Targhe estere: iscrizione al REVE, ora si paga anche l’IPT

Targhe estere: iscrizione al REVE, ora si paga anche l’IPT

Nuove regole sull'IPT delle targhe straniere: obiettivo, limitare il fenomeno della estero-vestizione

 

Nuove regole sull'IPT delle targhe straniere: obiettivo, limitare il fenomeno della estero-vestizione

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27 Maggio 2026 - 09:54

Rivoluzione per le normative della mobilità: riguarda i veicoli con targhe estere che circolano nel nostro Paese, guidati da residenti in Italia, come annuncia Agenzia Gamma Riccione. Adesso si paga l’IPT (Imposta Provinciale di Trascrizione) anche sulle iscrizioni al REVE, il Registro Veicoli Esteri in base alla legge 88 del 22 maggio 2026 (Gazzetta Ufficiale 117), che ha convertito il decreto 38/2026. Risiedendo nel sistema informativo dell’ACI, il REVE è un archivio diverso dal PRA: l’obiettivo del legislatore è contrastare il fenomeno delle estero-vestizioni in Italia. Da una parte, si rispettano i princìpi di libera circolazione all’interno dell’UE; dall’altra, c’è la necessità di tracciamento da parte dello Stato italiano. La novità in due parole? Pratiche di iscrizione al REVE: per le richieste fatte dal 25 maggio 2026, si paga la stessa IPT di un normale passaggio di proprietà, calcolata sui kW del veicolo.

AUTO CON TARGHE ESTERE PER PAGARE POCO

La novità è pesante. Per capire il motivo, ecco la situazione fino a ieri (a tal proposito si parla di furbetti). Da anni, circolare in Italia con targa estera iscritta al REVE è un escamotage regolare (nessuna truffa) per non pagare l’IPT in Italia al momento dell’acquisto, il bollo e il superbollo italiano. Ma anche per risparmiare sull’assicurazione RC Auto: le tariffe estere sono più convenienti. Si pensi alla RCA di Varsavia rispetto alla polizza cara come il fuoco di Napoli. Inoltre, in questo modo, non risultano al fisco veicoli intestati (zero rischi di fermi amministrativi). E poi si sfruttano regimi IVA agevolati. Senza considerare che si sostengono revisioni meno rigorose nei Paesi esteri di immatricolazione. Infine, commettendo un’infrazione in un Comune italiano, questo potrebbe desistere dall’inviare la multa in Polonia o altrove, dovendo sobbarcarsi spese altissime.

TARGHE POLACCHE A NAPOLI E TARGHE ESTERE IN ITALIA: COSA SUCCEDE

Ecco perché sono decine di migliaia le auto con targa polacca a Napoli e le vetture con targhe di Paesi stranieri (specie dell’Est) in giro in Italia: intestate a persone giuridiche estere (società di noleggio o leasing), ma utilizzate da residenti italiani nel Belpaese. Macchine di qualsiasi cilindrata, incluse le supercar che da noi pagherebbero un superbollo pesantissimo. In passato, qualche normativa per rimediare ai guai ha fatto flop. Questo massiccio afflusso di veicoli immatricolati oltreconfine ha generato negli anni un’economia parallela del noleggio a lungo termine transfrontaliero. Le agenzie intermediarie offrono pacchetti “tutto compreso” estremamente competitivi, attirando non solo i proprietari di vetture ad alte prestazioni, desiderosi di sfuggire alle severe grinfie del fisco italiano, ma anche automobilisti stremati dai costi proibitivi delle polizze assicurative locali.

Targhe estere, iscrizione al REVE, ora si paga anche l'IPT

SITUAZIONE ADESSO

Oggi, l’iscrizione al REVE è più costosa: c’è l’IPT proporzionale ai kW (3,51 €/kW). Più, in quasi tutte le Province, la maggiorazione massima del 30%, arrivando a 4,563 €/kW. Grosso modo, da 200 euro per un’auto piccola a 3.500 euro per una supercar. Difficile che il fenomeno delle targhe polacche a Napoli e delle targhe estere in Italia scompaia: sarà più cara la procedura, specie per i mezzi di cilindrata superiore. È un piccolo primo passo per arginare il fenomeno, dovuto a normative UE confuse e disordinate, introdotte senza pensare alle conseguenze. Restano comunque mille vantaggi, dalla RCA al bollo e al superbollo.

LE VARIABILI IN GIOCO

L’efficacia di questa misura dipende anche dall’intensificazione dei controlli su strada, e dall’interconnessione delle banche dati europee. Le Forze dell’ordine necessitano di strumenti digitali sempre più integrati per verificare in tempo reale sia la conformità dei veicoli stranieri sia la reale residenza dei conducenti. Se l’attività di monitoraggio non verrà potenziata in modo capillare, il rischio concreto è che il mercato si adatti, cercando nuove scappatoie legali o formule contrattuali alternative per aggirare il balzello. Inoltre, questa riforma evidenzia l’urgenza di un’armonizzazione fiscale e assicurativa strutturale all’interno dell’Unione Europea: solo riducendo il divario originario tra le tariffe RCA e i regimi tassativi dei diversi Stati membri si potrà eliminare alla radice l’incentivo alle estero-vestizioni, garantendo una concorrenza leale e una reale equità per tutti i cittadini automobilisti.

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