Vendere l'auto con fermo amministrativo: non si può neppure al convivente

I conviventi conoscono i debiti del partner quindi cedere loro i propri beni per sottrarli al fisco è un atto inefficace, lo ricorda la Cassazione

26 ottobre 2017 - 9:00

Un'interessante pronuncia è stata depositata dalla Suprema Corte di Cassazione in data 12 ottobre 2017, la n. 23950, che riguarda un caso di cessione di veicolo pochi giorni dopo la comunicazione di fermo amministrativo per debiti nei confronti dell'Erario. Equitalia ha chiesto che venisse revocata la vendita e Tribunale e Corte d'Appello le hanno dato ragione. La particolarità del caso è che il veicolo era stato ceduto dal debitore alla convivente. Il ricorso e dunque la sentenza si concentrano sulla sussistenza del c.d. consilium fraudis, che sarebbe la consapevolezza dell'intento di frodare il creditore, da parte dell'acquirente della vettura. Chi acquista un bene non può preoccuparsi che il venditore stia scappando dal fisco, per cui è necessario, affinchè il creditore possa pignorare il bene venduto, che anche chi compra sia al corrente dell'escamotage, quindi sia d'accordo. Nel caso di specie, la convivenza è stata ritenuta ragione sufficiente per considerare il compratore del veicolo in mala fede.

LA MOSSA PER SALVARE UNA BMW SERIE 7 Il protagonista di questa vicenda finita in Cassazione, aveva Equitalia che gli dava la caccia per un debito di 300.000 euro, e gli aveva fatto notificare il fermo amministrativo dell'auto, una lussuosa BMW serie 7. Pochi giorni dopo la notifica del fermo amministrativo, l'auto viene ceduta alla compagna, in un estremo tentativo di sottrarla alle mani del fisco. Ma Equitalia non ci sta, e comincia una battaglia legale che dal 2011 si è protratta fino pochi giorni orsono, dopo oltre sei anni di braccio di ferro, con la sconfitta del proprietario della berlina.

PER LA CORTE CHI TI VUOL BENE CONOSCE I TUOI DEBITI Il ricorso poggiava su alcune censure “formali”, riguardanti gli atti posti in essere da Equitalia, e soprattutto sull'insufficienza della presunzione di conoscenza, da parte della convivente del debitore, della situazione patrimoniale di quest'ultimo. In particolare, la difesa del debitore sottolineava che i debiti erano risalenti a un periodo anteriore non solo alla relazione con l'acquirente del veicolo, ma addirittura anteriore al suo arrivo in Italia. Gli Ermellini non si fanno convincere e citano la massima d'esperienza, per cui “in una coppia legata da vincolo sentimentale di convivenza i soggetti della relazione comunicano reciprocamente circostanze che riguardano la vita in comune”. Dunque la Corte rigetta il ricorso, e alla fine il debitore verso il fisco deve arrendersi. Ma dal fermo amministrativo sono passati ben sei anni.

LA VITTORIA DI PIRRO DI CHI INSEGUE I DEBITORI FURBI Pur non sapendo se l'auto sia stata utilizzata nei periodi tra una sentenza e l'altra, non conoscendo gli atti processuali antecedenti alla sentenza di cassazione, una cosa appare certa: in sei anni un'auto perde gran parte del suo valore. Quindi la vendita eventuale di questo veicolo, se mai verrà fatto mettere all'asta, non renderà di certo all'Erario la cifra che avrebbe potuto ottenere, senza questa lunga battaglia giudiziaria. Non sappiamo nulla del merito della vicenda, e non sono le ragioni del contribuente colto in fallo che interessano in questa sede. Quel che purtroppo occorre notare, è che qui hanno perso tutti. Ha perso, formalmente, il debitore che ha ottenuto il rigetto del ricorso in cassazione, e si trova una montagna di spese legali da pagare. Ma ha perso anche l'Erario, che si trova ad aggredire un bene fortemente svalutato. Di sicuro ha perso la giustizia italiana, che soffre di vecchi mali, da cui sembra non guarire mai, nonostante i tentativi di sveltire le procedure (di pignoramenti più veloci grazie a una riforma del 2014, abbiamo parlato in questo articolo). Ben vengano allora le misure premiali, che taglino i debiti, ma anche i tempi di recupero (SicurAUTO.it ne ha parlato in questo articolo). L'avere leggi che tutelano i deboli può diventare un boomerang, se la macchina della giustizia è ingolfata come la nostra.

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