Educazione civica a scuola: lo stop non fa bene alla sicurezza stradale

L’occasione per insegnare l’educazione stradale e civica a scuola fin da piccoli sfuma: l’obbligo slitta

17 settembre 2019 - 9:48

Educazione civica ed educazione stradale a scuola: la telenovela ha un finale amaro. Tutto parte la legge numero 92/2019. Introduce l’insegnamento dell’educazione civica a scuola, in via sperimentale. O meglio, la reintroduce, visto che in passato le nostre scuole insegnavano quella materia. Nell’educazione civica, la legge include l’educazione stradale: se una persona rispetta le regole della circolazione, allora ha senso civico, si comporta in modo civile. Il ragionamento fila. Ma c’è un ma: il problema è che la legge 92/2019 viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 21 agosto. Tardissimo. Infatti, perché l’educazione civica prenda il via, serve un decreto attuativo. 

EDUCAZIONE CIVICA SENZA DECRETO

Il decreto deve prevedere almeno 33 ore annue dedicate all’educazione civica: il ministero dell’Istruzione dovrà delineare le le linee guida dell’insegnamento e fissare gli obiettivi di apprendimento. Il decreto non arriva per tempo, così l’educazione civica dovrebbe essere materia scolastica dalla stagione 2020/2021. C’era e c’è solo uno schema di decreto, sottoposto al parere del Consiglio superiore della pubblica istruzione.

IL PARERE È STATO DECISIVO SUL NO ALL’EDUCAZIONE CIVICA

Sul rinvio dell’educazione civica a scuola e quindi dell’educazione stradale pesa il parere del Consiglio superiore della pubblica istruzione. Questo ha esaminato lo schema di decreto relativo alla sperimentazione nazionale in merito all’insegnamento trasversale dell’educazione civica in tutte le scuole del primo e secondo ciclo di istruzione. L’11 settembre scorso, il Consiglio suggerisce di utilizzare l’anno scolastico in corso per preparare studenti e genitori al significato del nuovo insegnamento.

EDUCAZIONE STRADALE: MANCANO DIVERSI TASSELLI

Secondo il Consiglio, il provvedimento del ministero era debole. Non individuava la platea delle istituzioni scolastiche potenzialmente coinvolte. Non indicava bene gli obiettivi che avrebbero dovuto caratterizzare la sperimentazione proposta. Non prevedeva nessuna valutazione di risultati. Peccato, un’occasione persa per fare sicurezza stradale, e quindi per abbassare il numero di incidenti e morti in Italia. Tutto si è arenato nella burocrazia elefantiaca italiana. L’auspicio è che ogni singola scuola si avvalga dell’aiuto delle Polizie locali: gli agenti possono spiegare come si sta in auto, come si va in bici e come a piedi. Anche grazie a giochi accattivanti, senza rendere la materia noiosa. In una scuola che, troppo spesso, è così grigia e vecchia da annoiare gli studenti.

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