Così il Fisco uccide l'auto

Nel 2014, la filiera automotive ha versato ben 71,6 miliardi di euro allo Stato

16 luglio 2015 - 10:00

Il Fisco continiua imperterrito a strangolare l'auto. A nulla servono gli allarmi lanciati da Unrae (Unione case estere), Federauto (concessionari) e Anfia (Associazione filiera industria auto). Proprio quest'ultima snocciola dati drammatici: il carico fiscale complessivo gravante sulla motorizzazione italiana torna a crescere nel 2014, raggiungendo i 71,6 miliardi di euro, pari a un incremento dell'1,7% rispetto all'anno precedente. Anche a fronte di un leggero calo (-0,3%) del totale delle entrate tributarie nazionali rispetto al 2013, la quota percentuale del gettito proveniente dal settore automotive sul gettito complessivo è ulteriormente salita, portandosi dal 16,5% del 2013 al 16,8% nel 2014.

CONFRONTO IMPIETOSO – “Facendo un confronto con il 2009, anno in cui il gettito fiscale complessivo proveniente dal settore automotive ha toccato il punto di minima dall'inizio della crisi (66,32 miliardi di Euro, pari al 16% delle entrate tributarie nazionali), è significativo rilevare che la tassazione derivante dall'utilizzo dell'autoveicolo ha continuato a crescere, portandosi da 51,18 miliardi di euro a 58,67 nel 2014 (+14,6%)”, commenta Roberto Vavassori, presidente Anfia. Nello stesso periodo, anche il gettito derivante dal possesso dell'autoveicolo (bollo auto) è cresciuto del 7,7%, passando da 5,67 miliardi a 6,10 miliardi. Nel 2014, la percentuale del gettito fiscale derivante dal comparto sul PIL è pari al 4,5%, mantenendo il primato tra i maggiori Paesi europei, visto che la media si aggira tra attorno al 3,4%.

MENO SOLDI IN TASCA – Alla perdita di capacità di spesa da parte degli italiani – ha proseguito il Presidente Anfia – si è reagito, in questi anni, con l'inasprimento delle imposizioni fiscali sull'auto. Dal 2014, si intravedono i primi segnali di ripresa del mercato e il gettito ha continuato a crescere. “Se questo trend prosegue, gli introiti provenienti dal settore continueranno a lievitare in concomitanza con la ripartenza della domanda di auto, quando, invece, occorrerebbe riequilibrare alcune voci di spesa, per esempio le accise sui carburanti e, più in generale, la tassazione sull'utilizzo dei veicoli, coerentemente con il criterio ‘chi più inquina paga'”. Per rilanciare davvero la domanda di mobilità nel nostro Paese, dice l'Anfia, occorre invertire questa tendenza, con particolare attenzione alla spesa delle famiglie, ma anche alla competitività delle imprese, in direzione di una fiscalità automotive più equa.

ACCISE, CHE BOTTE – Numerosi le voci che picchiano duro. Ma bel 2014, per paradosso, pur essendo diminuiti i prezzi medi dei carburanti alla pompa, è aumentata l'incidenza fiscale (accise e Iva) che grava sul prezzo finale: per la benzina è passata dal 59,2% del 2013 al 60,7%, per il gasolio dal 54,8% al 56,5%, per il Gpl dal 35,8% al 37,2%, per il metano dal 18% al 18,5%. Non solo: ecco uno scenario nerissimo. Nuovi incrementi delle accise e dell'Iva potrebbero verificarsi a gennaio 2016, in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi di riduzione della spesa pubblica (clausola di salvaguardia della legge di Stabilità 2015). Sarebbe un'ulteriore mazzata a un settore moribondo, almeno in Italia e per quanto concerne le famiglie: i numeri del mercato del nuovo sarebbero ancora più disastrosi se non ci fosse il noleggio a lungo termine. Ma i vari governi non ci sentono: gli automobilisti sono sempre più il bancomat dell'esecutivo. Addirittura, il governo Renzi avrebbe dovuto rimodulare il bollo auto, e per tutta risposta è arriva l'eliminazione delle agevolazioni sul bollo a favore delle auto storiche…

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