Emissioni inquinanti auto: lo strapotere della Merkel

La Germania di Angela Merkel ha convinto l'Unione europea a ridiscutere e a rimandare il taglio alle emissioni medie delle vetture

16 ottobre 2013 - 6:45

Cominciamo dal fatto, nudo e crudo: la Germania di Angela Merkel ha convinto l'Unione europea a ridiscutere e a rimandare il taglio alle emissioni medie delle vetture da raggiungere entro il 2020. Questo che era stato fissato a 95 g/km , contro i 130 g/km attuali. La ragione dell'opposizione della Merkel al provvedimento è chiaro: la Germania ha puntato l'attenzione sui propri giganti del settore automotive (BMW, Mercedes, Volkswagen, con la sua collezione di marchi), con particolare riferimento alla fascia premium: la norma della limitazione delle emissioni – ha messo in evidenza la Merkel – è pericolosa nei confronti del livello occupazionale. Di qui, la proposta che arriva dalla Cancelliera di ferro: un rinvio al 2024. La commissione europea ha deciso di riaprire il tavolo delle trattative, chiuso a giugno; tuttavia, almeno sulla carta, intende raggiungere quanto prima una decisione definitiva. Stando ad Automotive News, il ministro dell'Ambiente tedesco, Peter Altmaier, prevede si arrivi a un'intesa tra le parti entro breve.

I DUE SCHIERAMENTI IN CAMPO – Da una parte, Inghilterra, Polonia, Spagna, Ungheria si sono dette d'accordo con la posizione della Merkel; dall'altra, Belgio, Francia, Italia, Svezia si sono dimostrati più coerenti, mantenendo fede all'accordo iniziale. Perché, come ricorda una ricerca della inglese Cambridge Econometrics, il nuovo limite di 95 g/km permetterebbe un risparmio globale annuo di circa 70 miliardi di euro per l'importazione dei carburanti fossili, dei quali ben 9 per la sola Germania. Il ministro dell'Ambiente svedese, Lena Ek, è il più agguerrito contro la Merkel: teme ulteriori ritardi in vista delle elezioni del 2015 del Parlamento europeo e ha messo in guardia la Germania circa le sue responsabilità nei confronti dell'Unione. È chiaro, ovvio, sotto gli occhi di tutti, che la Merkel stia paralizzando l'Ue in materia di emissioni inquinanti auto, dopo il nulla di fatto a Lussemburgo sulla normativa che limita le emissioni della CO2 delle nuove auto a 95 grammi per km per il 2020. Il pressing della Germania per modificare l'accordo raggiunto nel giugno scorso dalla presidenza di turno irlandese con Europarlamento e Commissione Ue è un caso straordinario per le regole delle istituzioni europee. In quanto al futuro compromesso raggiungibile, non si capiscono i margini di trattativa: quei limiti alle emisioni devono diventare più alti e quindi meno stringenti? In questo caso, l'Unione europea si dimostrerebbe davvero un organo in grado di emanare provvedimenti a favore della collettività? O i più forti, ossia in primis la Germania, sono destinati a comandare, a fare il bello e cattivo tempo, di fatto depotenziando l'Unione?

UNIONE, UN'UTOPIA? – Siamo consapevoli che stiamo parlando di politica internazionale, lì dove il machiavellismo, l'interesse di parte, predomina; ma è eticamente corretto che un solo Paese, e un solo premier (la Merkel), riesca a mettere in freezer ancora (sono anni che la regola viene bloccata) una norma così importante per l'aria? Parliamo di emissioni inquinanti, smog, e quindi di salute, malattie cardiovascolari e tumori. Guarda caso, le nazioni che non hanno marchi automobilistici propri si sono immediatamente piegate ai voleri della potentissima Merkel. Non è questione di criminalizzazione dell'auto grossa e potente, ma si deve semplicemente spingere l'industria europea a rispettare limiti più bassi per le emissioni inquinanti delle vetture che producono. Allora, l'Unione europea era un'utopia e resta irrealizzabile, a favore degl interessi di parte?

QUESTIONE DELICATA – Va analizzato a parte l'attacco alla Merkel, accusata di aver favorito la BMW in Europa, dopo aver ricevuto una donazione di 690.000 euro. Il Bundestag ha reso noto che la Cdu, due settimane dopo la rielezione con il 41,5% di preferenze, ha ricevuto una donazione da tre grandi azionisti della BMW: Johanna Quandt, con i figli Stefan Quandt e Susanne Klatten. Che sono tra le dieci persone più ricche in Germania. A far insospettire gli oppositori politici e l'opinione pubblica è la battaglia che da tempo Merkel sta portando avanti in Europa per posticipare l'entrata in vigore delle limitazioni sulle emissioni di CO2 per l'industria automobilistica. Secondo la sinistra radicale Die Linke, i fatti costituiscono una prova “dello stretto legame tra la cancelliera e i produttori di auto tedeschi e di conseguenza del peso di questi ultimi nelle scelte del Governo”. La famiglia Quandt, attraverso un portavoce, ha respinto la tesi secondo cui la donazione abbia influenzato la posizione del governo tedesco sulle emissioni di CO2. Mentre la Cdu ha fatto sapere di ricevere “già da anni donazioni dai Quandt, indipendentemente dal fatto che i cristianodemocratici siano all'opposizione o al Governo. Dove si trovano dal 2005 e resteranno, verosimilmente, fino al 2017”. Al di là della clamorosa coincidenza (la donazione quando la Merkel paralizza l'Ue per le emissioni), si deve ricordare che la donazione è pubblica e non segreta; inoltre la famiglia bavarese ha sempre sostenuto la CDU; e tutto sommato, la cifra è non è elevatissima né per il bilancio del partito né per quello della BMW.

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