Pedone investito fuori dalle strisce: colpevole anche l'automobilista

Concorso di colpa tra la vittima e l'automobilista: non ha dimostrato di aver fatto il possibile per evitare l'impatto mortale

29 gennaio 2015 - 10:00

Il caso: un automobilista investe un pedone, colpevolmente fuori dalle strisce; e per stabilire la responsabilità dell'accaduto si va per vie legali. Alla fine, la Cassazione, con sentenza numero 1135/15, terza sezione civile, conferma la decisione della Corte d'appello di Reggio Calabria: questa aveva riformato (in parte) la sentenza di primo grado, dichiarando il concorso di colpa del pedone in misura pari a quella dell'automobilista.

TUTTO RUOTA ATTORNO A UN ARTICOLO – Gli ermellini decidono in questo senso basandosi sull'articolo 2054, comma 1, del Codice civile: la presunzione di colpa del conducente dell'autoveicolo investitore non opera in contrasto con il principio della responsabilità per fatto illecito. In due parole: il conducente non ha fornito la prova idonea a dimostrare la propria innocenza; ma questo non preclude l'indagine in ordine all'eventuale concorso di colpa del pedone danneggiato. Una volta accertata la pericolosità e l'imprudenza della condotta del pedone, la colpa dello stesso concorre con quella presunta del conducente.

CONCORSO DI COLPA – C'è quindi concorso di colpa. L'accertamento del comportamento colposo del pedone investito dal veicolo non è sufficiente per affermare la sua esclusiva responsabilità, essendo pur sempre necessario che l'investitore vinca la presunzione di colpa, dimostrando di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno. Infatti, il pedone che non si avvalse delle apposite strisce, aveva approfittato del rallentamento operato dal conducente, per effettuare, con una decisione improvvisa, l'attraversamento della sede stradale. Il conducente, sebbene viaggiasse a velocità moderata, non aveva dimostrato di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, potendo effettuare comunque una manovra d'emergenza.

DIVERSI PRECEDENTI – La sentenza conferma un vecchio orientamento della Cassazione. Per esempio, la terza civile, con sentenza 5399/13, ha confermato la decisione data dalla Corte d'appello di Roma che aveva ritenuto una donna di 72 anni, investita da un'auto mentre attraversava fuori dalle strisce pedonali, responsabile dell'incidente per il 70%, residuando a carico dell'automobilista solo il 30% della colpa. La Corte d'appello ha dato peso a tutti gli elementi provati sull'imprudenza della donna, applicando il principio per cui il pedone che attraversa fuori dalle strisce deve dare precedenza ai veicoli. I giudici della Suprema corte hanno confermato la sentenza di 2° grado.

1 commento

Paoblog
11:24, 29 gennaio 2015

Senza voler essere polemico, ritengo che se il pedone avesse attraversato sulle strisce, le cose sarebbero state ben più chiare. Alla fine si butta parte della propria responsabilità sull'altro.

Mi chiedo come, in assenza di testimoni, il conducente possa dimostrare di aver fatto il possibile e mi torna alla mente l'incidente che ho avuto nel 2007, con il vigile che mi aveva multato perchè “non mi ero fermato in tempo”.

Se non fosse che, procedendo a 50 kmh sono necessari 25 metri per arrestarsi, ovvero 14 metri che si percorrono durante il tempo di reazione + 11 metri di frenata).

Va da sè che se una macchina esce sparata da uno Stop e la visuale è limitata dalle auto in sosta sino all'incrocio, diventa impossibile fermarsi in tempo ed infatti la frenata è iniziata in prossimità delle strisce pedonali.

L'Articolo 141 – Velocità, comma 2 recita: “Il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l'arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile.”

Secondo me, ma è ovvio che sono di parte, un veicolo che sbuca di colpo da un'incrocio regolato da Stop e con (mia) visuale limitata dalle vetture in sosta, non è nè prevedibile nè rientra nel mio campo di visibilità.

Se c'è lo Stop io “prevedo” che chi arriva si fermi, non il contrario, sennò sarebbe come dire che chi passa con il semaforo verde abbia un concorso di colpa, dato che deve prevedere che un altro passi con il rosso.

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