Dieselgate VW: gli investitori chiedono 8 miliardi e intasano il tribunale

Volkswagen verso un nuovo fronte: gli investitori che hanno impugnato il crollo delle azioni con 1400 istanze e costretto la Corte agli straordinari

21 settembre 2016 - 21:42

Molte delle nubi che la “perturbazione dieselgate” ha iniziato ad accumulare giusto un anno fa si sono già tramutate in tempesta ma altre ancora si stanno addensando, promettendo nulla di buono. In effetti un altro fulmine è scoccato, questa volta nella natia Germania (leggi delle sanzioni alluvionali che svuotano il salvadanaio VW): si tratta di una pioggia di cause depositate al tribunale di Brunswick, non lontano dal quartier generale Volkswagen, a Wolfsburg. Le cifre sono inquietanti: si parla di 1.400 cause che potrebbero fruttare ai querelanti qualcosa come 8,2 miliardi di euro, una stangata non indifferente anche per il gigantesco Gruppo Volkswagen.

ULTIMI GIORNI Non è un caso che moltissime cause si siano addensate proprio in questi giorni: è infatti passato un anno dall'inizio del dieselgate e un loro deposito tardivo potrebbe invalidarle. Questa grandinata di azioni legali è dovuta in gran parte ad investitori privati ma non mancano i grandi gruppi finanziari, parimenti inferociti per il fatto che il prezzo delle azioni è sceso del 35% nei primi 2 giorni di negoziazione dopo che le Autorità USA hanno reso noto l'esistenza del defeat device. Le cose non sono poi migliorate così tanto: se il 18 settembre 2015 le azioni erano quotate 161,35 dollari, il 21 erano scese a 113,70, il 22 toccavano 111,20 mentre il 2 ottobre valevano poco più di 101 dollari.

COLOSSI FINANZIARI E LANDER Un certo recupero c'è stato, anche se segnato da paurose oscillazioni, e il 20 settembre di quest'anno le azioni valevano 127,60 dollari, ancora molto al di sotto dei massimi. Questo si è tradotto in perdite molto elevate e gli investitori hanno recriminato che, se avessero saputo di queste scorrettezze gestionali, avrebbero deciso diversamente riguardo gli investimenti in azioni Volkswagen (leggi degli azionisti che minacciavano cause per 40 miliardi già nell'ottobre del 2015). VW continua però a difendersi, giudicando infondate le cause perché avrebbe informato i mercati in ogni fase della vicenda. La società lunedì ha infatti dichiarato che “Dopo una diligente revisione effettuata da parte di esperti legali interni ed esterni, Volkswagen ritiene che il consiglio di amministrazione abbia ottemperato correttamente agli obblighi di comunicazione richiesti dalle regole del mercato dei capitali” (leggi come si parlava di defeat device già nel 2006). In ogni caso il tribunale di Brunswick (Braunschweig in tedesco) ha ricevuto nella sola giornata di lunedi 750 cause ma, con pianificazione tutta teutonica, aveva già “arruolato” personale extra che potesse contribuire a snellire l'immane opera di deposito di tutte queste azioni legali.

4 ANELLI ATTORCIGLIATI La settimana scorsa si era saputo che il grande fondo d'investimento statunitense BlackRock intende procedere in tribunale contro VW e anche 3 Stati tedeschi (Baviera, Baden-Württemberg e Assia) anch'essi investitori in VW, hanno annunciato di aver depositato delle cause per un totale di 5,8 milioni di euro di richieste di danni. Fra queste ultime ondate di cause si annida un “grappolo” di quasi 300 investitori istituzionali, che chiedono in totale 3,3 miliardi di euro, mentre un altro si aspetta 700 milioni di euro. Altre nuvole si infittiscono anche su Audi (leggi come il dieselgate è nato per i motori Audi V6): Stefan Knirsch, il capo della ricerca & sviluppo di Audi, è stato sospeso dalla sua posizione, anche sulla scorta dei documenti emersi nel corso dell'indagine statunitense, ed è ormai considerato un inciampo dalle alte sfere del Gruppo VW. Secondo il magazine tedesco Bild am Sonntag, infatti, le indagini di Jones Day (leggi dei 480 esperti impegnati nell'indagine interna Volkswagen) hanno dimostrato che Knirsch sapeva del defeat device montato sui motori V6 3.0 diesel del Gruppo VW e ha mentito riguardo l'effettiva situazione quando interrogato sotto giuramento. 

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