Segnaletica irregolare

Segnaletica irregolare, stop al ricorso al Ministero: a chi rivolgersi?

Se viene collocata una segnaletica irregolare, o ritenuta tale, non è più possibile ricorrere al Ministero dei Trasporti. Le alternative ci sono ma sono costose

16 novembre 2020 - 14:30

Fino a poco tempo fa la legge italiana consentiva di ricorrere direttamente al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti contro l’apposizione di segnaletica irregolare (o ritenuta tale) da parte dei Comuni. Ad esempio un cittadino che si vedeva improvvisamente collocare un divieto di sosta sotto casa senza apparenti motivazioni o che voleva contestare la disposizione di strisce blu in un punto a suo parere non consono, poteva appellarsi al MIT e ricevere un responso in tempi ragionevoli. Il ricorso al Ministero aveva il pregio di essere estremamente economico (praticamente gratuito) e di, conseguenza, accessibile a tutti. Ma poiché in Italia, come spesso accade, le cose che funzionano bene sono le prime a subire modifiche, la legge n. 120 dell’11 settembre 2020, cosiddetto decreto Semplificazioni, ha cancellato questa opportunità. E adesso ricorrere contro i provvedimenti che riguardano la segnaletica stradale diventa molto più complicato.

RICORSO AL MIT CONTRO L’APPOSIZIONE DI SEGNALETICA: LA NORMA ABROGATA

In particolare l’art. 49 comma 5-ter del testo unificato della legge n. 120 ha disposto l’abrogazione del comma 3 dell’art. 37 del Codice della Strada (che recitava testualmente: “Contro i provvedimenti e le ordinanze che dispongono o autorizzano la collocazione della segnaletica è ammesso ricorso, entro sessanta giorni e con le formalità stabilite nel regolamento, al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, che decide in merito”), mentre il comma 5-quater ha sancito pure l’abrogazione dell’art. 74 del suddetto regolamento che conteneva, appunto, le modalità per presentare il ricorso al MIT. Una decisione che, come è facile immaginarsi, ha sollevato molte critiche. Anche perché il decreto Semplificazioni, con le sue numerose e non banali modifiche al Codice della Strada, è diventato legge senza una reale discussione in Parlamento, venendo approvato a colpi di fiducia.

A CHI RIVOLGERSI PER CONTESTARE LA COLLOCAZIONE DI UN SEGNALE STRADALE

Adesso, dunque, a chi bisogna rivolgersi per contestare un provvedimento o un’ordinanza che riguarda la collocazione di segnali stradali? Stante l’assenza di indicazioni da parte della nuova legge, sembra che le uniche strade possibili restino quelle del ricorso al TAR (e, in secondo grado, al Consiglio di Stato) o del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Due procedure assolutamente valide ma che hanno il non trascurabile ‘difetto’ di costare parecchio: alcune migliaia di euro per il ricorso al TAR, almeno 650 euro di solo contributo unificato per l’istanza straordinaria al PdR. Inibendo di fatto l’accesso ai ricorsi a una vasta schiera di cittadini, anche se lo Stato offre il patrocinio gratuito ai soggetti in difficoltà economiche (reddito del nucleo familiare inferiore a 11.528,41 euro) e con un’azione collettiva si possono diluire le spese tra più persone.

RICORSO AL TAR O AL PDR: ATTENZIONE ALLE TEMPISTICHE

Occhio però ai tempi: il ricorso al TAR dev’essere presentato entro 60 giorni da quando l’ordinanza istitutiva di una limitazione alla circolazione stradale (mediante segnaletica) è stata inserita nell’Albo Pretorio del Comune, mentre ce ne vogliono 120 per quello al Presidente della Repubblica. Il problema è che tali termini iniziano a decorrere dal giorno di pubblicazione del provvedimento sull’Albo Pretorio e non da quando il cittadino si accorge della nuova segnaletica stradale, per cui molto spesso (specie per l’istanza al TAR) quando decide di fare ricorso i termini risultano già scaduti.

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