I rincari Rc auto secondo Catricalà: chi bara, le compagnie o l'Antitrust?

Leggere il resoconto dell'audizione di Antonio Catricalà ieri in commissione Prezzi al Senato è stato disarmante.

24 febbraio 2011 - 13:50

Leggere il resoconto dell'audizione di Antonio Catricalà ieri in commissione Prezzi al Senato è stato disarmante. Il presidente dell'Antitrust ha suonato musica per le orecchie dei consumatori arrabbiati per i continui rincari della Rc auto (e, al Sud, anche per la fuga delle compagnie). Però ha usato i tasti sbagliati: ha impostato tutto sul fatto che i rincari non sono giustificati dall'andamento dei sinistri e dei loro costi, solo che ha preso dati non affidabili. Possibile che all'Antitrust, dove la materia la seguono da vicino da più di un decennio, abbiano commesso un errore del genere? Oppure è stata solo una sortita “politica”, per far parlare un po' i media e la gente al bar e, magari, mandare qualche messaggio trasversale (non chiedetemi a chi, non ne ho idea)?

In sostanza, Catricalà ha confutato la tesi delle compagnie, secondo cui i rincari sono dovuti all'eccessivo numero di sinistri e al costo elevato costo medio. In effetti, se si prendono i dati Istat come ha fatto lui, non si può che dargli ragione: negli ultimi dieci anni c'è stato un calo di circa il 40% (comunque altri Paesi hanno fatto meglio e questo Catricalà non pare averlo detto quando ha accennato a un confronto internazionale). Peccato che l'Istat debbe prendere in considerazione solo gli incidenti in cui sono intervenute le forze dell'ordine, che sono una parte limitata del totale. Ma le assicurazioni devono ragionare sulla frequenza sinistri, che nasce dal totale dei risarcimenti effettivamente erogati ed è sempre su livelli più o meno doppi rispetto al resto dell'Europa avanzata: ogni anno, ben otto veicoli su cento assicurati hanno un incidente, contro i quattro della Francia. E su questo le varie strette al Codice della strada hanno inciso ben poco, segno che senza controlli l'indisciplina (soprattutto quella minuta, che snerva e causa soprattutto piccoli sinistri). Va comunque detto che il dato è anche gonfiato dalle frodi e su quelle occorre intervenire. In mancanza della politica (che da mesi e mesi non trova l'accordo nemmeno sulla banca dati antifrodi, che è il primo passo), le compagnie dovrebbero farsi sentire e agire di più e coralmente, se sono davvero interessate a limitare il problema e non solo a farsene rimborsare gli effetti dai loro clienti, a pie' di lista.

Sul costo medio dei sinistri, Catricalà ha preso sempre i dati Istat, considerando quelli con danni a persone e constatando che la diminuzione è stata drastica. Merito delle velocità che si abbassano e delle selve di airbag da cui siamo circondati sulle auto moderne. Ma avete mai visto chiamare le forze dell'ordine per far verbalizzare un incidentino in cui poi qualcuno lamenta – magari a posteriori – un colpo di frusta, che è la lesione più diffusa? Inoltre, va considerato che – a parità di condizioni nel mercato dell'autoriparazione, quindi non entriamo in questo fronte che è minato e può far discutere per mesi – un veicolo moderno è più costoso da ripristinare, perché più complesso e pregiato.

Certe puntualizzazioni vanno fatte – Lungi da me fare il difensore d'ufficio delle compagnie: hanno mezzi sovrabbondanti e la mia storia personale dice altro. Ma credo che queste puntualizzazioni vadano fatte, per non lasciar passare le solite tesi superficiali che si leggono cinque minuti in un resoconto sui media e poi influenzano le opinioni della gente per una vita intera.

Maurizio Caprino – ilsole24ore.com

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