Incidenti con una sola auto: 6 su 10 nelle strade extraurbane d'Europa
L'Europa scende in campo contro gli incidenti con una sola auto: fanno molte vittime e accadono spesso fuori città. Motociclisti a rischio
L'Europa scende in campo contro gli incidenti con una sola auto: fanno molte vittime e accadono spesso fuori città. Motociclisti a rischio
L'Europa scende in campo contro gli incidenti con una sola auto: fanno molte vittime e accadono spesso fuori città. Motociclisti a rischio
Le fatalità sulla strada purtroppo accadono, per un mix di disattenzione, errori umani, avverse condizioni meteorologiche, strade in cattivo stato e traffico troppo caotico. Gli incidenti fatali accadono però anche in assenza di traffico (sapevi che il 60% degli incidenti mortali è causato dagli sbandamenti?) e non si tratta di un fenomeno trascurabile dato che falcia migliaia di vite ogni anno in tutta Europa. La situazione è grave e le Istituzioni europee hanno quindi promosso uno studio che analizza le cause e propone rimedi ad una situazione drammatica.
DISGRAZIE IN SOLITARIA Che il fenomeno abbia proporzioni importanti lo si capisce subito leggendo il rapporto che l'ETSC – European Transport Safety Council che ha analizzato questa tipologia di incidenti SVCs – Single Vehicle Collisions. I numeri sono impressionanti: si parla infatti di 7.300 persone decedute nel 2015 in questo tipo di sinistro per un totale di quasi 95 mila negli ultimi 10 anni; i dati non riguardano tutti i Paesi dell'Europa dei 28 perché alcuni di essi non avevano dati sufficienti ma i risultati sono sconvolgenti lo stesso. La definizione di SVCs fatale copre le collisioni che coinvolgono un solo veicolo a motore quando accade che perdano la vita il guidatore e / o i passeggeri ma nessun pedone o ciclista siano coinvolti. I numeri riportati più sopra equivalgono ad un terzo dei decessi sulle strade ma per fortuna nei Paesi che si sono impegnati a fondo per prevenirli stanno ottenendo risultati positivi.
TRISTE CLASSIFICA Nella maggior parte dei casi gli SVC sono causati da veicoli che escono di strada e urtano oggetti o strutture; un altro caso è lo scontro con oggetti o animali sulla sede stradale e poi ci sono i ribaltamenti. Rimarchevole è che questa categoria di collisioni rappresenta circa un quinto del totale ma causa il 30% delle vittime della strada, una percentuale stabile dal 2006. In tutta l'Unione Europea i dati annuali parlano di una diminuzione dei decessi del 43% dal 2005 al 2014. le vittime degli SVC sono diminuiti di più rispetto alla mortalità stradale generale ( -41%) ma meno rispetto ai decessi nelle collisioni multi-veicolo, scese del 44%.

Notiamo che lo studio comprende anche Cipro, Malta e Israele ed è proprio quest'ultimo Paese il più virtuoso: i suoi decessi in SCV sono infatti pari a 5 ogni milione di abitanti, contro una media europea di 15,5 e i 34 della Grecia; l'Italia è leggermente sopra la media europea, migliore della Francia ma peggiore di Spagna, Regno Unito, Danimarca, Olanda e Svezia; molto pericolosi appaiono in generale i Paesi dell'Est e il Portogallo.
LE CONTROMISURE POSSIBILI Fra i Paesi virtuosi si segnalano Olanda e Danimarca: la prima ha aumentato i livelli di sicurezza della sua rete stradale rimuovendo meticolosamente gli ostacoli sulla sede stradale ottenendo così le “tre stelle”dello standard EuroRAP mentre la seconda ha adottato alti standard di sicurezza per la sua rete stradale e ha abbassato i limiti di velocità nelle strade extraurbane a 80 Km/h contro i 90/100 Km/h di altri Paesi.

In effetti più del 60% dei decessi avvengono su strade extraurbane e proporzionalmente più colpiti sono i giovani: il tasso di 38,1 decessi/milione di abitanti della fascia di età 18-24 anni è molto più alto di quello dei 25-49enni (18,7) per non parlare del tasso dei 50/64enni, fermi a 11,7. La più alta mortalità giovanile dipende anche dalla maggior pericolosità dei loro mezzi: i loro redditi sono mediamente più bassi e quindi guidano auto in genere più piccole e più anziane, che non solo sono più inclini a guastarsi ma hanno dotazioni di sicurezza meno complete e adeguate. Questo però non spiega tutto, dato che la Spagna ha un parco non molto più giovane di quello portoghese ma è fra i Paesi più virtuosi. Molto a rischio sono anche i motociclisti, soprattutto considerando che la loro percorrenza media è più bassa rispetto agli utenti delle 4 ruote; si è notata una correlazione inversa con l'uso del casco: in diversi Paesi “latini” (Italia, Spagna, Grecia, Slovenia) è poco usato mentre in Svizzera non è obbligatorio allacciarlo. In Italia la mortalità negli SVC è diminuita meno della media e rimane più alta della media europea: fra le cause l'anzianità del parco veicolare (l'età media del parco italiano ha superato i 13 anni) e una sicurezza delle infrastrutture migliorabile. Fra le raccomandazioni dello studio troviamo infatti, oltre alle patenti “graduali” (i neo-patentati sono ad alto rischio) e ad un aumento dei controlli (per il rispetto dei limiti di velocità e dell'utilizzo delle cinture di sicurezza e del casco e contro la guida in stato di ebbrezza e distratta), anche l'installare barriere di protezione per i due ruote (leggi dell'arrivo di 200km di guardrail sicuri per le moto), l'eliminazione degli ostacoli rimovibili, la messa in sicurezza di quelli inamovibili e il miglioramento delle banchine laterali (leggi di un ente proprietario della strada che rimborsa danni per sabbia sulla banchina).