Costruttori tedeschi accusati di cartello: l'Antitrust irrompe negli uffici

L'Antitrust Europea invia ispettori per perquisire le sedi dei principali brand automobilistici tedeschi, si cercano prove del Cartello tra le Case

24 ottobre 2017 - 9:25

Le indagini sul presunto cartello dei costruttori tedeschi si intensificano e da Bruxelles una task force di ispettori giunge in Germania per perquisire gli uffici dei brand sotto inchiesta. Gli ispettori inviati dall'Antitrust dell'Unione Europea hanno passato al setaccio le stanze dei bottoni di Daimler, Volkswagen e Audi alla ricerca di documenti e prove che possano riferirsi agli accordi segreti tra le Case costruttrici. A ricevere la visita degli ispettori, accompagnati dai colleghi dell'autorità tedesca per la concorrenza, la settimana scorsa anche gli uffici di BMW. Le accuse che pendono sul capo dei big delle quattro ruote tedeschi sono pesanti e, secondo le accuse, il cartello andrebbe avanti da oltre 20 anni.

IL SOSPETTO DI UN CARTELLO ULTRA DECENNALE Il gotha dell'industria automobilistica tedesca è finito, ormai da qualche tempo, nel mirino dell'antitrust dell'Unione Europea. L'autorità garante vuole far luce su una fitta rete di accordi clandestini che legano alcuni dei produttori più celebri in un'alleanza, un fronte compatto che si sarebbe concertato soprattutto su come impiegare i sistemi per il contenimento delle emissioni inquinanti delle automobili. Da Bruxelles è stato deciso di muovere il primo passo di una indagine che potrebbe portare ad uno scandalo, l'ennesimo, che investe i nomi più illustri dell'industria automobilistica (Questo cartello è collegato all'Irongate? Lo scandalo dell'acciaio tedesco? Leggi qui).

VERIFICHE ANNUNCIATE, I COSTRUTTORI NON SI STUPISCONO Daimler, Volkswagen e Audi hanno comunicato alla stampa l'inizio dei controlli presso le rispettive sedi, parlando, non tanto di perquisizioni, quanto di verifiche annunciate. Sta di fatto che dalla UE sono giunti ispettori con un inequivocabile mandato e ad oggi l'esito delle perquisizioni non è stato diffuso, così come non sono state prese posizioni dalla UE, nello specifico, circa il contenuto degli accordi alla base del presunto cartello. Nel comunicato trasmesso dall'antitrust di Bruxelles viene puntualizzato che questi accertamenti ad ogni modo non pregiudicano la posizione delle case costruttrici indagate né l'esito dell'indagine stessa (Mercedes intanto ritira dal mercato un'auto appena presentata per evitare guai).

LE CASE RISCHIANO UNA MULTA MILIARDARIA La miccia che ha innescato questa corposa indagine è stata accesa lo scorso luglio da un articolo di denuncia pubblicato da Der Spiegel. Il tabloid tedesco ha riportato in maniera piuttosto dettagliata come Audi, BMW, Mercedes e Porsche abbiano stretto un lungo sodalizio al fine di risparmiare sulla componentistica e concordare strategie comuni per contenere le restrizioni imposte dalle normative ambientali (Qui tutti i dettagli pubblicati da Der Spiegel). Grazie a quello che sarebbe di fatto un cartello, le aziende partecipanti avrebbero tratto un vantaggio a danni dei brand concorrenti e per questo rischiano una multa pari al 10% del proprio fatturato.

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