FCA vicina all'accordo, pende l'accusa di aver truccato i motori diesel

Il Dieselgate targato FCA sembra volgere all'epilogo, in ottobre i legali della Casa negozieranno con i proprietari che hanno denunciato lo scandalo

29 settembre 2017 - 8:54

Il prossimo 12 ottobre FCA sarà chiamata a prendere parte attiva ai negoziati che porteranno, si spera, ad un accordo, con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e scrivere la parola fine sul capitolo dello scandalo delle emissioni inquinanti dei propulsori diesel. Ai negoziati prenderanno parte, oltre ai legali della Casa costruttrice, gli avvocati dei proprietari di autovetture del Gruppo italoamericano che hanno denunciato e fatto causa a FCA per il mancato rispetto delle normative e dei limiti sulle emissioni inquinanti. La denuncia per il costruttore si è tradotta in una citazione in giudizio lo scorso maggio relativamente alle emissioni sospette di 104 mila veicoli, ai negoziati sarà presente anche la Robert Bosch GmbH, additata come fornitore del software usato per aggirare i limiti antinquinamento.

MULTA MILIARDARIA IN CASO DI CONDANNA Per FCA il prossimo mese si giocherà una partita delicata sul fronte legale, si apriranno infatti a Washington i negoziati per redimere, confidando nell'archiviazione delle accuse, la causa partita dal Dipartimento di Giustizia americano. Formalmente il Gruppo capeggiato da Sergio Marchionne è accusato di aver utilizzato un software illegale grazie al quale alterare in sede di test i valori delle emissioni inquinati di veicoli equipaggiati con motorizzazioni diesel. Il costruttore rischia, in caso di condanna definitiva, una sanzione non da poco; secondo la stima formulata dall'EPA, l'agenzia per la protezione ambientale, la cifra si aggirerebbe sui 4.6 miliardi di dollari USA (Leggi qui perché FCA respinge da sempre le accuse del dieselgate).

FCA HA SEMPRE RESPINTO OGNI ACCUSA Come abbiamo anticipato in apertura i veicoli in questione sono 104 mila e sono stati venduti dal 2014 al 2016; in gran parte si tratterebbe di esemplari di Jeep Grand Cherokee e dei popolari pick-up Ram equipaggiati con il propulsore diesel da 3.0 litri. FCA ha sempre respinto le accuse e di non aver mai fatto ricorso ad un artificio informatico per fuorviare le letture delle emissioni nocive; uno degli avvocati di FCA, Robert Giuffra ha dichiarato in tribunale che l'azienda era comunque disponibile ad aggiornare i software delle vetture incriminate come soluzione alle “preoccupazioni” delle agenzie riguardo la tranche di autovetture prodotte nelle annate sospette (Scopri qui come FCA ha rivisto il motore diesel sotto inchiesta).

ENTI GOVERNATIVI FUORI DAGLI INCONTRI PRELIMINARI Ai negoziati di ottobre è stata chiamata a partecipare Robert Bosch, la presenza dell'azienda tedesca è motivata dalla citazione in giudizio con l'accusa di aver fornito a FCA gli strumenti per potere compiere la frode (Finalmente Marchionne parla di un futuro elettrico FCA, qui i dettagli). Gli incontri avranno carattere preliminare e non saranno presenti rappresentati degli enti governativi. Il coinvolgimento di FCA, così come quello di Daimler che ha prontamente eliminato i modelli diesel dai listini USA, è scaturito dai maggiori controlli sull'industria automobilistica dopo l'esplosione dell'ormai celeberrimo e clamoroso Dieselgate Volkswagen.

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