Guida autonoma. L'ETSC bacchetta l'Europa: solo i test non bastano

Guida autonoma. L'ETSC bacchetta l'Europa: solo i test non bastano L'Europa ha aperto le strade ai test delle auto a guida autonoma

L'Europa ha aperto le strade ai test delle auto a guida autonoma, ma oltre alle difficoltà tecnologiche ci sono le diverse norme stradali di 28 Paesi

27 Aprile 2016 - 03:04

Ormai lo abbiamo capito: le auto a guida autonoma imporranno un vero e proprio cambio di paradigma al mondo dell'automotive: per convincersene basterà pensare a come cambieranno le assicurazioni (senza incidenti le compagnie falliranno?) e alle ripercussioni sulle auto di proprietà. Questa profonda metamorfosi migliorerà probabilmente anche la sicurezza stradale ed è per questo che l'European Transport Safety Council (ETSC) pressa i Governi e le Istituzioni comunitarie perché adottino al più presto regolamenti ad hoc.

STA ARRIVANDO QUALCOSA DI GROSSO L'ETSC è più che cosciente dei contenuti “rivoluzionari” dei veicoli autonomi, al punto da dire che, pur riconoscendo l'efficacia dei moderni sistemi per la sicurezza attiva, “i veicoli completamente autonomi possono, in un prossimo futuro, trasformare il nostro mondo e offrire teoricamente enormi benefici per la sicurezza. I veicoli autonomi non guidano ubriachi e non sono distratti da telefonate, messaggi di Facebook o bambini seduti dietro. Essi saranno programmati per guidare a velocità appropriati e legali e riusciranno a sorvegliare l'ambiente che li circonda milioni di volte al secondo e a 360 gradi”. L'European Transport Safety Council ovviamente non sottovaluta i lati meno positivi dei veicoli autonomi: “queste tecnologie sono in grado di mitigare dei rischi ma possono anche crearne di nuovi. E nonostante i rapidi progressi tecnologici degli ultimi anni, l'Europa è quasi ferma nel rispondere alle molte esigenze di ricerca e regolamentari che i veicoli parzialmente automatizzati e completamente autonomi stanno ponendo”.

E GLI ALTRI UTENTI DELLA STRADA? Ci troviamo di fronte ad uno scenario di medio e lungo periodo in cui i veicoli autonomi dovranno “interagire” con un gran numero di veicoli tradizionali. Ma anche facendo l'ipotesi di un parco totalmente autonomo la strada conserverà degli utenti non automatizzabili, come i ciclisti ed i pedoni: che difficoltà potrebbero incontrare non potendo più avere un contatto visivo con i guidatori, per esempio prima di attraversare una strada? Un'altra importantissima domanda è: come faranno le autorità di regolamentazione a garantire che i sistemi autonomi siano testati e approvati con norme comuni? Siamo già in un mondo nel quale le auto possono già ricevere gli aggiornamenti del software in Modalità OTA – Over the Air (come i cellulari e i tablet), modifiche che influiscono anche sulle prestazioni di sicurezza: basta pensare all'aggiornamento Autopilot di Tesla (leggi dell'Autopilot disponibile anche in Italia). È quindi evidente il bisogno di procedure e norme che devono essere non soltanto comuni agli Stati dell'Unione Europea ma anche capaci di fronteggiare esigenze e tecnologie nuove: la guida autonoma in effetti non è mai esistita prima!

UN CAMMINO INTRICATO Lo studio di 24 pagine dell'ETSC cita varie sperimentazioni, future e già in essere, anche nel settore dei veicoli pesanti (leggi come IVECO testa la guida autonoma con il platooning) e getta una luce sulla frammentazione delle normative europee che non delineano ancora un quadro normativo armonizzato per la guida autonoma, condizione essenziale per una sua effettiva diffusione. Una nuova iniziativa denominata Gear 2030 è stata lanciata dalla Commissione europea e avrà lo scopo di sviluppare una tabella di marcia per la guida automatizzata nell'Europa dei 28 ma non tutti questi Paesi aderiscono alla Convenzione di Vienna sulla circolazione stradale e agli accordi UNECE in materia di requisiti tecnici dei veicoli. In ogni caso emendamenti alla Convenzione di Vienna sono entrati in vigore a marzo 2016 e permettono la guida autonoma se il sistema “può essere sostituito o spento da un autista”. Altri settori legislativi dovranno poi essere rivisti, come la Direttiva sull'omologazione 2007/46/CE che deve essere modificato per garantire che questi veicoli rispettino tutti gli obblighi per la sicurezza imposti dalle leggi sul traffico dei vari Paesi UE. I veicoli dovranno essere testati in tutte le diverse situazioni di esame ai quali sono sottoposti i piloti umani: un vero e proprio 'esame di guida' completo. Molte altre sono le aree da modificare e armonizzare (ITS, conseguimento della patente, garanzie di prodotto estese, responsabilità in casi di sinistro, interfacce uomo-macchina, segnaletica e così via) ma una cosa è chiara: la UE avrà bisogno di più collaborazione e scambio fra i vari Stati. La guida autonoma, una tecnologia che vale parecchi miliardi di euro, non può accontentarsi della app che ricorda il Codice della Strada di ogni Paese!

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