Il mercato auto è in crisi: si punta quindi sul post-vendita

Le reti ufficiali riscoprono il bistrattato post-vendita, ma attualmente le strategie messe in campo lasciano a desiderare

 
Il mercato auto è in crisi: si punta quindi sul post-vendita Le reti ufficiali riscoprono il bistrattato post-vendita

Le reti ufficiali riscoprono il bistrattato post-vendita, ma attualmente le strategie messe in campo lasciano a desiderare

17 Febbraio 2014 - 10:02

Si è svolto a Roma “La Capitale Automobile Service”, il 2° Summit promosso dal Centro Studi Fleet&Mobility, dedicato al post-vendita ed alla telematica, intesi come strumenti utili per compensare i mancati guadagni derivanti dall'inarrestabile crollo delle vendite di auto nuove verificatosi nel nostro Paese. Noi ci soffermeremo solo sull'argomento post-vendita, poiché gli altri aspetti trattati ampiamente nel corso del convegno, tra cui il travagliato decreto RCA, sono oggetto di altri articoli su SicurAUTO.it.

2 MILIONI DI AUTO PER SOPRAVVIVERE – Nei prossimi anni il mercato interno dovrebbe attestarsi, secondo le stime, tra 1,6 e 1,7 milioni di nuove immatricolazioni annue. Tuttavia, secondo Saverio Greco vp di Federauto, “il mercato dell'auto in Italia sta in piedi solo con almeno 2 milioni di unità vendute all'anno”. Ma sarà difficile realizzare tali obiettivi senza cambiamenti strutturali nel sistema economico e produttivo, che però non sono previsti nei programmi della attuale classe politica. In questi ultimi anni il drammatico calo della domanda di auto nuove in Italia ha prodotto una dura selezione dei concessionari ufficiali. Molti di loro, diciamolo francamente, non hanno mai creduto nelle attività di post-vendita e, in epoche di vacche grasse, lo hanno sempre considerato un male necessario, voluto solo dalle Case. E' una questione culturale e di conoscenze: l'imprenditore di estrazione commerciale (la maggioranza) difficilmente capirà che il post-vendita, se ben gestito e organizzato, può rappresentare una notevole fonte di reddito e crea le condizioni per nuove vendite.

L'IMPORTANZA DEL POST-VENDITA – “Ogni anno in Italia almeno 1,3 milioni di auto nuove vengono immatricolate. Almeno una volta all'anno oltre 36 milioni di auto/clienti (l'attuale parco circolante, ndr), hanno bisogno di assistenza e di ricambi. Come giro d'affari si equivalgono, ma i margini sono decisamente a favore dei secondi”. – dichiara Pier Luigi del Viscovo, Direttore del Centro Studi Fleet&Mobility e promotore dell'evento. Non è un caso che fra i concessionari che hanno meglio resistito alla perdurante crisi di mercato, vi siano quelli che provengono dall'officina e hanno sempre creduto e investito nell'area del post-vendita e dei ricambi. “Nel dialogo con i clienti il post-vendita è determinante e non sempre segue, ma spesso sta “prima” e può essere un fattore chiave per la vendita. Quanti operatori sono allineati con questo nuovo scenario, per cultura, strategie e organizzazione? ” – conclude del Viscovo.

RETI UFFICIALI POCO COMPETITIVE – Guadagnare con il post-vendita. Facile a dirsi. Ma il rischio è di incrementare i costi fissi senza un adeguato ritorno economico. Secondo Angelo Di Martino, neo-presidente dei concessionari Smart- Mercedes, “in altri periodi, vendendo e riparando bene, si guadagnava, ma oggi avere tutte queste officine significa mantenere più stock, più personale e, dunque, avere più costi”. Infatti, aggiungiamo noi, non è questa la soluzione migliore. La proposta di Federauto, espressa dal d.g. Gianfranco Soranna, è che “col post-vendita si deve guadagnare puntando ad aumentare i ricavi e il tasso di fedeltà dei clienti, in Italia più basso rispetto ad altri Paesi”. La scarsa fidelizzazione della clientela alle reti di assistenza ufficiali è uno dei problemi cruciali e storici mai risolti in Italia. Con cadenza ciclica, in coincidenza con le varie crisi delle vendite, sono stati spesi fiumi di parole, organizzati dalle Case corsi e seminari dedicati, coinvolte stimate agenzie esterne specializzate nel customer care, sempre con risultati assai modesti per non dire nulli. In tutta evidenza, i rimedi suggeriti da tali analisi e studi non sono quelli giusti: spesso si pensa solo a fare cassa perdendo di vista le reali aspettative ed esigenze dei clienti. Eppure basta analizzare, con spirito autocritico, i motivi per cui gli utenti abbandonano le reti ufficiali dopo il periodo di garanzia: costi di mano d'opera più alti, eccessiva burocrazia, appuntamenti a lunga scadenza, tempi di riparazione troppo lunghi, rapporto con gli addetti ai lavori spersonalizzato e insoddisfacente, scarse possibilità di sconti/contrattazione, servizi di cortesia inadeguati o inesistenti, distanza eccessiva della concessionaria, tecnicità del personale non sempre all'altezza. Alcune di queste carenze, negli ultimi anni si sono accentuate a causa della riduzione degli organici. La responsabilità di alcune delle cause elencate ricade sulle Case che impongono alla rete procedure poco snelle e standard troppo onerosi specie per le sedi.

FORMAZIONE INADEGUATA – Negli ultimi 15-20 anni, molte officine indipendenti si sono evolute attrezzandosi con i nuovi sistemi diagnostici adattabili ai modelli più diffusi. Il più delle volte, la struttura è familiare con costi fissi ragionevoli e non di rado si trova buona preparazione e disponibilità. Il titolare è anch'esso un tecnico e può decidere autonomamente sul trattamento personalizzato da riservare al cliente. Questo è un grande vantaggio che gli automobilisti italiani apprezzano sempre. Insomma, oggi il cliente non vuole perdere tempo, richiede considerazione e non rinuncia facilmente alla propria mobilità: per cambiare le pasticche dei freni o cambiare l'olio, preferisce il servizio immediato, senza essere costretto a lasciare l'auto per un giorno intero. Il valore aggiunto delle reti ufficiali dovrebbe essere la maggiore conoscenza tecnica del prodotto ma questa prerogativa si è molto affievolita negli ultimi anni a causa del ridotto investimento sul personale e sulla formazione, quest'ultima, in molti casi, data in appalto a società esterne. Chi scrive è rimasto letteralmente di stucco quando, nel consegnare la propria diffusissima auto per il primo tagliando presso un'officina autorizzata della Casa, ha dovuto spiegare al meccanico come manovrare il cambio elettro-attuato di cui era dotata la vettura! Il meccanico, scusandosi, si sfogò dicendo che la casa faceva pochi corsi tecnici ed anche non molto approfonditi. Non ho motivo di dubitarne, alla luce della casistica che emerge dalle numerose segnalazioni dei clienti insoddisfatti.

INTERESSI DI BOTTEGA – In un quadro di feroce e ormai insostenibile vessazione degli automobilisti italiani, sotto forma di pressione fiscale crescente sull'acquisto e sull'uso dell'auto, e delle polizze RCA più care d'Europa, si resta stupiti e sgomenti di fronte alla rinnovata proposta della Dekra favorevole all'introduzione della revisione annuale per le vetture di oltre 10 anni di età. Una ennesima tassa sull'auto che nulla cambierebbe ai fini della sicurezza, ma penalizzerebbe ulteriormente l'utenza economicamente più debole, costretta ad utilizzare ed acquistare auto non nuove. Così come appare quanto meno discutibile il punto di vista di un concessionario relatore, secondo il quale è il venditore che deve fare l'accettazione in assistenza perché solo lui ha le capacità per trattare con il cliente, mentre l'accettatore ufficiale è visto come una specie di “burocrate dell'accettazione”, una sorta di automa senza anima. Suggeriamo a questo concessionario di far vendere solo auto al suo venditore e, se del caso, di cambiare accettatore. Francamente, non abbiamo sentito, nel corso del convegno, proposte realmente nuove, valide ed interessanti per incrementare la fidelizzazione della clientela. Abbiamo già elencato le carenze ed i limiti del post-vendita delle reti ufficiali ed lì che bisogna intervenire, ispirandosi con grande umiltà e realismo alle migliori officine autorizzate e indipendenti.

MURO DI GOMMA – L'intervento finale di Massimo Nordio, presidente Unrae, ha fatto cadere ogni residua speranza circa un positivo esito dei contatti con le istituzioni, al fine di arginare il crollo economico di un comparto strategico come quello dell'automotive. Le istituzioni, come più volte evidenziato da Unrae e da Anfia in altri convegni del settore, si sono mostrate inadeguate, disinformate, poi distratte, infine hanno avviato la Consulta Automotive (ben accolta, solo a parole, a suo tempo dal governo Monti). Ma i Governi cambiano e gli interlocutori pure e lo scenario drammatico che coinvolge tutta la filiera dell'auto, non è cambiato. Nordio ha sottolineato che in Italia esistono circa 180 forme di aliquote IVA agevolate per vari settore merceologici, alcuni dei quali con ricadute economiche sul Paese pressoché irrilevanti. Fra questi settori non è contemplato quello dell'auto, nonostante l'Unrae abbia proposto alla Consulta la defiscalizzazione del comparto. “Come è possibile – si chiede Nordio- che un bene primario come l'auto venga solo penalizzato e gli automobilisti, siano i più indifesi in assoluto?” Noi la risposta ce la siamo data da tempo.

4 Commenti

Bruno
16:03, 17 Febbraio 2014

Gent.mo Andrea,Grazie per il suo commento che testimonia una situazione ben nota e non più sostenibile.

Per
13:30, 22 Febbraio 2014

Egregio Ing. Pellegrini, le sue parole interpretano con precisione ed efficacia la situazione del mondo auto in Italia al momento.- Una situazione che è penalizzata da due specifici fattori: a) l'atteggiamento del potere esecutivo e legislativo del Paese che non affronta il problema della regressione produttiva e del calo del potere di acquisto dei consumatori e quando vi entra è per misure esattive (fare cassa) o discriminanti (si pensi alla ridotta deducibilità auto aziendali e per uso lavorativo, o agli effetti dei superbolli sulle auto prestazionali, ecc). – Da cui ne deriva che il settore auto in Italia è tra i più depressi in Europa.- b) la mancanza di una aggregazione degli interessi comuni del settore per via forse di “interessi di bottega” come dice lei.- Ognuno va per conto suo concessionari, case, indipendenti, officine, assicurazioni, ecc.ecc. ed il “consumatore auto” (36 milioni di cittadini) non riesce ad essere protagonista ne' ad essere rappresentato e continua a veder aumentare i costi di gestione del proprio bene (tasse, accise, autostrade, assicurazioni, ecc) e diminuire il proprio potere di acquisto (quand'anche perdere le fonti delle risorse economiche ,il lavoro).- Certamente la prima attenzione verso il consumatore è dovuta da chi le auto le produce, le vende e le assiste, tecnicamente e/o con i servizi.- Un bene la cui età media sta risalendo (per impossibilità di sostituzione) oltre gli 8 anni, e che solo grazie ad una ritrovata professionale efficienza (nell'organizzazione di regolari servizi di manutenzione e riparazione effettuati a costi equilibrati, anche con l'ausilio di sempre più diffusi strumenti di garanzia) puo' essere mantenuto in efficienza nel tempo.- Oscar Colombi

francesco
18:56, 2 Marzo 2014

Gent.mo Ing. Pellegrini, io stò dall'altra parte, accettatore in una concessionaria, porto alcuni esempi di cosa avviene giornalmente tra una persona, io, e 10-15 clienti al gg. di media, che vanno “serviti”, ad ognuno, a suo modo, a ciascuno, con le proprie esigenze, estrazione sociale, possibilità economiche, problematiche varie di ogni tipo, ecc,ecc. La parola SERVIZIO, che ci riguarda molto da vicino, ha in sè una forte connotazione tra chi lo dà (noi) e chi lo riceve (i clienti). A qualcuno sfugge (forse) che la stessa viene dal sostantivo “servo”, ma non per questo ci dovremmo aspettare un trattamento subalterno. Eppure a volte capita, ci si sente così, perchè capita sempre più spesso che i clienti “approfittino” di una condizione di superiorità, dettata dalla forza che gli è stata offerta dalle case, con i customer center, anche senza motivazioni valide. Vi faccio alcuni esempi: la nostra manodopera è tra le più basse della nostra zona, è la stessa dal 2006, eppure per qualcuno non è ancora sufficente, l'olio motore viene superscontato per abbassare il costo delle manutenzioni, eppure non è ancora sufficente, le vetture di cortesia non bastano mai, l'orario di apertura/chiusura si dovrebbe adeguare ai centri commerciali (sempre aperti 7/7). Dobbiamo rilasciare il preventivo anche per la sola manutenzione ed avvisare se ci sono variazioni. NON BASTA MAI, cè sempre qualcuno che ti chiede ancora di più, + sconti, + auto di cortesia, + disponibilità di orario e di relazione!!! Ma anche i titolari delle nostre concessionarie devono vivere e guadagnare e magari reinvestire sulle loro aziende, o solo i clienti devono risparmiare sui costi di officina. Per quello che mi riguarda comunque, io sono anche cliente, quando non lavoro, e mi trovo alle volte, a non ricevere quello che, come accettatore devo dare, quello che mi si chiede!!! Eppure non c'è una così forte propensione alla “lamentela” come nel nostro settore. Ho fatto file chilometriche davanti a sportelli pubblici e non, eppure nessuno parla, le fanno davanti al mio ufficio, per alcuni minuti, mentre sono con un'altro cliente che stò servendo, quando vengono intervistati, per le indagini delle case sul servizio assistenza, si lamentano perchè hanno atteso troppo in accettazione, (non rispettano gli appuntamenti, non importa), l'importante è il proprio tornaconto. Un'idea cmq l'avrei, la giri a chi di dovere, se può: DARE PIU' SERVIZI E AUMENTARE POSTI DI LAVORO. Come, ridurre la pressione fiscale sulle imprese e sulle nostre buste paga, nuovi contratti di lavoro, con orari di lavoro di 6 ore continuate e 2 turni, così da coprire 12 ore in una giornata, (non sfruttare, come adesso succede, le poche persone che lavorano e che devono sobbarcarsi tante ore di straordinario, per dare il “servizio ai clienti”). Ci sarebbero più persone occupate, che guadagnano, che potrebbero spendere e, quindi, si rimetterebbe in moto anche l'economia dello Stato, e magari anche le nostre relazioni ne guadagnerebbero, saremmo sicuramente molto + sereni e tranquilli. Se poi, si rimettesse mano alla legge Fornero, (i lavoratori come me, con 36 anni di contributi pagati), potessero andare in pensione, ci sarebbero ancora + soldi in circolazione, perchè, se faccio un esempio su di me, io posso godere della pensione=spendere, il mio posto di lavoro sarebbe occupato da due lavoratori giovani, che si devono costruire un futuro, e andrebbe bene per tutti. Ci sarebbe ancora molto da dire, ma per ora, ringrazio Lei, la redazione e tutti coloro che si prendono cura di questo nostro mondo, perchè siamo tutti AUTOMOBILISTI!!! SALUTI,Francesco

Bruno
13:18, 3 Marzo 2014

Gent.mo Sig. Francesco,La ringrazio anzitutto per il suo commento che ho molto apprezzato. Le sue considerazioni sono corrette e ampiamente condivisibili. E' vero, esistono anche certi clienti furbetti e arroganti che cercano di intimidire gli accettatori, i capi officina e i titolari con le solite minacce (informo la stampa e scrivo alla Casa, ecc. ), al solo scopo di aumentare il proprio tornaconto senza averne alcun diritto. Nella mia lunga attività di responsabile post- vendita di zona per 3 Case automobilistiche, ne ho conosciuti diversi: uno di questi mi voleva addirittura bruciare la moto e l'auto! Poi seppi che era già stato in galera. Nel nostro lavoro dobbiamo mettere nel conto anche questi spiacevoli incontri.Ho sempre avuto un rapporto di piena collaborazione e sintonia con i responsabili delle officine delle concessionarie. Con alcuni di loro si era instaurato un rapporto di vera amicizia, tanto che, a distanza di anni, quando possibile, andiamo a cena insieme e ci facciamo sempre gli auguri a Natale. Ovviamente, questi sono i migliori, anche sul piano umano. Circa i customer center delle Case, mi consenta di esprimere molte riserve sulla loro capacità (e volontà) di soddisfare realmente le richieste e le aspettative dei clienti. Spesso sono gestiti essenzialmente come “muri di gomma” impenetrabili, le persone a cui è affidato il contatto con il cliente non sono competenti e non hanno potere decisionale.Dico questo nella doppia veste di ex funzionario tecnico di Case di prestigio ed ora di redattore di SicuAUTO.it, quindi nella posizione privilegiata di chi conosce il settore dall'interno ma che lo analizza ora dall'esterno. Mi creda, l'approccio e lo spirito dei cosiddetti pomposamente “centri relazione clienti” è da rivedere in modo profondo. Basta consultare i forum dei siti specializzati, analizzare le lamentele ricevute da giornali, siti web, trasmissioni TV, per rendersi conto che le cose non funzionano e c'è molto da fare. Le cose alcuni decenni fa funzionavano molto meglio, quindi bisogna ritornare a quei sistemi, con buona pace del Codice del Consumo, regolarmente disatteso, e dei super manager di ultima generazione che a parole sono bravissimi, ma a fatti un pò meno. In proposito, La invito a leggere i miei articoli su SicurAUTO sull'argomento. Corretto il suo esempio sulla “rassegnazione” dei cittadini “clienti” di fronte alla inefficienza ed arroganza delle amministrazioni statali. In questo caso la situazione è resa più drammatica proprio perchè il cittadino è ormai consapevole che è una partita persa. Quando l'interlocutore è la burocrazia dello stato, il muro non è di gomma: è un vero muro di cemento armato che nessuno è in grado abbattere. Sono pienamente d'accordo sulle sue proposte di nuovi orari di lavoro, sulla urgente necessità di riduzione del carico fiscale e sui danni causati dalla legge Fornero.Continui a seguirci e grazie per l'attenzio.Cordiali salutiBruno Pellegrini

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