L'omissione di soccorso scatta anche se non si ha colpa nell'incidente

La prova da fornire per evitare l'omissione di soccorso non è di non aver causato l'incidente, ma la "non riconducibilità? al proprio comportamento

28 luglio 2017 - 9:00

Una sentenza interessante è stata depositata nella cancelleria penale della Suprema Corte di Cassazione in data 11 luglio 2017. E' la n. 33772, emanata dalla IV sez. penale, con cui gli Ermellini chiariscono i contorni del reato di omissione di soccorso stradale ex art. 189 C.d.s.. In un caso in cui una donna, alla guida di un veicolo, si era allontanata dopo la caduta di un motociclo, la Corte chiarisce che non è la prova della mancanza di colpa che dev'essere fornita, ma quella della “non riconducibilità del sinistro alla condotta dell'imputato”. E' una differenza non da poco, perchè il reato scatta quando c'è un qualunque coinvolgimento, anche se poi non c'è responsabilità. L'omissione di soccorso è tema delicato, poiché proprio nei casi in cui essa è cruciale, ossia nei casi di investimento di pedone o ciclista, alcuni ritengono che l'introduzione delle norme sull'omicidio stradale possano avere un'influenza negativa. La paura per le pene inasprite potrebbe infatti portare il conducente che abbia cagionato le lesioni gravi a darsi alla fuga.

INCIDENTE IN ASSENZA DI CONTATTO Il caso di specie riguardava una classica dinamica di incidente all'incrocio: autoveicolo in fase di svolta a sinistra, motociclista sopravveniente in senso inverso che cade. Ulteriore particolare era l'assenza di contatto: secondo la ricostruzione avvenuta nelle fasi di merito, il motociclista aveva perso l'equilibrio per aver visto iniziare improvvisamente la manovra di svolta e non in seguito all'urto con il veicolo. Ma al di là della responsabilità nella produzione del sinistro, ciò che rilevava sul piano penale era la condotta che l'automobilista aveva tenuto in seguito, allontanandosi, poi tornando sul luogo dell'evento, infine allontanandosi di nuovo.

CHI SI ALLONTANA HA COLPA, CHE SIA RESPONSABILE O NO La difesa della conducente del veicolo poi allontanatasi dal luogo dell'incidente ha basato tutto su presunti errori nella ricostruzione della dinamica e sul fatto che l'allontanamento, in pieno giorno e in un luogo affollato, fosse caratterizzato da quella particolare tenuità che lo rende non punibile. Nei primi due motivi di ricorso, viene contestato che non si è fatto uso corretto delle prove sulla dinamica e sull'elemento soggettivo, ossia sulla coscienza di aver provocato un incidente da parte dell'imputata. Nel terzo, la difesa si appella alla tenuità del fatto. Gli Ermellini a questo punto, richiamandosi a molta giurisprudenza precedente, chiariscono che per l'omissione di soccorso ex art. 189 C.d.S., l'importante non è la prova della responsabilità del sinistro, ma quella della riconducibilità del sinistro alla condotta dell'imputato. Infatti “la responsabilità dell'incidente non è elemento costitutivo del delitto di omissione di soccorso stradale”, che si fonda sull'obbligo giuridico di attivarsi in soccorso dei feriti per tutti gli utenti coinvolti in un sinistro “comunque” riconducibile al loro comportamento. Quanto alla presunta tenuità del fatto, la Corte fa presente che si tratta di una valutazione discrezionale del giudice di merito. Nel caso di specie, la condotta dell'imputata, unitamente alla negazione del fatto avvenuta per tutto il processo, è stato sufficiente per la Corte territoriale ad escludere che il fatto potesse considerarsi “tenue”.

L'OMISSIONE DI SOCCORSO, PROBLEMI VECCHI E NUOVI L'omissione di soccorso è un problema antico. Da sempre la giurisprudenza ha dovuto fissare i paletti della fattispecie di reato in modo ampio per responsabilizzare gli utenti della strada, anche se non sono mancate pronunce di assoluzione per mancanza di dolo (per un caso raccontato da SicurAUTO.it, leggi questo articolo). Qualche anno fa il fenomeno era in preoccupante crescita (per approfondire leggi questo articolo). Dopo l'approvazione del reato stradale, che ha reso molto gravose le sanzioni per chi causa lesioni o perdita della vita alla guida di un veicolo, specialmente se in presenza di alcune violazioni del codice, sembra che la situazione sia addirittura peggiorata, perchè è probabile che proprio nelle situazioni in cui il primo soccorso è fondamentale, come negli investimenti di pedoni o ciclisti, o comunque negli incidenti gravi, è cresciuta la percentuale di chi fugge, magari per evitare test alcolemici o tossicologici che porterebbero dritto alla reclusione. Questo, nonostante sia stato inserito il contrappeso all'interno dell'art. 189 C.d.S., per cui chi presta soccorso non rischia l'arresto in flagranza di reato. Forse la scure della riforma penale non è il giusto strumento per l'educazione stradale. L'opinione di chi scrive è che la battaglia per la diffusione di un corretto comportamento alla guida debba consumarsi nelle scuole, con un incremento di lezioni di educazione stradale all'interno dei programmi scolastici.

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