Pass invalidi

Pass invalidi falsificato: la Cassazione esclude la tenuità del fatto

Nel caso di utilizzo di un pass invalidi falsificato la Cassazione esclude che possa applicarsi la tenuità del fatto. Si tratta invece di un reato

15 gennaio 2021 - 14:00

Chi espone sul parabrezza dell’auto un pass invalidi falsificato commette il reato di ‘Uso di atto falso’ (art. 489 c.p.) e non un semplice illecito amministrativo. Lo ha specificato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 836/2021, negando che in un caso del genere possa applicarsi la tenuità del fatto, prevista dall’articolo 131-bis c.p. nei reati con pena detentiva non superiore a 5 anni, allorquando per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento del responsabile risulta non abituale.

PASS INVALIDI FALSIFICATO: REATO O ILLECITO AMMINISTRATIVO?

Nella vicenda in questione un uomo viene condannato in appello a tre mesi di reclusione per aver utilizzato un pass per parcheggio invalidi, intestato alla madre, interamente contraffatto e idoneo a ingannare la pubblica fede. Occorre specificare che la madre dell’uomo risulta effettivamente invalida e titolare di un regolare contrassegno. Tuttavia l’uomo, che comunque non aveva titolo di usare il pass della madre per fini personali, essendo tenuto per legge a usufruire del beneficio solo nell’interesse della persona invalida, ha esposto sul cruscotto dell’auto un contrassegno disabili uguale all’originale ma contraffatto a regola d’arte, non una semplice fotocopia. Questa particolare circostanza lo spinge a ricorrere in Cassazione per farsi annullare la condanna, ritenendo a suo parere più congrua una multa per violazione dei commi 4 e 5 dell’articolo 188 del Codice della Strada riguardante la circolazione e la sosta dei veicoli al servizio degli invalidi.

PASS INVALIDI CONTRAFFATTO: NO ALLA TENUITÀ DEL FATTO

Di tutt’altro parere la Suprema Corte, secondo cui non può essere considerata di particolare tenuità la condotta di chi usa in maniera illecita un documento che autorizza al parcheggio gli invalidi, occupando i loro spazi abusivamente, escludendo quindi che la contraffazione del pass si possa punire come un semplice illecito amministrativo. In altri termini, ribadiscono gli Ermellini, limitare il diritto delle persone disabili di parcheggiare nelle aree a loro riservate è tutt’altro un’azione di scarsa importanza, anzi si tratta di una condotta particolarmente odiosa che merita la rilevanza penale. Inoltre, il fatto che l’uomo tenesse in bella mostra il permesso falso in macchina, è una chiara dimostrazione dell’abitualità nel commettere il reato, altro elemento che nega l’applicazione della tenuità del fatto.

AUTO INTESTATA A DISABILE, CHI PUÒ GUIDARLA?

Ricordiamo che per legge la vettura da destinare, in via esclusiva o prevalente, alle necessità del portatore di handicap può essere intestata al disabile stesso (a prescindere che possa guidarla direttamente, in base al tipo di disabilità) oppure a un suo familiare o parente che ce l’abbia fiscalmente a carico. Non è necessario che a guidare il veicolo sia la persona invalida e nemmeno che sia obbligatoriamente a bordo, l’importante è che l’auto risulti utilizzata prevalentemente per le sue esigenze. Allo stesso tempo è consentito l’uso saltuario della vettura anche per ragioni diverse dalle necessità del disabile, tuttavia chi usufruisce dell’auto per altri scopi non può in alcun modo beneficiare delle facilitazioni dedicate al portatore di handicap, approfittando per esempio degli appositi stalli o degli ingressi liberi nelle Ztl.

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