Fai un'infrazione grave in un Paese Ue? Rischi di non guidare più

La patente resta, ma il diritto di guidare in altro Stato membro dopo infrazione grave no: così ha deciso la corte di giustizia europea

24 aprile 2015 - 9:00

Hai la patente italiana e guidi all'estero, magari perché sei in vacanza o per lavoro? Ora c'è un motivo in più per stare attenti a non commettere infrazioni gravi, di natura tale da determinare la sua inidoneità alla guida. Il Paese dove s'è verificata l'infrazione ha diritto a non farti più guidare nei confini di quella nazione. Lo ha deciso la corte di giustizia europea, con sentenza nella causa C?260/13. Tuttavia, tale diritto non dev'essere negato indefinitamente e i requisiti imposti per la sua riacquisizione devono rispettare il principio di proporzionalità.

CHE COSA È SUCCESSO – La sentenza si riferisce a un caso qualche tempo fa: Sevda Aykul è una cittadina austriaca che risiede in Austria; in seguito a un controllo di polizia in Germania, l'analisi del campione ematico dimostra che la signora ha guidato sotto l'effetto di cannabis e che faceva uso, quantomeno occasionalmente, di tale sostanza stupefacente. Le autorità tedesche ritengono che la Aykul non sia in grado di tenere la guida separata dall'uso di sostanze stupefacenti e che sia pertanto inidonea a guidare veicoli a motore. Le viene negato il diritto di guidare in Germania con la sua patente di guida austriaca. Ha diritto di guidare in Germania presentando una perizia medico?psicologica subordinata, di norma, alla prova dell'astinenza da qualsiasi consumo di sostanze stupefacenti per un periodo di un anno. In Austria, continua a essere considerata idonea a guidare veicoli a motore. Infatti, le autorità austriache intervengono solo qualora un'incapacità di guidare dovuta al consumo di sostanze stupefacenti sia stata constatata da un medico o qualora sussistano indizi che facciano sospettare una dipendenza da tali sostanze: in base al verbale stilato dal medico tedesco che aveva effettuato il prelievo del campione ematico, la Aykul non dava segni evidenti di essere sotto l'effetto di sostanze stupefacenti.

PER VIE LEGALI – La guidatrice va per vie legali, vuole guidare in Germania: solo le autorità austriache, a suo dire, sono competenti a stabilire se sia idonea a guidare veicoli a motore. I giudici tedeschi chiedono allora alla corte di giustizia se l'obbligo di riconoscimento reciproco delle patenti di guida, come risultante dalla direttiva 2006/126 concernente la patente di guida, osti alla decisione contestata. La corte risponde: “la direttiva concernente la patente di guida non osta a che uno Stato membro, nel cui territorio il titolare di una patente di guida rilasciata da un altro Stato membro temporaneamente soggiorna, rifiuti di riconoscere la validità di tale patente. Se la ragione è un'infrazione commessa successivamente al rilascio della patente, di natura tale da determinare l'inidoneità alla guida di veicoli a motore.”

QUALE PRINCIPIO – Obbligare uno Stato membro a riconoscere in maniera incondizionata la validità di una patente di guida in una situazione come quella di cui trattasi sarebbe contrario all'obiettivo d'interesse generale consistente nel migliorare la sicurezza della circolazione stradale e che la direttiva per l'appunto persegue. La possibilità concessa a uno Stato membro di revocare al titolare di una patente di guida l'autorizzazione a guidare nel proprio territorio a motivo di un'infrazione commessa in quest'ultimo, costituisce una limitazione al principio del reciproco riconoscimento delle patenti di guida. Tuttavia, tale limitazione, che consente di ridurre il rischio di incidenti della circolazione, è idonea a rafforzare la sicurezza della circolazione stradale, ciò che rientra nell'interesse di tutti i cittadini.

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