Dopo lo stop a UberPop, la bocciatura a UberBlack

Respinto il ricorso di Uber che contestava lo stop all'applicazione di autisti fai da te. E i giudici stroncano pure la versione Black

10 luglio 2015 - 10:00

Uber, altra sconfitta. Il tribunale di Milano stoppa in modo definitivo UberPop, il taxi alternativo guidato da privati senza licenza: così, ieri, è stato respinto il ricorso dell'app californiana contro il primo stop. Sostanzialmente, i giudici hanno stroncato UberPop perché trasforma chiunque in tassista, aumenta il traffico, non garantisce la sicurezza e approfitta della fiducia dei giovani. L'alt vale non solo per Milano, capitale indiscussa in Italia di queste nuove forme di mobilità, ma tutto il Paese.

RICAPITOLANDO LE TAPPE – UberPop è la declinazione collaborativa e low cost di Uber. Grazie a questa piattaforma di ride sharing le persone che dimostrano determinati requisiti (fedina penale pulita, patente da più di 3 anni, assicurazione e controlli della macchina in ordine) possono mettersi a disposizione e dare passaggi ad altre persone che scelgono di utilizzare UberPop per spostarsi in città. Per farlo si scarica la app e si entra a far parte della community di Uber, dove rider e driver si valutano alla fine di ogni corsa. Il tribunale milanese aveva già disposto l'inibitoria all'utilizzo del servizio accogliendo il ricorso presentato dalle associazioni di categoria dei tassisti. Uber poi ha fatto reclamo contro la decisione chiedendo in prima battuta la sospensione dell'inibitoria, bocciata nei giorni scorsi. Ieri, il tribunale di Milano ha confermato il blocco e l'inibizione del servizio UberPop in tutta Italia respingendo il reclamo della multinazionale. In secondo luogo, ha deliberato di estendere l'ordine anche ai driver che fanno concorrenza sleale ai tassisti. Perché lo sviluppo delle nuove tecnologie è ben accetto,questo il pensiero die magistrati, ma “il servizio non è una pura cortesia”, e sul terreno della concorrenza si gioca “ad armi pari”. La multinazionale di San Francisco potrà comunque avviare una nuova causa davanti a un tribunale civile.

COSA DICONO I GIUDICI – La app Uberpop non vale a limitare in alcun modo l'inquinamento o la concentrazione del traffico, anche perché la clientela del servizio, dicono i giudici, in mancanza di Uber si rivolgerebbe non ai tassisti ma ai mezzi di trasporto pubblico di linea ovvero all'uso di biciclette o city cars. Nel provvedimento, si parla di ragioni di sicurezza del consumatore che il servizio, permettendo a chiunque di fare il driver anche senza licenza, non garantirebbe. E il sistema dei prezzi di Uber Pop non ha regole predeterminate e trasparenti, sostengono i magistrati, e anche questo elemento non va certo a vantaggio dei consumatori. Per il tribunale, poi, sorprende che alcune associazioni di consumatori siano intervenute a sostegno del reclamo proposto da Uber ipotizzando che tale servizio possa valere a ridurre l'inquinamento della città o il livello del traffico. Ai clienti della app UberPop – sostiene il tribunale – non vengono fornite informazioni né sullo stato dell'auto né sulla persona che sarà alla guida e, dato che “il pubblico di Uber è notoriamente giovane ai cui occhi queste preoccupazioni possono apparire esageratamente pessimistiche”, diventa “ancora più facile per alcuni approfittare della fiducia ingenuamente riposta nella sicurezza del sistema stesso e nell' affidabilità del conducente”. Per i giudici, infatti, si è “soliti dire che internet prima o poi smaschera chi ha reso false dichiarazioni, chi non si comporta correttamente, chi non ha un'auto in buone condizioni, chi non sa guidare e ciò è possibile, ma una simile evidenza sarà trasmessa dalla rete solo dopo che qualcuno sia incorso in una situazione pericolosa”. Se qualcuno riporta lesioni – si sottolinea nella sentenza -, Uber non risponde in nessun modo, perché non ha un'assicurazione di tipo commerciale. I giudici prendono atto degli sviluppi delle nuove tecnologie e delle rinnovate esigenze del mercato.

UNA SECONDA STANGATA: UBERBLACK – Il tribunale di Milano ha bocciato anche il servizio di noleggio auto UberBlack, berline nere guidate da conducenti che hanno la licenza: “Lo smartphone non è una rimessa e Uber non è la segretaria che passa le chiamate”. Il giudice del tribunale civile Anna Cattaneo, ha accolto nei giorni scorsi il ricorso del comune contro una sentenza del giudice di pace, che aveva annullato una multa a un autista del servizio UberBlack per aver “effettuato un servizio di noleggio con conducente senza attenersi alle disposizioni della licenza” in quanto “acquisiva un servizio al di fuori della rimessa”. Come ha ricordato il giudice, “nel servizio di noleggio con conducente la richiesta di effettuare una determinata prestazione deve pervenire presso la rimessa” e “lo stazionamento dei mezzi deve avvenire all'interno delle rimesse”.

LA REPLICA DI UBER – Benedetta Arese Lucini, General Manager di Uber Italia, commenta così la conferma della sospensione di UberPop: “Il tribunale di Milano ha deciso che il servizio UberPop rimane sospeso in tutte le città italiane in cui opera in seguito alla causa per concorrenza sleale promossa da alcune associazioni di tassisti. In tutte le sedi abbiamo cercato di dimostrare che non è così e che, anzi, un'apertura del mercato gioverebbe a tutti, operatori e consumatori. Oggi abbiamo visto l'ennesima interpretazione delle norme di una legge del 1992 che governa ancora il sistema della mobilità italiana. Quelle stesse norme che sia per l'Authority dei trasporti che per quella per il mercato e la concorrenza andrebbero aggiornate anche rispetto alle innovazioni tecnologiche introdotte da applicazioni come la nostra. Uber non smetterà di lavorare per trovare nuove soluzioni in linea con i suggerimenti delle autorità e per continuare a offrire alle persone e alle città un'alternativa economica, affidabile e sicura per muoversi, e un'opportunità concreta alle centinaia di driver che hanno sino ad oggi percorso questa strada insieme a noi”. Comunque, dice l'app, la decisione di ieri riguarda UberPop (presente a Milano, Genova, Torino e Padova) e non l'applicazione Uber. UberBlack infatti continua a operare a Roma e Milano.

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