La Aston Martin DBX si farà, ma al prezzo di 300 operai

Aston Martin non naviga in buone acque e con l'apertura del nuovo impianto in UK o USA, risparmiare è imperativo assoluto per l'AD Andy Palmer

11 novembre 2015 - 10:13

Nonostante il prossimo arrivo di Mercedes-AMG nel comparto motoristico e meccanico, i problemi dietro l’angolo non sembrano essere risolti per Aston Martin. La nuova mossa del costruttore britannico sarà il crossover che dovrebbe essere costruito molto probabilmente nel Regno Unito dal 2017, ma questo nuovo modello comporterà un licenziamento massiccio dei salariati nel corso di quest’anno. Sempre più enigmatico il futuro di Aston.

UN’AUTO CHE IL PERSONALE NON VORREBBE – Il numero uno di Aston Martin, Andy Palmer, ha svelato di recente ad Auto Express che la DBX, futuro SUV che andrà ad infastidire Porsche Cayenne e compagnia bella, si farà e la produzione dovrebbe svolgersi in un nuovo stabilimento del Regno Unito o negli Stati Uniti. Questo nuovo impianto, i cui lavori dovrebbero essere ultimati nel 2017, porterà con sé un centinaio di nuove assunzioni. La decisione definitiva sullo stabilimento che verrà scelto per la produzione del SUV dovrebbe essere presa entro Natale, lo stesso periodo in cui Aston farà fuori 300 posti di lavoro come parte del suo progetto di ristrutturazione.

IL CEO SPIEGA LA SUA SCELTA – L’amministratore delegato Palmer ha spiegato alla fonte inglese che la cifra attuale di 2.100 salariati deve imperativamente essere ridotta, nonostante abbia sottolineato che non è mai una bella cosa tagliare posti di lavoro, anche se in questo caso è la cosa migliore da fare secondo lui. Semplicemente per il fatto che i salariati sono raddoppiati dal 2007 e poiché il brand di Gaydon produce metà del numero di auto prodotte in passato, per cui “non ha senso” continuare di questo passo. Il marchio deve rendere i processi di produzione più efficiente con meno personale in modo da migliorare gli affari, affari che dovrebbero ripartire una volta che Aston proporrà i modelli di nuova generazione con motori Mercedes-AMG.

I CONTI NON TORNANO – Il business di Aston Martin spiega palesemente perché una riduzione del personale è imperativa. Il fatturato del brand di lusso è calato da 455 milioni di sterline a 443 milioni di sterline, con profitti più che dimezzati: da 5,4 milioni di sterline a 2,5 milioni di sterline. Questo netto calo è dovuto essenzialmente alla domanda sempre più bassa da parte della Cina, dove il settore delle luxury cars soffre particolarmente in questo periodo. Palmer tiene a sottolineare che nessun lavoratore nella produzione perderà il suo posto di lavoro, ma i tagli verranno effettuati principalmente nelle aree amministrative e tecniche. Una situazione che il CEO definisce “frustrante” soprattutto poiché si sta tanto parlando in questi giorni di James Bond Spectre, nuovo capitolo dell’agente segreto che guiderà proprio una nuova Aston Martin DB10. Evidentemente 007, a lui solo, non riesce a migliorare la situazione economica di Aston, nonostante gli incassi che già si preannunciano da record e che dovrebbero avere delle ricadute positive per il costruttore di automobili.

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