Lo schiaffo di Marchionne: Fiat lascia l'Anfia

Lo schiaffo di Marchionne: Fiat lascia l'Anfia L'abbandono di Fiat dall'elenco degli associati all'organizzazione che rappresenta le aziende della filiera è un duro colpo alla sua credibilità

L'abbandono di Fiat dall'elenco degli associati all'organizzazione che rappresenta le aziende della filiera è un duro colpo alla sua credibilità

26 Ottobre 2011 - 09:10

Durante l'annuale assemblea pubblica Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica) tenutasi ieri a Roma, l'amministratore delegato di Fiat Group Automobiles e di Chrysler, Sergio Marchionne, ha comunicato ufficialmente di voler abbandonare l'Anfia stessa. Dopo l'annuncio dell'uscita da Confindustria, questo è il secondo “segnale forte” che Marchionne e il gruppo Fiat lanciano nei confronti delle rappresentanze di categoria e del governo.

ORA MANCA IL 63% – Nonostante il ridimensionamento subito negli ultimi anni, Fiat rimane tuttora la maggiore industria italiana della filiera automobilistica e nell'Anfia detiene una quota associativa pari a circa il 63%. Più che comprensibili, dunque, sia gli imbarazzi dell'Associazione che deve accusare la defezione del suo membro più significativo, sia le annunciate dimissioni del suo attuale presidente, Eugenio Razelli, a capo di Magneti Marelli, cioè di un'azienda che gravita nel gruppo Fiat.

SILENZIO, PARLA MARCHIONNE – Qui di seguito, i passaggi salienti delle dichiarazioni che Sergio Marchionne ha rilasciato durante il suo intervento all'assemblea Anfia per spiegare la sua ultima decisione:

«Qui in Italia la Fiat sta facendo in modo autonomo e proattivo tutto cio' che e' necessario per diventare piu' efficiente, per liberarsi da vincoli che in un'economia di mercato non sono che freni allo sviluppo e per mettere in pratica tutto quello che ha promesso. In questa chiave va letta la nostra decisione di uscire da Confindustria e di riflesso anche dall'Anfia. È una scelta che abbiamo valutato con grande serietà e che non ha nulla a che vedere con ragioni politiche».

«Fiat è impegnata nella costruzione di un grande gruppo internazionale e non può permettersi di operare in Italia in un quadro di incertezze e con condizioni troppo diverse da quelle che esistono in tutto il resto del mondo. Questa libertà d'azione (quella derivante dal non far più parte di Anfia-ndr), che gestiremo non solo nel rispetto delle leggi, ma soprattutto con profondo senso di responsabilità, è il requisito essenziale se vogliamo essere protagonisti dello sviluppo industriale del nostro Paese».

«C'è chi parla di un abbandono dell'Italia da parte della Fiat. La migliore risposta a questi profeti di sventura sono i fatti che prevedono la piena saturazione di tutti gli impianti italiani entro i 2014. A Pomigliano abbiamo investito ingenti risorse per avviare la costruzione della nuova Panda che, come sapete, prima si faceva in Polonia. Il prossimo anno a Mirafiori verrà avviata la produzione del Suv a marchio Jeep che permetterà di portare a Torino una delle piattaforme più avanzate e di beneficiare appieno della completa offerta di motori e trasmissioni Fiat e Chrysler. A Grugliasco verrà prodotta una nuova Maserati di segmento “E” destinata alla commercializzazione internazionale che garantirà l'impiego a migliaia di persone».

PRETESTI PER NON IMPEGNARSI – L'ultima decisione di Fiat non può non sorprendere e nemmeno può sfuggire lo stridente contrasto tra le dichiarazioni di Marchionne sulle intenzioni del gruppo di mantenere gli impegni in Italia e la progressiva uscita dagli organi di rappresentanza nazionali, prima Confindustria e ora Anfia. Comprensibili, dunque, le immediate e pungenti dichiarazioni di Vicenzo Scudiere della Cgil, che ha parlato di «stillicidio di dichiarazioni che confermano nuovamente le nostre preoccupazioni. Di disdetta in disdetta dai sistemi della rappresentanza, in questo caso la fuoriuscita dall'Anfia, e con la messa in discussione delle regole delle relazioni sindacali, si certifica la scelta di Fiat di trovare tutti i pretesti possibili per non impegnarsi nel Paese. Con l'annuncio di oggi, infatti, Marchionne si assume la responsabilità di mettere in fibrillazione l'intero sistema italiano dell'auto».

ARMI SPUNTATE – Come al solito, però, tutte le dichiarazioni vanno lette anche e soprattutto tra le righe e quella di Marchionne non fa eccezione. Nelle parole dell'ad Fiat, e in particolare in quell'accenno ai “vincoli che in un'economia di mercato non sono che freni allo sviluppo” (costituiti evidentemente dall'appartenenza all'Anfia) e alle “condizioni troppo diverse da quelle che esistono in tutto il resto del mondo”, SicurAUTO percepisce un forte elemento di critica nei confronti dell'operato dell'associazione di filiera. Nel giudizio di Marchionne e dell'azienda che dirige, molto probabilmente l'azione dell'Anfia si è rivelata troppo blanda e del tutto inconcludente nei confronti di un governo che, via via, non ha rinnovato gli incentivi statali alla rottamazione terminati l'anno scorso, non ha saputo ostacolare con sufficiente energia il rincaro dell'Ipt, né l'aumento del 3,5% dell'addizionale provinciale sulla RC auto, né l'introduzione del superbollo sulle vetture con potenza superiore ai 225 kW, né l'incremento dell'aliquota Iva al 21%. Tutte misure, queste, che il governo ha varato senza tenere in alcun conto le proteste degli organismi di categoria del settore automobilistico come Anfia, che pure non sono mancate, ma che non hanno sortito alcun effetto. Evidentemente Marchionne ritiene l'Anfia un'organizzazione dalle armi spuntate, e quindi meritevole di essere punità con l'uscita dal novero degli associati del suo membro più importante. Insomma, un sonoro ceffone all'Anfia, ma anche un ulteriore segnale al governo con il quale, evidentemente, Marchionne d'ora in poi vuole trattare (o forse non trattare affatto) senza i lacci e i lacciuoli costituiti dall'appartenenza a un'organizzazione che, quando si tratta di alzare la voce, ha dimostrato di non averne molta.

2 Commenti

sicurezza
19:27, 26 Ottobre 2011

E' necessario sempre più essere competitivi ed efficenti. Uno dei presupposti è essere in dialogo diretto con le parti sociali e con il governo di un paese. Le associazioni di categoria sono sempre più, con la loro continua storia di mediatori, di ostacolo per le decisioni di una grande azienda. La decisione, a mio avviso, merita il semaforo verde. Bisogna credere a Marchionne.

sicurezza
18:11, 28 Ottobre 2011

Gli aiuti di stato erano la prassi consolidata nel mondo. Oggi conta l'efficenza e la competitività. Gli operai Italiani ed i loro manager sono pronti alle sfide. Avremo un incremento dei dipendenti Fiat in Italia.

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