Italiani al volante: predicano bene, razzolano male

Uno studio congiunto Ania-Ipso ha accertato che ben il 91% degli italiani ritiene che il Codice della Strada vada rispettato, ma il 70% ammette di violarlo.

8 aprile 2011 - 18:00

La Fondazione Ania ha commissionato all'Ispo (Istituto per gli studi sulla pubblica opinione) un'indagine denominata “Gli italiani e il rispetto delle regole” i cui risultati sono stati presentati il 7 aprile scorso a Roma durante un convegno. Lo studio aveva l'obiettivo di esplorare l'atteggiamento degli italiani di fronte al dovere civico, di accertare quanto è diffusa la sua inosservanza soprattutto nel contesto stradale e di comprendere quali siano le motivazioni che portano a infrangere le regole. Il panel di intervistati era composto da circa 800 soggetti di entrambi i sessi, con età maggiore di 17 anni, in possesso o privi di patente, guidatori e non, che sono stati intervistati telefonicamente.

LEGGI DA RISPETTARE – I risultati indicano che gli italiani, in percentuale elevatissima, ritengono che la volazione delle leggi non sia mai giustificabile e che le donne sono più propense a rispettarle degli uomini. In particolare, il 91% del campione pensa che non sia ammissibile l'inosservanza del Codice della Strada. Tuttavia, il 58% è del parere che in Italia esso venga violato (e la percentuale di chi la pensa così è molto più elevata tra i giovani: il 60%), il 70% ammette però di averlo fatto e il 47% di farlo “spesso” o “qualche volta”, nonostante l'80% dichiari di essere consapevole della pericolosità del suo atteggiamento e delle conseguenza sociali ed economiche che possono derivare da un incidente stradale. Tra le motivazioni del mancato rispetto delle regole, il panel pone al primo posto, con il 91%, la “sottovalutazione del rischio”, seguita dagli “scarsi e inefficaci controlli” (72%) e dalla sfiducia nelle sanzioni come deterrente (70%).

LE INFRAZIONI – Risulta significativo che ben il 35% del campione attribuisca le violazioni alla scarsa chiarezza del Codice della Strada, il che risulta complementare con i risultati di altri studi, in particolare uno della compagnia assicurativa Direct Line, i quali indicano che in effetti gli italiani il Codice lo conoscono poco. Per il 76%, le campagne d'informazione sul tema della sicurezza stradale sono ritenute “efficaci” e per il 27% “molto efficaci”. L'84% ritiene giusto introdurre nel Codice Penale il reato di violenza stradale e il 79% pensa che tale misura sarebbe utile ad aumentare la sicurezza stradale. Quanto alle infrazioni al Codice più diffuse da parte degli intervistati stessi, si va dal superamento del limite di velocità (il 49% dei soggetti ammette di farlo o di averlo fatto) alla guida senza cinture (33%), dal guidare distratti dal cellulare o altri dispositivi (40%) al passare con il semaforo rosso (15,5%), mentre soltanto il 3,2% ammette di aver guidato in stato psicofisico alterato. Significativamente, il 74% dichiara di rispettare di più le regole quando si trova all'estero, e ciò confermerebbe la percezione che le sanzioni e i controlli in Italia non siano ritenuti efficaci.

AMMINISTRAZIONI DISATTENTE – Non si può non rilevare, esaminando i risultati dell'indagine, il contrasto tra la dichiarata accettazione del principio secondo il quale è giusto rispettare le leggi e l'ammissione di violarle nella pratica quotidiana. L'impressione generale fornita è quella di un popolo il cui principio ispiratore, almeno al volante, è conforme al consiglio del vecchio prete dell'antico detto napoletano: “fa' chello ca dico io, ma nun fa' chello ca facc'io”. Tempo fa pubblicammo un articolo redatto in seguito alla pubblicazione di un video realizzato da due giovani cittadini del nord che provarono a fare un piccolo sondaggio fra le forze dell'ordine in merito al loro mancato uso delle cinture di sicurezza. Ebbene, pochissimi agenti avevano cintura allacciata e si giustificavano adducendo motivazioni fra le più varie e quasi sempre indisponendosi e chiedendo i documenti. Si predica bene ma si razzola male (e in più si multa). Oltre a non dare il buon esempio le forze dell'ordine ci si mettono anche le amministrazioni che si mostrano poco attente ad alcuni “dettagli” che potrebbero rivelarsi davvero utili. Percorrendo le strade metropolitane, e non solo, ci sono troppi cartelloni pubblicitari, insegne luminose e, fra i tanti, anche i cartelli stradali. Da un'indagine condotta l'anno scorso Assosegnaletica, associazione di categoria di riferimento per le imprese che lavorano nel settore stradale, risultava che in città come Roma, Napoli e Palermo la segnaletica era troppa, incongruente e spesso mal ridotta. E poi ci stupiamo che la gente dichiari d'infrangere le regole?

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