare sorprese ebbero inizio subito dopo l’introduzione dei primi filtri antiparticolato sulle diesel Euro 4: dopo alcuni giorni di uso esclusivamente cittadino iniziavano ad accendersi le spie ed apparire messaggi sul display per segnalare il motore in “prestazioni ridotte”  e che era necessario passare in officina (o nella migliore delle ipotesi percorrere a 100 Km/h almeno 50 km su strada libera) per la rigenerazione forzata del filtro ormai intasato.

Disagio e spesa a parte, lo stupore e la rabbia degli utenti derivavano più dalla constatazione che nessuno li avesse informati prima di tale spiacevole eventualità ed anche gli addetti ai lavori spesso cadessero dalle nuvole (o facevano finta). In realtà, gli effetti collaterali del filtro antiparticolato erano noti fin dall’inizio alle Case automobilistiche ma venivano regolarmente sminuiti o sottovalutati durante i corsi tecnici destinati alla rete di assistenza. Le scadenze teoriche per la rigenerazione prevedevano, sulla carta, percorrenze più lunghe ed il rischio di trovarsi dopo pochi giorni di uso urbano col motore in emergenza era considerato molto remoto. Falso ottimismo interessato?

Sostituzione dell’olio anticipata

Ma a chilometraggi assai limitati ecco arrivare la seconda mazzata  per i poveri, ignari utilizzatori di auto diesel Euro 4 con Dpf o FAP, inizialmente contenti di poter circolare in città anche nei giorni di blocco. Per i più fortunati, il solito display avverte che è necessario recarsi in officina per sostituire l’olio motore. Ma come ! I tagliandi periodici sono previsti ogni 15 mila o 20 mila Km ed ora bisogna cambiare l’olio (ovviamente a pagamento) dopo appena 3000 o 5000 Km. Ma siamo matti! Naturalmente, anche stavolta, nessuno in concessionaria si era preso la briga di informare preventivamente l’utente e meno che mai si trova traccia sui manuali uso e manutenzione di tale eventualità. Alla faccia della trasparenza, della corretta informazione al consumatore, del Codice del Consumo, della Direttiva UE e chi più ne ha più ne metta.

Le officine sono poco chiare

In officina spiegano ai clienti imbestialiti che l’auto viene usata troppo in città, che l’olio va cambiato perché ormai diluito dal gasolio in eccesso delle post-iniezioni necessarie per riscaldare il filtro antiparticolato che altrimenti non funzionerebbe. Ai clienti incolpevoli non sfugge il paradosso: hanno scelto una diesel dotata di Dpf o FAP per poter circolare sempre anche in città e poi vengono pesantemente penalizzati proprio dall’uso urbano che dovrebbe essere il terreno ideale per sfruttare i vantaggi di tale dispositivo. Prodigi della tecnica… Nel frattempo i numerosi proprietari di vetture diesel Euro 4 prive di filtro (che fortuna) ma regolarmente e legittimamente in commercio, si sentono presi in giro, discriminati e danneggiati dalle varie amministrazioni comunali che ne vietano la circolazione nelle zone urbane, in aperta violazione delle Direttive UE.

Ma non è finita: ecco la terza puntata della triste telenovela, la più drammatica. Diversi mesi or sono mi erano giunte voci di alcuni casi di motori diesel che restavano ai massimi regimi senza che il guidatore potesse fare nulla per spegnerli. Nulla di nuovo, pensai; si tratterà di quei turbo-diesel molto sfruttati ed usurati a livello di cuscinetti del turbocompressore sui quali si verifica la nota aspirazione di olio motore dal turbo che provoca lo spiacevole fenomeno dell’autoalimentazione del motore fino a prevedibile rottura per mancanza d’olio. In effetti il fenomeno era quello appena descritto ma si trattava di vetture nuove, coperte da garanzia, con poche migliaia di Km: impossibile che la causa fosse l’eccessivo gioco dei cuscinetti del turbocompressore.

Troppo olio nella coppa ed il motore impazzisce! Colpa del FAP…

Succede, come abbiamo visto nell’articolo precedente che il gasolio incombusto in eccesso delle post-iniezioni coli attraverso i cilindri nella coppa dell’olio andando ad aumentare progressivamente il livello dell’olio motore, alterando nel contempo le sue proprietà lubrificanti. Quando la percentuale di gasolio disciolto nell’olio raggiunge la soglia di rischio del 7-10% dovrebbe apparire un messaggio sul display (sulle vetture che ne sono dotate) che invita l’utente a sostituire in anticipo il lubrificante.  Su alcune vetture esiste una terza tacca sull’astina di livello olio, indicante il livello max. di guardia ma quanti guidatori oggi hanno la sana abitudine di controllare periodicamente il livello olio motore? Tuttavia, può succedere che la vettura non dia alcun avvertimento e un brutto giorno il guidatore si trovi all’improvviso con i giri del motore alle stelle senza che possa far nulla per tornare alla normalità o spegnerlo (girare la chiave del quadro sarebbe inutile). L’unica manovra possibile per cercare di arrestare il motore è inserire, a vettura ferma, il rapporto più lungo (la quinta o la sesta marcia) e frenare a fondo rilasciando la frizione. Con il cambio automatico ciò non è possibile e non resta che mettere in N aspettando gli eventi…

L’eccesso di olio misto a gasolio

L’eccesso di olio misto a gasolio nella coppa innesca il fenomeno di autoalimentazione del motore attraverso il sistema di ventilazione / ricircolo vapori olio dal monoblocco, collegato di norma al condotto di aspirazione aria diretta al turbocompressore. D’altra parte, l’olio aspirato dal turbocompressore in eccesso d’aria, è un buon combustibile e miscelato al gasolio lo è ancora di più. Il fenomeno, in ogni caso, è molto grave e pericoloso, sia per gli ingenti danni conseguenti, che quasi sempre non vengono riconosciuti dal fabbricante, sia perché la rapidità e l’imprevedibilità dell’evento o le particolari condizioni stradali ed ambientali, non sempre consentono di evitare incidenti e conseguenti lesioni agli occupanti od a terzi. Né può essere accettabile sul piano giuridico ed etico il comodo alibi delle Case costruttrici che si ritengono sollevate da ogni responsabilità oggettiva solo perché la tale vettura è dotata di spia o messaggio di avvertimento per l’utente. L’utilizzatore deve essere correttamente informato, anche tramite la documentazione a corredo del veicolo, dei reali rischi connessi all’uso dell’auto o al posticipo di certe operazioni di manutenzione ritenute di routine dall’utente comune.

L’olio si cambia troppo spesso

Se non è spiegato a chiare lettere, un normale utilizzatore con nessuna conoscenza tecnica specifica (ossia la stragrande maggioranza degli utenti), non può ragionevolmente immaginare che se non cambia l’olio a 3000 km anziché alla normale scadenza prevista, rischia di distruggere il motore e il danno non lo riconoscerà nessuno. E’ di questi giorni la notizia di un importante richiamo da parte di Volvo che coinvolge gran parte della gamma dotata di motore diesel 5 cilindri, proprio per ovviare a tale potenziale problema. In Italia le Volvo (Euro 4 con Dpf) interessate al richiamo sono 14381. In un articolo sull’argomento apparso sul fascicolo di luglio della rivista 4Ruote, si riportano anche alcuni casi verificatisi sulle Fiat 500 MJT (nata Euro 5) con Dpf ma è chiaro che potenzialmente il fenomeno interessa anche altre Case. Proprio in questo periodo mi sto occupando, in veste di perito di parte, di un caso legale analogo riguardante una vettura di alto costo.

121 commenti

fabio
23:26, 8 agosto 2018

salve ho un problema con la mia citroen berlingo 1.6hdi. se percorro strade in salite ripide la spia della pressione acqua mi segnala una avaria “stop”, questo succede con la lancetta che supera di una tacca i 90 gradi ,la ventola non si mette in moto solo dopo che mi fermo la sento funzionare l ho fatta controllare ,ma non capiscono cosa puo essere, come posso agire manualmente all aviare la ventola visto che il tutto e gestito dalla centralina? grazie………….. fabio

cucio19
9:56, 14 luglio 2010

Racconto la disavventura capitata ad un mio parente con un Opel Meriva 1.3 CDTI 75 cv. Al momento dell'accaduto ero presente nell'auto e sembrava che da un momento all'altro potesse esplodere il motore. Eravamo a 120 in autostrada il motore improvvisamente inizia a salire di giri facendo un fuorigiri da paura, la lancetta tocca i 6500 giri al minuto (!!!) e ci ritroviamo nell'arco di 10 secondi da 120 a 160 km/h!! Una fumata azzurrina, una bianca (l'olio che bruciava) ed una nera (erano gli iniettori) e una puzza di olio bruciato assurda ci hanno accompagnato in questa esperienza che non auguro assolutamente a nessuno. In quel momento né io né lui sapevamo che fare, ha tolto la chiave ma niente, cosi ha tirato il freno a mano riuscendo ad arrestarsi ed ad accostarsi nella corsia di emergenza e ringraziando dio non è successo niente alle altre auto visto che per fortuna in quel momento non ne passavano. Una volta portata la macchina in un'officina autorizzata Opel siamo venuti a sapere quello che realmente era successo. Morale della favola??: motore da buttare, turbina completamente andata, degli iniettori c'era rimasto solo la “scocca”, un pistone si era piegato e la maggior parte delle valvole erano da buttare… E tutto questo per cosa?? Per il processo già citato nell'articolo causato dal DPF. Inoltro nessuna spia del cambio olio si era mai accesa nel cruscotto…. Mi fa piacere come almeno su internet si possono trovare dei sito dove spiegano cosa si può correre utilizzando certi motori sopratutto in città, e non fare come certe case automobilistiche che prima progettano i motori, poi ci mettono il filtro antiparticolato, e se a qualche malcapitato succede una cosa del genere dicono che non è colpa loro… Scusate lo sfogo. Saluti

CARLO
16:04, 21 luglio 2010

Che ne direste di una class action contro le case automobilistiche? Che ne dice Bruno Pellegrini?

fabio
12:27, 25 luglio 2010

mi ritengo fortunato (fino ad oggi) sono arrivato con la mia meriva 1300 cdti con fap 2006, a eseguire il tagliando dei 151.000KM. (auto aziendale data anche come uso privato)
Nel tempo il susseguirsi di spie (motore e ricircolo) sono state numerose, ma sempre risolte ora tempo 2 mesi (1800Kmcirca) ignaro dei fatti sopra descritti giro con la spia fumi accesa aspettando appunto il tagliando, (tanto la macchina andava perfetamente) ora al tagliando mi restituiscono l'auto con la spia spenta faccio circa 30km e si riaccende, torno e mi dicono leggendo con l'apposito strumento nessuna anomalia, rispengono la spia, faccio altri 120km si riaccende torno in officina rivelano ancora nessuna anomalia controllano il funzionamento di una sonda!!! perfetta, mi dicono che sono stato fino ad ora fortunato che non corro comunque problemi ad andare in vacanza che al massimo la sonda non funzionante limiterà il motore a 3000giri ma la macchina viaggia ugualmente, spengono la spia altri 20km e si riaccende.
A settembre mi sostituiranno l'auto, spero non mi succenda nulla di quanto letto altrimenti altro che class action.
Saluti e grazie

Bruno
18:57, 25 luglio 2010

In italia la legge sulla class action è stata snaturata per volere delle solite lobby e credo non sia ancora applicabile. C'è solo da sperare che facciano qualcosa in altri Paesi europei perchè in USA (dove la class action è una cosa seria) non sono interessati alle auto diesel.

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