Disoccupazione giovanile: siamo come nel 1977, altro che auto nuova?

Giovani senza lavoro: Italia come ai livelli del 1977. Con conseguenze negative per il settore auto

4 ottobre 2013 - 6:00

Ragazzi senza lavoro, con un futuro precario, costretti a vivere in famiglia: è la foto drammatica che fa l'Istat dei giovani italiani. Una situazione terribile che ci fa ripiombare nel 1977. La disoccupazione ad agosto è salita al 12,2%, in rialzo di 0,1 punti percentuali su luglio e di 1,5 punti su base annua. L'Istat, annunciando i dati provvisori, sottolinea come sia stato uguagliato il massimo (ossia il punto peggiore, per capirci) già raggiunto a maggio 2013, il livello più alto dall'inizio sia delle serie mensili, gennaio 2004, sia delle trimestrali, primo trimestre 1977. Con la disoccupazione giovanile al 40,1%: record storico.

TASSI DRAMMATICI – Il tasso di disoccupazione tra i giovani attivi (15-24 anni) ad agosto balza al 40,1%, in rialzo di 0,4 punti percentuali su luglio e di 5,5 punti su base annua. Tra i 15 e i 24 anni ad agosto le persone in cerca di lavoro, ovvero disoccupate, erano 667.000, pari all'11,1% dei ragazzi nella stessa fascia d'età. Tra il 2008 e il 2012, i disoccupati ufficiali sono aumentati di oltre un milione di unità ma “l'area della difficoltà occupazionale” registra un aumento di circa 2 milioni di persone. Lo si legge nel Rapporto del Cnel sul mercato del lavoro che parla di fenomeno con “conseguenze sociali allarmanti”, specie al Sud Italia.

MACCHINA, UN SOGNO – Con questi dati, si capisce bene come l'auto era e resti un sogno irraggiungibile per i giovani. Al massimo, può essere la famiglia ad aiutare in modo pesante nell'acquisto della vettura, anche perché le banche si guardano bene dal dare finanziamenti a chi non offre una garanzia importante come un contratto a tempo indeterminato. E al Sud, se anche la famiglia può aiutare il ragazzo per comprare un modello nuovo o un usato, resta il dramma della Rca: le Compagnie fanno pagare tariffe stellari ai neopatentati meridionali, così tanto coinvolti nei sinistri (per questo, sono solo un peso per le Assicurazioni, con rischio elevatissimo di risarcimento). Da un recente studio Unrae (Unione Case estere) emerge una realtà preoccupante: la percentuale di giovani che acquista una vettura nuova si sta progressivamente assottigliando e le nuove immatricolazioni attribuibili a persone nella fascia di età dai 18 ai 29 anni è passata dal 13,8% del 2005 all'11,9% del 2010 con un ulteriore segnale negativo per i primi sei mesi del 2011, che registra un dato del 10,7%. Viste sotto un'altra angolazione, cioè rapportando le immatricolazioni totali ai dati sulla popolazione forniti dall'Istat, le statistiche indicano che mentre nel 2005 ogni 1.000 auto nuove 30 venivano acquistate dai giovani, oggi si è passati a 22,8. Quanto all'incidenza della crisi del mercato dell'auto, mentre la flessione complessiva delle immatricolazioni tra gli acquirenti privati nel periodo 2005-2010 è stata del 17%, quella dei 18-29enni è crollata del 28,4%.

QUANDO FINIRÀ? – “Per riportare il tasso di disoccupazione all'8% entro il 2020, il tasso di crescita del Pil dovrà superare il 2% all'anno” sostiene il Cnel, secondo il quale si tratta di “un target non eccezionale, ma oggi forse non alla portata del nostro sistema”. Negli anni di crisi, il nostro Paese ha perso circa 750.000 posti di lavoro ma “se l'occupazione fosse diminuita quanto il Pil, le perdite sarebbero oggi pari a 1.870.000 occupati”. Vogliamo però chiudere con un minimo di ottimismo, visto la raffica di notizie negative che arrivano per gli italiani (Iva al 22%, benzina più cara, disoccupazione), a causa di una classe politica che lascia molto a desiderare: “Questo – dice il Cnel – è certamente l'anno peggiore della storia dell'economia italiana dal secondo dopoguerra, ma quello che può intercettare il punto di svolta del ciclo economico”.

1 commento

Bruno
12:43, 4 ottobre 2013

L'Istat, come al solito, scopre l'acqua calda ed emana dati stranoti a tutti.
Mi sono sempre chiesto come mai tale ente continui ad utilizzare, per le statistiche sulla disoccupazione giovanile, una fascia di età ormai anacronistica ed assai fuorviante (15-24 anni). Oggi in Italia chi assume un qundicenne (quindi minorenne), con le leggi sul lavoro che abbiamo? La fascia fino a 18-19 anni andava bene fino a 50-60 anni fa quando i minorenni che lavoravano erano tanti in % (la scuola dell'obbligo si fermava alle elementari) e gran parte erano in nero perchè non c'erano controlli ( per chi non ha vissuto quei tempi, basta rivedere i documentari dell'epoca trasmessi su Rai Storia). Oggi la scuola dell'obbligo comprende le medie di 1° grado e gran parte dei ragazzi continua a studiare almeno fino a 18-19 anni. Quindi se frequentano ua scuola, ovviamente non lavorano ma non possono essere considerati “disoccupati”.
Altrettanto incomprensibile e riduttivo il limite superiore di 24 anni. Perchè un giovane di 26 o 30 anni non è più tale e non ha diritto ad entrare nella statistica dei disoccupati? Assolutamente da rivedere tale suddivisione arcaica che, ovviamente, falsa la realtà.
Anche su questo argomento i media si guardano bene dal sottolineare la stortura e si limitano al solito copia-incolla dei comunicati stampa del sondaggista di turno. Spettacolo triste.

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