I miracoli delle cinture e dei seggiolini

I miracoli delle cinture e dei seggiolini Le cinture di sicurezza e il seggiolino fanno il loro dovere: si salvano una 40enne dopo un volo di 30m e una signora con i due figli dopo un brutto i

Le cinture di sicurezza e il seggiolino fanno il loro dovere: si salvano una 40enne dopo un volo di 30m e una signora con i due figli dopo un brutto i

8 Aprile 2011 - 10:04

Da sempre SicurAUTO.it conduce la propria campagna per la sicurezza stradale sottolineando quanto sia importante rispettare alcune piccole norme che spesso salvano la vita. L'uso della cintura e il corretto posizionamento della nostra prole su seggiolini ben fissati riduce sensibilmente i traumi da incidente nonché il numero di vittime. Ma le statistiche italiane non sono fra le più rosee e la stampa non riesce ad informare adeguatamente.

IN CADUTA LIBERA – Una donna resta viva dopo un pindarico volo di 30m dentro la propria automobile. E' successo a Melbourne (Australia). La 40enne stava parcheggiando la propria monovolume in un parcheggio multi-piano. Facendo marcia indietro ha sfondato la barriera di sicurezza cadendo nel vuoto. Sei piani in caduta libera, sbattendo per giunta nell'edificio di fronte, prima di toccare l'asfalto. L'automobile è finita quindi in un vicolo chiuso. A chiamare i soccorsi alcuni passanti che hanno visto l'auto accartocciata e coricata su un fianco. “E' un miracolo che la signora si sia salvata – dice Matthew Ridde, portavoce del servizio di ambulanze – ma senza ombra di dubbio airbag, cintura e una dose di fortuna hanno fatto il proprio dovere”.

MAMMA E FIGLI SI SALVANO – L'impatto contro un palo è stato violento ma non fatale per una donna e suoi due bambini. Ci troviamo a Castelfranco (Treviso). La signora perde il controllo della sua Ford Focus e finisce contro un palo della Telecom in Via Panigaia. Il palo è stato praticamente tranciato e l'auto si è distrutta. Fortunatamente la conducente utilizzava correttamente la cintura e i due figli, di 4 e 6 anni erano ben assicurati sui propri seggiolini, evidentemente correttamente posizionati (scopri come scegliere il seggiolino giusto e come installarlo). I tre sono stati trasportati d'urgenza all'ospedale di San Giacomo di Castelfranco per essere tenuti sotto osservazioni. Nessuno ha riportato gravi lesioni.

STATISTICHE POCO RASSICURANTI – L'uso dei sistemi di sicurezza di cui sono dotate le nostre auto è quasi sempre un “lusso” di pochi. I dati sono sicuramente sconfortanti. In quasi tutta Italia, secondo l'indagine PASSI, meno del 25% degli automobilisti dichiara di utilizzare la cintura posteriore (ad eccezione di Trentino, Veneto, Friuli, Piemonte e Liguria dove la percentuale oscilla fra il 25 e il 75%). Vagamente più rassicuranti le percentuali che si riferiscono all'utilizzo della cintura nei sedili anteriori: Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia fra il 25 e il 75%, bollino verde a Molise, Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria, Toscana, Sardegna e Piemonte con una percentuale che va dal 75 al 90%. Dati in crescita quantomeno per l'uso dei caschi. Nella gallery allegata trovate anche le statistiche estrapolate dalla nostra indagine osservativa del 2010, effettuata per la campagna Bimbisicuramente, riguardo l'utilizzo di seggiolini e cinture in alcune città italiane. Solo a Venezia/Mestre un automobilista su due utilizza costantemente i seggiolini per i propri bimbi a bordo, un dato allarmante.

GIORNALISTI ASSENTI – Notizie come quelle appena descritte ci vengono propinate dai principali organi d'informazione solo quando le conseguenze sono estremamente tragiche o estremamente bizzarre. L'importanza di raccontare certe storie, che abbiano o meno il lieto fine, dovrebbe essere volta alla sensibilizzazione dei lettori/automobilisti, così da diffondere i vantaggi di un corretto uso dei sistemi di sicurezza: poche piccole accortezze in più per salvare migliaia di vite. Tempo fa denunciammo già questa brutta piega del giornalismo italiano, interessato alla diffusione della notizie nella misura in cui più lettori/ascoltatori significano più guadagni dagli introiti pubblicitari. L'incidente in cui perde la vita un motociclista senza casco, o un'automobilista senza cintura, non deve trasformarsi in uno squallido pretesto per vendere la notizia al “miglior” offerente, ma in un momento di riflessione collettiva. Tuttavia questo avviene solo quando il giornalista va oltre la notizia nuda e cruda e cerca d'informarsi (e quindi d'informare) il suo lettore sul mancato uso o corretto uso dei sistemi di ritenuta.

1 Commento

e88
14:02, 8 Aprile 2011

Il problema dello scarso interesse per alcuni argomenti sono proprio i giornalisti, ''professionisti'' che parlano di tutto senza intendersi di nulla (a parte quelli specializzati)..basti pensare che davano per morto Kubica dopo appena 3 decimi di secondo dall'incidente.

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