Dieselgate: Audi sapeva tutto? CEO accusato da ex dirigente motori

Traballa per il Dieselgate Rupert Stadler, CEO di Audi. L'ex dirigente dei motori Ulrich Weiss lancia l'accusa-bomba in Tribunale: sapeva dal 2012!

16 febbraio 2017 - 13:38

L'idea che le alte sfere del Gruppo Volkswagen sapessero del defeat device al centro del Dieselgate è nata molto presto e non ha mai abbandonato gli addetti ai lavori e, probabilmente, anche molti automobilisti che si sono tenuti informati. Recentissime informazioni sembrano confermare questo pensiero, che per la verità aveva già avuto supporto da altre notizie (leggi dell'ingegnere Volkswagen pronto a collaborare nelle indagini sul dieselgate): sembra infatti che le testimonianze di Ulrich Weiss stiano tirando in ballo addirittura il CEO di Audi Rupert Stadler. L'Amministratore delegato avrebbe saputo del software truffaldino gia dal 2012!

NON POTEVA NON SAPERE? Un interrogativo piuttosto sensato (e “velenoso”) è sempre stato questo: perché mai dei semplici tecnici avrebbero dovuto installare dei software illegali su milioni di automobili vendute in tutto il mondo? I rischi dello sfidare, solo per fare un esempio, le potenti Agenzie per l'ambiente degli USA erano terribili e i salari anche di un quadro non valevano certo l'impresa. La conclusione alla quale si arrivava quasi automaticamente è stata questa: i tecnici implementavano questi meccanismi perché avevano ordini dall'alto. Questo “alto” sta prendendo la forma dei massimi dirigenti del Gruppo, compreso il CEO di Audi Rupert Stadler.

LE PAROLE E IL TRIBUNALE Questa pericolosa vicinanza dei vertici di Audi al cuore del dieselgate sarebbe stata riferita, secondo quanto riportato dal magazine tedesco Handelsblatt, da Ulrich Weiss, ex-dirigente del settore sviluppo motori dell'Azienda. Weiss, che era stato sospeso alla fine del 2015, avrebbe reso queste dichiarazioni-bomba al Tribunale del lavoro di Stoccarda. La sua testimonianza sarebbe anche suffragata da documenti che dimostrerebbero come Stadler sapesse della presenza del software che imbrogliava i test delle emissioni già da prima del 2012. Questa data si concilia con la linea temporale del Dieselgate, che sappiamo essere iniziata ben prima di quel fatidico settembre 2015 (leggi del file che descriveva già nel 2006 il trucco sui motori Volkswagen): una data potrebbe essere addirittura quella del 2005, come emerso dai 100 terabyte di dati dell'indagine interna Volkswagen. Weiss ha rincarato la dose, dichiarando alla Corte che la sua punizione è stata funzionale allo sviare la luce dei riflettori dai veri colpevoli dell'imbroglio, che avrebbe coinvolto 2,1 milioni di Audi nel mondo.

CATENA DI BUGIE Le contromosse dell'Azienda non si sono fatte attendere: i legali di Audi hanno comunicato che l'inchiesta (è quella citata poco sopra) condotta dalla Law firm Jones Day chiarirà i fatti entro il mese prossimo. Sono attesi quindi nuovi importanti sviluppi ma quello che sembra chiaro è che i vertici di Audi sapevano del software tarocco anche quando negavano ogni conoscenza. Ricordiamo infatti che i primi risultati “bizzarri” dei test indipendenti USA sulle emissioni risalgono al marzo del 2014 mentre le prime ammissioni della dirigenza del Gruppo Volkswagen arrivano solo nel settembre del 2015, di fronte all'evidenza. Nello Statement of Facts consegnato da VW al Dipartimento di Giustizia USA si parla infatti dei defeat device dei motori V6 3 litri “destinati anche alla controllata Audi e ai suoi diesel da 3 litri” (leggi del dieselgate che è nato per i motori Audi V6). Da quel rapporto si evince che gli ingegneri hanno “predisposto un defeat device che varia le quantità di AdBlue iniettate nel sistema di scarico a seconda che il veicolo è sotto test o su strada. Il risultato è che l'auto consuma meno AdBlue e si è quindi potuto mettere un serbatoio dell'AdBlue più piccolo, diradando inoltre la frequenza dei rabbocchi”. Ai primi di novembre del 2015 l'EPA era già certa le auto con il TDI V6 VW, Audi e Porsche erano state manipolate e aveva emesso un Notice of Violation alle tre Società, ottenendo un comunicato che diceva: “Nei motori diesel V6 da tre litri non è stato installato alcun software per modificare illegalmente il comportamento delle emissioni”. Solo due settimane dopo, il 19 novembre, i rappresentanti di Audi “dopo una richieste da parte di EPA”, hanno ammesso che i grossi 3 litri diesel sono stati manipolati.

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