Fiat Pomigliano: la nuova fabbrica “umana” e di qualità

Svelata alla stampa in occasione del lancio della nuova Panda, la "Nuova Pomigliano? mette al centro la vita operaia e la qualità di prodotto

16 dicembre 2011 - 14:00

D’impatto e fortemente emotiva, si potrebbe riassumere così la conferenza stampa di lancio della nuova Panda avvenuta nel cuore della linea produttiva di Pomigliano D’arco. Una conferenza pensata nei minimi dettagli con l’obiettivo preciso di dimostrare alla stampa internazionale che Fiat mantiene le promesse e rispetta gli operai. Una dimostrazione di forza che un applauditissimo Marchionne (oltre ogni aspettativa) ha così sintetizzato: «Agli scettici, ai detrattori, agli antagonisti per professione rispondiamo con i fatti. Chi ancora dubita che in questo stabilimento si possano fare le cose e farle bene, non ha che da venire qui, vedere i reparti della fabbrica e parlare con la gente che ci lavora». Ed effettivamente la fabbrica è stata aperta e resa fruibile a tutti, senza limiti. I giornalisti lasciati liberi di parlare con chiunque e di fotografare qualsiasi dettaglio. Niente segreti, tutto alla luce del sole, compresi i vari piani di lavoro, i disegni tecnici corretti a penna e tutti i materiali utili alla produzione, in barba a qualsiasi timore di spionaggio industriale. Un’atmosfera inconsueta che, a giudicare dalle facce dei giornalisti presenti, ha stupito tutti.

100 MILIONI PER L’ITALIA – In questo stabilimento, la cui filosofia sarà “Noi siamo quello che facciamo”, la Fiat ha investito più di 100 milioni di euro per un rinnovamento totale che appare evidente sin dal primo istante. Nelle parole di Stefan Ketter, Chief manufacturing officier di Fiat, c’è tutta quella voglia di cambiamento che si legge negli occhi dei vari operai presenti nella linea di produzione (rimasta attiva durante tutta la conferenza): «Oggi ci troviamo tutti qui, a Pomigliano. Sembra naturale e scontato. Ma non lo era, fino a qualche tempo fa. La domanda da farsi allora è: perché Pomigliano? Pomigliano era una fabbrica che andava rifondata. Questa per noi era una opportunità per fare un salto epocale e creare le condizioni di competitività per accogliere nuovi prodotti. Nel 2008, abbiamo sviluppato un “Piano straordinario per il rilancio industriale”. Nei due mesi di fermata produttiva, abbiamo ripulito lo stabilimento, rinnovato gli impianti, razionalizzato i processi e lavorato sulla compattezza del layout, integrando la finizione nel montaggio. Oltre un milione di ore di formazione sono state fondamentali per il coinvolgimento delle persone. Fiat ci ha creduto. Ci ha messo più di 100 milioni di euro di investimento, tanto impegno e il meglio delle sue risorse professionali. Ha investito sulle persone. Per alcuni mesi, ogni settimana, una delegazione di familiari è venuta a vedere le nostre linee e ha preso parte ai nostri incontri. Questo è un altro esempio di come la nuova Pomigliano è nata dalle persone che ci lavorano, dalle loro idee e dalle loro partecipazione». Una scelta, quella di Pomigliano, che Marchionne ritiene «non basata su principi economici e razionali. Non era, e non è, la soluzione ottimale da un punto di vista puramente industriale. Lo abbiamo fatto considerando la storia della Fiat in Italia, quello che da sempre rappresenta e il rapporto privilegiato che ha con il Paese. Lo abbiamo fatto perché, nel limite del possibile, e senza pregiudicare la solidità della nostra azienda, riteniamo sia un nostro dovere privilegiare il Paese in cui Fiat ha le proprie radici». Scelta che però ha escluso Termini Imerese, stabilimento sul quale Marchionne dice di aver dedicato notti intere per cercare di trovare una soluzione ma «nemmeno trasferendo la lastratura nello stabilimento saremmo riusciti a renderlo competitivo, sono davvero dispiaciuto per gli operai siciliani, tutta brava gente».

GOLDEN ZONE E PARTECIPAZIONE – Per cercare di rendere migliore la qualità del prodotto e della vita operaia in azienda, l’ambiente di lavoro a Pomigliano è stato reso confortevole ed ergonomico, rendendo l’operaio partecipe del miglioramento del processo produttivo. Per farlo si è investito tanto sulla “Golden Zone”, un’area di circa 60° entro la quale l’operaio è in grado di muoversi senza affaticarsi o fare movimenti pericolosi per la sua salute, così da rendere il suo lavoro più semplice, più produttivo e di migliore qualità. Grazie ai nuovi impianti “butterfly”, prodotti dalla Comau (Gruppo Fiat), l’area di lavoro è sempre posizionata all’altezza giusta e può ruotare sino a 80°, mentre i componenti e gli attrezzi sono tutti vicini all’operaio in modo che la postazione di lavoro (318 attualmente) resti sempre ergonomica. Mentre è nel centro di formazione, il “Manufacturing Training System”, che avviene la reale partecipazione operaia. Qui ogni impiegato può fornire suggerimenti e miglioramenti utili al processo produttivo che, una volta accettati, saranno trasferiti sulla linea. Un coinvolgimento attivo che sembra piacere molto agli operai con cui abbiamo parlato. Ultima nota: prima di andare sul campo gli operai in formazione eseguono numerose volte le operazioni di assemblaggio, arrivando alle 50 ripetizioni senza errori per gli elementi relativi alla sicurezza (freni, airbag, etc.), mentre un software “pesa” in automatico le operazioni che dovranno eseguire evitando che l’affaticamento superi una determinata soglia. In tal modo ogni adetto dovrebbe stancarsi allo stesso modo, a prescindere dalla suo ruolo.

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