Incidenti: ennesimo flop dell'Italia

Anche nel 2012, l'Italia ha bucato l'obiettivo fissato dall'Unione europea nel 2001: dimezzare le vittime stradali in 10 anni

12 novembre 2013 - 11:00

Fra tutti i sistemi di trasporto, quello su strada è di gran lunga il più pericoloso. Per questo motivo, il programma d'azione per la sicurezza stradale fissato nel 2001 dall'Unione europea prevedeva una serie di misure come il rafforzamento dei controlli stradali, il miglioramento delle infrastrutture e azioni intese a migliorare il comportamento degli utenti. L'obiettivo finale era quello di ridurre di almeno il 50% il tasso dei decessi entro il 2010, in ogni singolo Paese. Purtroppo, stando ai recenti dati Istat, l'Italia ha bucato quell'obiettivo non solo nel 2010, ma anche nel 2011 e perfino nel 2012.

QUALI DATI – Infatti, l'anno scorso si sono registrati in Italia 186.726 incidenti stradali con lesioni a persone. I morti (entro il 30° giorno) sono stati 3.653, i feriti 264.716. Rispetto al 2011, gli incidenti diminuiscono del 9,2%, i feriti del 9,3% e i morti del 5,4%. Tra il 2001 e il 2012 la riduzione delle vittime della strada è stata pari al 48,5%, con una variazione del numero dei morti da 7.096 a 3.653. Sulle strade urbane, nel 2012, si sono verificati 141.715 incidenti, con 191.521 feriti e 1.562 morti; sulle autostrade gli incidenti sono stati 9.398, con 15.852 feriti e 330 decessi. Sulle altre strade extraurbane, a esclusione delle autostrade, si sono verificati 35.613 incidenti, con 57.343 feriti e 1.761 morti. Gli incidenti più gravi avvengono sulle extraurbane (escluse le autostrade), dove l'indice di mortalità raggiunge il livello di 4,94 decessi ogni 100 incidenti. Sulle strade urbane si registrano 1,1 morti ogni 100 incidenti, sulle autostrade 3,51. Rispetto al 2011, l'indice di mortalità risulta in aumento per strade extraurbane e autostrade (era pari rispettivamente a 4,73 e 3,07), rimane invece stabile per le strade urbane.

UN NUOVO TARGET – Per proseguire l'azione di miglioramento e sensibilizzazione promossa dall'Unione europea (per la decade 2001-2010), è stato proclamato nel 2010 un nuovo decennio (2011-2020) di iniziative per la Sicurezza stradale. L'obiettivo è quello di dimezzare ulteriormente il numero di decessi da incidenti stradali in Europa e nel mondo e diminuire il numero di feriti gravi. Tra gli altri target, c'è anche il miglioramento della sicurezza dei veicoli e delle infrastrutture e la sensibilizzazione degli utenti della strada a comportamenti corretti e responsabili. Nell'Unione europea a 27 Paesi, sono 27.724 le persone che nel 2012 hanno perso la vita in incidenti stradali (30.382 nel 2011, pari a -8,8%). In Italia, il numero delle vittime della strada è diminuito, nello stesso periodo, del 5,4%, al di sotto della media Ue: e anche questo è un flop. Inoltre, come fa notare Maurizio Caprino sul blog Strade sicure, l'Ue “ha fissato l'obiettivo di dimezzare le vittime nel periodo 2011-2020, il che richiederebbe una riduzione annua del 7%, un punto e mezzo superiore a quella che si sta riuscendo a realizzare. Sotto accusa, resta la circolazione nei centri urbani: i tre quarti degli incidenti avvengono in città e, anche se spesso non sono mortali, ci sono luoghi dove i rischi sono elevatissimi. A Napoli e Venezia, la mortalità è doppia rispetto al dato nazionale. Milano, Genova e Bari sono sotto la media, ma il capoluogo ligure e quello pugliese sono facilitati dal fatto di avere molte strade strette, dove si è costretti ad andare tanto piano che l'incidente mortale diventa quasi impossibile”.

UNA RIFLESSIONE SUI CONTROLLI – Ma perché l'Italia ha fatto flop? È molto difficile capirlo. Forse si esagera con i gli “occhi elettronici” (Tutor, Vergilius, autovelox, telecamere varie in città) a discapito dei controlli in carne e ossa: siamo certi che più pattuglie di Polizia municipale e di Polizia Stradale avrebbero un effetto deterrente superiore. Ormai è scontato che la patente a punti non è più efficace, specialmente a cause del il meccanismo che consente di non perdere punteggio dichiarando che era un'altra persona alla guida al momento dell'infrazione. Forse serve una riforma del Codice della strada, per renderlo più semplice e quindi anche più applicabile. Senza dimenticare che occorre una più forte opera di sensibilizzazione nei confronti di tutti, stranieri inclusi, utilizzando i TG, le principali trasmissioni TV, i giornali e ovviamente il mezzo più importante e “virale”: il web. Ma sino a quando la sicurezza sarà buona solo per fare slogan, cavalcare l'onda mediatica con qualche manifestazione di sensibilizzazione (che definiremmo, messa in scena…), sperperare denaro pubblico, etc… beh l'Italia resterà sempre indietro. E alla fine perderemo ancora altre vite…

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