Concessioni delle autostrade. Gestori attaccano il governo: non mantiene le promesse

Sul piatto, il rinnovo delle concessioni autostradali: i gestori vogliono allungarle e riscuotono la promessa di non aumentare i pedaggi oltre l'1,5%

27 luglio 2015 - 10:00

Le autostrade infuriate con il governo Renzi. Cerchiamo di interpretare le frasi di Fabrizio Palenzona, presidente Aiscat (l'associazione che rappresenta i gestori autostradali): “Il recupero del calmieramento tariffario è un'importante questione che esige un'immediata soluzione. Il termine per il recupero del calmieramento tariffario, così come stabiliva l'accordo, è scaduto a fine giugno”. Ecco il cuore della questione: le autostrade, dicono, hanno calmierato i pedaggi, con aumenti limitati. E vogliono qualcosa in cambio. Vediamo cosa.

IL PROBLEMA CONCESSIONI – Secondo Palenzona, “non c'è stata alcuna concreta azione da parte del ministero dei trasporti per dar seguito agli impegni presi, nonostante il tentativo costante del settore, rimasto puntualmente senza riscontro alcuno, di trovare delle risposte o stabilire un'interlocuzione sul punto con il ministero”. Tutto ruota attorno “alle iniziative promosse dal governo volte, da una parte, a istituire una modulazione tariffaria a favore dei pendolari che utilizzano le autostrade a pedaggio per raggiungere il posto di lavoro, e dall'altra parte a calmierare gli adeguamenti tariffari al valore dell'inflazione programmata, e cioè all'1,5%. Si è trattato di iniziative nate per cercare di far fronte alla generale situazione di crisi economica, a cui le concessionarie autostradali che programmavano gli incrementi maggiori dell'1,5% hanno responsabilmente aderito, con spirito collaborativo, stilando appositi accordi con il governo. I medesimi accordi prevedevano che, al fine di salvaguardare il principio non bypassabile della certezza del contratto, il governo si impegnasse a compensare le misure riconoscendo il recupero del mancato intervento tariffario, attraverso varie possibili modalità, non necessariamente coincidenti con l'applicazione differita di un aumento tariffario”. Quali modalità: allungamento delle concessioni, ossia delle convenzioni, dei contratti, che legano lo Stato (proprietario della rete autostradale) ai gestori (in quali prendono la rete in concessione).

PARTITA PESANTE – Sul piatto, spiega ilfattoquotidiano.it, ci sono i piani finanziari dei concessionari che, complice la normativa europea, giacciono ancora non approvati nei cassetti del ministero. Si tratta di quei piani che, grazie al decreto Sblocca Italia, le concessionarie hanno predisposto in via autonoma e senza controlli per ottenere l'automatico rinnovo delle concessioni autostradali senza gara alcuna. Un patto che era stato siglato con il governo Renzi e l'allora ministro Maurizio Lupi. Dov'è il guaio? La Commissione europea ha detto no. Facendo fare una figuraccia al ministero dei trasporti e al governo Renzi: l'allungamento delle concessioni non è necessario, non viene visto come un beneficio per la concorrenza, per i pedaggi, per gli automobilisti. Con la minaccia dell'apertura di una nuova procedura di infrazione contro l'Italia. Ora il governo non sa come fare a uscire dalla “buca” e Palenzona alza la voce: “Nonostante alcuni cambiamenti positivi di rotta che ci avevano fatto ben sperare, anche nell'ultimo anno i diritti spettanti alle concessionarie e contrattualmente stabiliti nelle convenzioni di concessione, sono stati più volte messi in discussione per omissione e rallentamento di atti”.

LA QUESTIONE PROFITTI – Palenzona difende a spada tratta le autostrade: “Si continua a dire, in affermazioni in pubblico e sulla stampa, che le concessionarie autostradali realizzano margini di profitto eccessivamente elevati. Ciò non corrisponde al vero. Un'analisi corretta dei profitti va fatta sulla redditività del capitale investito: seguendo questo metodo valori elevati di margine operativo lordo e utile operativo si traducono ad una redditività di riferimento, al netto delle tasse dell'8,6%, inferiore al mercato degli asset regolati”. Insomma, gestori in pressing sul governo, sostenendo che i profitti non sono poi così alti e che l'esecutivo non mantiene le promesse. Una situazione caotica e critica nella quale il ministero dei trasporti (dell'ex ministro Lupi) e il governo Renzi si sono ficcati da soli. Mentre l'Unione europea ci bacchetta per la nostra inettitudine. E questo solo per quanto attiene alle autostrade. Per le assicurazioni Rc auto, se mai il disegno legge concorrenza (voluto dal ministero dello sviluppo economico e da diversi esponenti dell'esecutivo) sciaguratamente divenisse realtà, l'Unione europea è pronta a rifilarci altri scappellotti e farci cancellare norme anti-concorrenziali.

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