Giappone. Il terremoto scuote l'auto: a rischio 277 milioni di dollari

I terremoti gemelli in Giappone piegano l'industria automobilistica costringendola a fermare le linee di produzione. Toyota la più colpita

19 aprile 2016 - 9:00

Le forti scosse di terremoto registrate nei giorni scorsi sull'Isola di Kyushu, nel sud del Giappone, hanno causato devastazione e almeno 41 vittime; hanno ceduto alla violenza dei sismi strade, ponti e fabbricati, rendendo di fatto difficili gli spostamenti di persone e merci sul territorio. A patire particolarmente le conseguenze di questo violento fenomeno è l'industria dell'auto, con i costruttori costretti a fermare le linee di produzione.

FORNITORI BLOCCATI, SI FERMA LA PRODUZIONE I terremoti scatenatisi tra giovedì e sabato della scorsa settimana sono i più violenti registrati in Giappone dal 2011; la prima onda sismica, verificatasi nella notte tra giovedì e venerdì, ha raggiunto 6.5 di magnitudo. A distanza di circa 28 ore e centinaia di scosse di assestamento è arrivata la scossa più violenta, la quale ha fatto segnare ai sismografi 7.3 di magnitudo. La conta dei danni e delle vittime è ancora in corso, con i soccorritori impegnati nelle ricerche dei dispersi e la rete dei collegamenti stradali inutilizzabile su gran parte del territorio. Sull'isola nipponica insistono alcuni importanti stabilimenti Toyota, Honda e Nissan, oltre il vasto indotto dei fornitori per la componentistica automotive. Oltre ai danni subiti dalle strutture delle fabbriche, i costruttori patiscono la mancanza di approvvigionamenti per numerose componenti, specie quelle elettroniche, iniziando ad arrestare selettivamente le linee di produzione per ottimizzare le scorte residue (Takata è il fornitore più problematico per Toyota).

UN DANNO DA 30 MILIARDI DI YEN Ad essere maggiormente colpita dagli effetti dei terremoti è Toyota la quale, rispetto alle altre Case costruttrici, mantiene circa il 40% della produzione globale sul territorio giapponese. Già la scorsa settimana le linee furono fermate per verificare le condizioni delle strutture, ma da ieri, e fino al prossimo 23 aprile, rimarrà ferma la produzione nel grande stabilimento di Miyata. Nei prossimi giorni verrà stabilito il calendario secondo il quale verranno arrestati gli altri siti produttivi. Una tempestiva stima fatta dagli analisti di Morgan Stanley ha quantificato il fermo nella mancata produzione di 56.000 vetture a marchio Toyota e Lexus e di 7.500 a marchio Daihatsu (Toyota ha inglobato Daihatsu per le minicar), questo si tradurrebbe in una perdita pari a 30 miliardi di yen (277 milioni di dollari) nel quarto quadrimestre del 2016. Per Toyota si tratta del secondo stop forzato quest'anno, già lo scorso febbraio fu costretta ad arrestare la produzione in seguito ad un incendio nello stabilimento di Aichi del suo principale fornitore di acciaio. Per quanto riguarda Honda, la Casa dell'Ala ha deciso di chiudere temporaneamente la fabbrica di motociclette nei pressi di Kunamoto, mentre Nissan potrebbe riprendere a breve la produzione negli stabilimenti chiusi subito dopo i terremoti.

TITOLO TOYOTA IN PICCHIATA, ESPORTAZIONE KO Il duro colpo all'industria automobilistica giapponese non può non ricordare i fatti di Fukushima del marzo 2011, quando un forte maremoto causò l'imponente tsunami che danneggiò il reattore n.2 della centrale nucleare. All'epoca il comparto auto finì letteralmente in ginocchio sia per i lunghi fermi di produzione che per la devastazione delle migliaia di automobili devastate nei piazzali aziendali. Dopo quel tragico evento l'industria dell'auto nipponica ha redatto un protocollo da applicare in caso di gravi calamità naturali per ripristinare una rete di approvvigionamento d'emergenza. Questo dovrebbe consentire a Toyota di poter riprendere la produzione entro poche settimane. Ovviamente questo ennesimo evento nefasto sta influendo negativamente sulla quotazione del titolo Toyota in Borsa e inevitabilmente causerà disagi e ritardi nelle consegne dei modelli esportati in occidente.

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