La classe media scompare anche nelle auto?

Auto low-cost e premium mietono successi, a discapito dei modelli generalisti

28 ottobre 2013 - 9:30

Da quando la crisi economica ha colpito l'Europa, sono iniziate anche alcune tendenze che riguardano le classi sociali. Una di queste è la perdita di potere d'acquisto del ceto medio, ovvero di tutti quei milioni di persone che rappresentano la gran parte degli acquirenti per i beni più comuni. Negli ultimi anni, questa classe sociale è andata riducendosi sempre di più, con la parte bassa che è finita ai margini della povertà e la parte alta che si è issata su una nuova ricchezza. Allo stesso tempo, chi è rimasto all'interno di questa classe, non può più permettersi lo stesso tenore di vita di qualche anno fa.

LOW COST E PREMIUM – Anche nel mercato dell'auto sta succedendo qualche cosa di simile. La perdita di potere d'acquisto della classe media si può mettere in relazione con il progressivo invecchiamento dell'età media del parco circolante; per quanto riguarda, invece, la polarizzazione del mercato, è un dato di fatto che la crescita dei premium brand sia costante, con Audi, BMW e Mercedes che macinano record di vendite e aumentano le quote in segmenti, come il B e il C, che prima nemmeno consideravano. Anche i marchi low cost stanno vivendo un successo analogo, valga per tutti l'esempio di Dacia e del suo successo europeo. Inoltre, i marchi premium hanno un margine molto più alto rispetto ai generalisti, si parla di circa 3.000 € per vettura venduta, contro 500-1.000 €.

IL FUTURO – Che cosa dobbiamo aspettarci, quindi, per i prossimi anni? Prevedere il futuro è un esercizio complesso e rischioso, se ne occupano le più grandi società di consulenza di tutto il mondo e non sempre ci azzeccano. Maurizio Caprino, giornalista del Sole24Ore, commentando un post di Luca Pascotto, esperto di mobilità della Fia, si interroga sulla lenta scomparsa delle berline medie a favore dei crossover (il 2013 si chiuderà con una quota media europea prossima al 15 %) ed esprime alcuni dubbi sulla possibile polarizzazione del mercato. Dubbi che condividiamo, perché il mercato dell'auto è troppo particolare e frastagliato per semplificarlo in due macro-categorie.

LE NUOVE TENDENZE – Sicuramente continuerà il successo dei brand low-cost, per ragioni economiche ma anche ideologiche: ci sono sempre più persone che vivono l'auto come un mero mezzo di trasporto e vogliono spendere il meno possibile. Allo stesso tempo i premium brand continueranno a vendere prodotti colmi di quei valori intangibili che fanno tanto status symbol e sono irrinunciabili per chi vuole soddisfare l'ego ed esternare la propria capacità di spesa. Nel mezzo si trovano tutti i marchi generalisti, che dovranno condurre una dura lotta per sfornare ogni volta il modello più in linea con i gusti del momento o che sappia anticipare le tendenze. Auto come la Nissan Qasqhai, per esempio, hanno raggiunto un successo che nemmeno i dirigenti più ottimisti si aspettavano.

I GIOVANI – Infine, bisogna considerare le nuove generazioni, ovvero gli automobilisti di domani, tutti quei bambini o adolescenti che stanno crescendo attorniati da dispositivi touch, iper-connessi ai social network, con le cuffie nelle orecchie e lo smartphone sempre in mano. Giovani e giovanissimi che non conoscono l'odore della miscela e vedono l'auto come uno dei tanti mezzi di trasporto e non come un traguardo da raggiungere con la maggiore età. La sfida più grande per le case costruttrici sarà catturare la loro attenzione e portarla sulle automobili di domani. Nel frattempo, chi oggi ha tra i 18 e i 19 anni trova estrema difficoltà nell'acquisto dell'auto, sia per colpa della disoccupazione galoppante che per la difficoltà nell'ottenere credito.

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