Jerry Calà: “Non fate come me, mettete le cinture!”

Dopo un brutto incidente in cui rischiò la vita, il protagonista di "Vado a vivere da solo" è diventato un amico intimo delle cinture di sicurezza

14 dicembre 2011 - 8:00

Non sono in molti a saperlo, ma Jerry Calà, fresco reduce dalla lavorazione del film Operazione vacanze che uscirà in primaverà per la regia di Claudio Fragassi, è uno dei più agguerriti divulgatori dell'uso delle cinture di sicurezza. La sua “fede” ha origini precise e drammatiche: nel febbraio del 1994, Calà fu protagonista di un brutto incidente stradale. L'abbiamo intervistato per chiedergli come andò e se, da allora, è cambiato qualcosa nel suo rapporto con l'auto e la sicurezza stradale.

SicurAUTO: Jerry, quella sventurata sera…

Jerry Calà: «Davvero sventurata. Ero reduce da una serata in un locale nei dintorni di Verona e mi stavo dirigendo a casa con la mia Jeep Cherokee. Ero sulla provinciale della Valpolicella, diretto in città. Improvvisamente, verso le tre del mattino, uscii di strada per un colpo di sonno e dopo aver divelto un paracarro precipitai in una scarpata, ritrovandomi sull'argine dell'Adige a poca distanza dall'auto semidistrutta. Ero stato sbalzato fuori dall'abitacolo attraverso il parabrezza ed ero a pochi centimetri dall'acqua».

S.: Indossavi le cinture?

J. C.: «Purtroppo no, non le avevo allacciate, ed è proprio per questo motivo che fui catapultato fuori dall'abitacolo e mi feci così male».

S.: Quanto male?

J. C.: «Mentre venivo proiettato all'esterno, nel violento urto contro la cornice del parabrezza mi fratturai entrambi i femori, oltre a riportare un trauma toracico, uno cranico e varie ammaccature. Inoltre, avevo l'aorta femorare destra recisa. Mi salvai perché il freddo intenso dellla notte rallentò molto l'uscita del sangue e perché, prima ancora, l'airbag s'era aperto e in qualche modo aveva attutito l'urto del mio corpo contro le parti della macchina».

S.: E poi che cosa accadde?

J. C.: «Non avevo il telefonino per chiedere aiuto, allora erano enormi ed era scomodo portarli in giro. Mi ricordo che urlai per tre o quattro ore. Le macchine passavano, ma nessuno mi sentiva perché tutti avevano i finestrini chiusi per via del freddo. Mi salvò un pescatore verso le sette e mezza: stava recandosi al fiume per pescare quando vide la mia macchina e chiamò i soccorsi».

S.: Conseguenze?

J. C.: «Quasi due mesi d'ospedale e un anno sulla sedie a rotelle. Poteva andar peggio. Ma se avessi indossato le cinture, sarebbe andata certamente meglio».

S.: Da allora che cosa è cambiato nel tuo atteggiamento verso la sicurezza in auto?

J. C.: «È cambiato tutto, di sicuro. Intanto, io e la cintura di sicurezza siamo diventati una cosa sola. Molti pensano che in certi casi le cinture non servano: “tanto – dicono – devo percorrere solo poca strada…”. E sbagliano, perché il pericolo è sempre in agguato. Poi, per quanto riguarda le mie auto, ho sempre guidato vetture tipo Suv e così faccio ancora: un tempo perché mi piacevano, ora anche perché mi sento più sicuro. Attualmente ho una Range Rover Vogue».

S. Sarai particolarmente attento alle dotazioni di sicurezza delle macchine che acquisti…

J. C.: «Certamente è un aspetto per me fondamentale e pretendo il massimo: tutti gli airbag e tutti i dispositivi di sicurezza disponibili devono essere a bordo».

S.: È cambiato anche qualcos'altro nella tua vita?

J. C.: «Beh, dopo la mia brutta avventura sono stato chiamato in diverse occasioni al Motor Show di Bologna come testimonial della sicurezza stradale e sono intervenuto anche nelle scuole per lanciare messaggi agli studenti. Uno lo voglio ribadire qui: indossate sempre la cintura di sicurezza, anche se sedete ai posti posteriori! Non fate come me, che allora rischiai davvero la vita per non averla addosso. Prendetemi invece come esempio adesso che in auto non faccio più nemmeno un metro senza allacciarla».

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