Emissioni auto: i Costruttori tirano in ballo carburanti e trasporti intelligenti

La lotta alla CO2 si può perseguire anche attraverso nuove sfide, è l'idea che l'Acea proporrà in vista del confronto con l'Europa

6 giugno 2016 - 9:00

Il terremoto dieselgate Volkswagen (vedi qui) non smette di far sentire i suoi effetti. Esploso nel settembre 2015, ha avuto un impatto devastante a livello d'immagine e pratico: basti pensare al risarcimento a carico del Gruppo di Wolfsburg, che dovrà indennizzare gli azionisti per le perdite del titolo in Borsa e i consumatori, riunitisi in minacciose class action. Il trucco del software che altera i risultati dei test sulle emissioni inquinanti dei diesel (svelato qui) s'è rivelato poi essere non una prerogativa VW: molte altre Case, magari utilizzando altri escamotage illeciti, hanno barato. O hanno dichiarato emissioni irreali, magari in buona fede (vedi qui). Con conseguenze negative sull'ambiente. E gli scandali si susseguono molto velocemente un po' in tutto il pianeta (clicca qui per saperne di più). Ovviamente, i Costruttori fanno lobby anche in questa occasione, e così adesso l'Acea (Associazione fabbricanti auto europei) tira in ballo carburanti e trasporti intelligenti.

L'AFFONDO DELL'ACEA Come evidenzia eunews.it, si è in attesa della comunicazione della Commissione europea sulla decarbonizzazione dei trasporti: nel frattempo, l'Acea delinea alcune sfide chiave che l'industria e la politica devono superare per ridurre le emissioni di CO2 in modo più efficace. A parlare è Dieter Zetsche, presidente di Acea, secondo il quale i nuovi veicoli costituiscono solo il 5% di tutta la flotta dei veicoli a motore; quindi, “gli obiettivi di emissioni che colpiscono esclusivamente i nuovi veicoli semplicemente non riescono ad affrontare la maggior parte del problema. Abbiamo bisogno di un approccio globale che riduca le emissioni di CO2 in modo più efficace attingendo allo spettro completo di soluzioni, come la tecnologia dei veicoli, i carburanti più puliti, alterando il comportamento del conducente, migliorando le infrastrutture e introducendo sistemi di trasporto intelligenti”.

LA QUESTIONE TEST L'Acea affronta anzitutto il problema della misurazione delle emissioni: l'industria automobilistica riconosce che l'attuale ciclo di prova (Nedc), progettato nel 1980, è ormai obsoleto. Per questo il settore sta contribuendo attivamente alla definizione di una prova di laboratorio aggiornata, detta Wltp, così come a quella di un nuovo test per misurare le emissioni inquinanti su strada (Real driving emissions, Rde). Zetsche sottolinea: “Abbiamo ora bisogno di andare avanti con questi test, al fine di colmare il divario tra laboratorio e realtà. Rde e Wltp richiedono un enorme sforzo da parte dei Costruttori di automobili in Europa, in termini di investimenti e di produzione”. Comunque, “i Produttori sono pienamente a favore di questi sforzi e incoraggiano l'introduzione di questi nuovi regolamenti perché forniscono chiarezza per i clienti e l'industria”. Infine, l'Acea sostiene che un passo importante sarebbe quello di sincronizzare i tempi di attuazione per Wltp e Rde.

INTANTO, I MINISTRI UE… Secondo un'elaborazione dell'Anfia (Associazione nazionale fra i produttori automobilistici) basata su dati dell'Agenzia europea per l'ambiente, i nuovi veicoli immatricolati in Europa nel 2015 rispettano gli obiettivi Ue sul contenimento delle emissioni. I test sono stati però effettuati con il vecchio sistema, che non prevede prove su strada e ha consentito l'escamotage di Volkswagen per truccare i risultati. Per questo, i ministri dell'Unione europea sono chiamati a cercare l'accordo per trovare il rimedio a un problema chiave: i software illegali che permettono di barare sui test delle emissioni. È necessario colmare il vuoto normativo che ha consentito di truccare le prove di proposito, vendendo macchine che inquinano e sporcano enormemente più del consentito, a danno della salute della collettività. È così difficile trovare un punto d'incontro, a livello europeo, per impedire gli imbrogli di alcune Case? No, secondo l'eurodeputato olandese Gerben-Jan Gerbrandy: la verità è che non c'è la volontà politica a livello nazionale, sostiene, per agire e dare risposte concrete.

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