Emissioni auto: Parlamento EU accusa gli Stati che hanno favorito i trucchi

Il Parlamento Europeo rende noto un rapporto sul Dieselgate: gli Stati hanno rallentato la verità per proteggere l'industria dopo la crisi

1 marzo 2017 - 17:00

Il dieselgate ha aperto un Vaso di Pandora di dimensioni inimmaginabili, un quadro nel quale tutti, in Europa, sembrano avere almeno un po' di torto. Stando a quel che è emerso finora le norme sulle emissioni sono irrealistiche e forse troppo severe, le Case hanno nascosto molte cose e gli Stati hanno agito in ordine sparso, intralciandosi a vicenda per aiutare le industrie nazionali (leggi dei costruttori uniti sulle prove di guida reali). Nel frattempo è stata resa nota una relazione della Commissione d'inchiesta che si era insediata dopo l'esplosione del dieselgate: le conclusioni sono che i governi e la stessa EU non hanno fatto abbastanza per scoprire le irregolarità.

IL PARLAMENTO ACCUSA Le conclusioni, contenute in una relazione del Parlamento europeo rilasciata ieri, sono piuttosto semplici ma ricche di implicazioni: i vari Governi europei hanno rallentato deliberatamente, per circa 6 anni, l'adozione di test più severi sulle emissioni dei motori delle automobili e non hanno fatto abbastanza per scoprire i trucchi delle Case automobilistiche. L'inchiesta sulle emissioni taroccate delle auto Volkswagen punta il dito anche verso la Commissione europea per non aver verificato che i Governi facessero rispettare il divieto dell'inserimento dei defeat device, che come sappiamo possono ridimensionare l'azione dei dispositivi di trattamento dei gas di scarico in certe condizioni di guida.

OCCORRONO PROVVEDIMENTI Gerben-Jan Gerbrandy, un europarlamentare olandese che ha contribuito alla relazione, è stato piuttosto netto nel presentarla: “Ora abbiamo le piena comprensione delle inefficienze nella sorveglianza sull'automotive che hanno reso possibile il dieselgate: con controlli più attenti la frode avrebbe potuto essere evitata”.

Le avvisaglie di queste accuse erano nell'aria e le avevamo anticipate parlando dell'Europa che punirà i Paesi che chiudono gli occhi sui test delle emissioni. Il rapporto, che non è vincolante, nomina Francia, Ungheria, Italia, Slovacchia, Spagna e Romania come i Paesi che hanno bloccato, per 6 anni, l'adozione di test su strada, ben più realistici degli attuali cicli NEDC. Nel ricordare che la Germania si era a suo tempo opposta all'introduzione di nuovi limiti per le emissioni, non possiamo non notare che in alcuni di questi Paesi è molto presente l'influenza tedesca. Dopo l'esplosione del Dieselgate nel 2015 molti governi europei hanno fatto proprie indagini, non senza strascichi polemici. Ricordiamo per esempio che in Francia sono state riaperte le indagini su Volkswagen e Renault mentre i test effettuati in Italia lasciano molto perplessi.

PRESSIONI E RISULTATI L'europarlamentare Gerben-Jan Gerbrandy, di ALDE-Alliance of Liberals and Democrates for Europe, che ha redatto il rapporto insieme al tedesco Jens Gieseke, del Partito Popolare Europeo, rincara la dose: “Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno condiviso le informazioni e le prove con la commissione d'inchiesta. Ora è il momento di guardare avanti, far rispettare rigorosamente le regole esistenti e predisporre controlli indipendenti dell'EU dove sono necessari”.

L'Agenzia europea per l'ambiente ha stimato in più di 70.000 i cittadini europei che muoiono prematuramente ogni anno per gli elevati livelli di inquinamento da biossido di Azoto nelle città. Gerbrandy continua: “Il Commissario Elzbieta Bie?kowska si è impegnata personalmente e ha avviato procedimenti legali contro alcuni dei governi che ancora non agiscono contro il dieselgate. È comunque sconvolgente che così poco sia cambiato a livello delle Autorità nazionali e dell'industria automobilistica dopo diciotto mesi dall'esplosione del dieselgate. Il supervisore italiano tiene Fiat ancora fuori dai guai, le autorità tedesche non sono ancora riuscite a multare Volkswagen: questi sono solo due esempi di applicazione 'timida' delle regole. Questo è non soltanto un male per la qualità dell'aria e la tutela dei consumatori, ma anche per il mercato e lo stato di diritto. I ministri dell'EU devono ora contribuire a ripristinare la fiducia nel settore automobilistico e sostenere la sorveglianza più rigorosa, includendo controlli europei indipendenti sui veicoli e il superamento della validità comunitaria dell'omologazione nei singoli Paesi”. Attendiamo quindi con ansia il prossimo 29 maggio, data nella quale i ministri dell'EU Competitiveness Council sono convocati per votare le nuove regole di supervisione per il settore automobilistico (EU type approval regulation), a completamento di una proposta legislativa lanciata più di un anno fa, il 27 gennaio 2016.

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