Centauro cade su tombino nascosto: gestore risarcisce anche senza prova dell'insidia

Motociclista cade per una grata coperta di foglie e detriti, il gestore risponde se non prova rigorosamente il caso fortuito

30 giugno 2016 - 11:00

Dalla Suprema Corte arriva una sentenza molto “decisa” sulla questione della responsabilità del gestore stradale. Con la pronuncia n. 11802 del 9 giugno 2016, gli Ermellini danno il benservito a un concetto di elaborazione giurisprudenziale, che aveva costituito per decenni la “bussola” per decidere sulla responsabilità in caso di cadute per buche nella strada. Il danneggiato non deve più provare l'”insidia” o il “trabocchetto”, nemmeno dove non si potesse applicare l'art. 2051 c.c., sulla responsabilità del custode. Nel decidere del caso di un motociclista caduto per una caditoia d'acqua coperta di foglie, la Corte chiarisce la portata dell'articolo 2051 c.c., inerente la responsabilità del custode, spostando, e non di poco, i confini sempre mobili dei rispettivi oneri di prova, alleggerendo la posizione del danneggiato, tutelato da un principio generale di favor, e restringendo le possibilità del custode di farla franca. Si tratta di una sentenza significativa, che rimette i gestori delle strade, la P.A. in sostanza, di fronte alle proprie responsabilità.

LA CADUTA IN MOTO, FOGLIE SU UNA GRATA Già partendo dal caso sotteso alla pronuncia in commento, viene subito da chiedersi come possa essere stata respinta in ben due gradi di giudizio la richiesta danni del motociclista, che era scivolato a causa di fogliame e detriti nei pressi di una grata o caditoia d'acqua. Pur non conoscendo nei dettagli i fatti emersi in giudizio, si evince da quanto riportato in sentenza che davanti al Tribunale di Catania, in sede di appello, la strada non era risultata “libera e pulita da otturazioni e cumuli di fogliame e detriti”, anche a causa di omissioni da parte della società che gestiva il collettamento delle acque reflue. Eppure, il motociclista per avere soddisfazione, è dovuto ricorrere in Cassazione.

IL GESTORE STRADALE DEVE PROVARE IL CASO FORTUITO La sentenza impugnata con ricorso in Cassazione aveva rigettato l'appello del motociclista per un'asserita mancanza di prova del nesso causale, ma contemporaneamente aveva riconosciuto che la strada non era stata manutenuta a dovere, e non era quindi pulita da detriti e fogliame. Il ricorrente, nell'unico motivo di ricorso ritenuto assorbente di tutti gli altri motivi, aveva sottolineato che riconoscere la mancata pulizia della strada e poi rigettare la richiesta del danneggiato per mancanza di prova, aveva costituito un'inversione dell'onere probatorio. La Corte, svolgendo un ampio ragionamento, ribadendo che ai casi di responsabilità del gestore stradale si deve applicare il 2051 c.c., ossia la responsabilità aggravata del custode. Nell'analisi, identifica tutti gli obblighi del custode della strada, ai sensi dell'art. 14 C.d.S., e chiarisce che l'onere della prova deve gravare maggiormente sul gestore stradale, che si libera dalla responsabilità solo provando la ricorrenza del caso fortuito, mentre il danneggiato può fornire anche mere presunzioni del nesso causale, giacchè la prova del danno è di per sé indice di un risultato “anomalo” della condotta del gestore. Ma gli Ermellini non si fermano qui. Colgono anzi l'occasione per “sbarazzarsi” dell'annoso duplice concetto di “insidia e trabocchetto”, la cui esistenza al momento dell'evento dannoso è stata ritenuta fondamentale in migliaia di decisioni giudiziarie passate, che consideravano la responsabilità del gestore stradale come normale responsabilità da fatto illecito (art. 2043 c.c.). In sostanza la Corte, pur riconoscendo che consolidata giurisprudenza ha richiesto al danneggiato di provare che vi fosse un pericolo occulto (appunto l'insidia e/o il trabocchetto), dichiara che tale requisito non è previsto dalla legge ed è troppo gravoso, come carico probatorio, per il danneggiato, che è tutelato nell'ordinamento da un principio generale di favor. Quindi nei casi di danni dovuti a lesività della conformazione stradale non si applicherà il 2043 c.c. ma il 2051 c.c.; inoltre, l'onere probatorio peserà tutto sul gestore stradale che dovrà dimostrare di aver fatto tutto ciò che secondo diligenza era possibile per evitare il danno. Nel caso di specie la sentenza del Tribunale di Catania viene cassata, lo stesso tribunale dovrà decidere in base ai principi esposti dalla Suprema Corte.

LA RESPONSABILITA' DEL GESTORE, UNA QUESTIONE POLITICA Come già scritto diverse volte (per un caso analogo, deciso diversamente leggi qui del ricorso respinto perchè il centauro caduto conosceva la strada) la giurisprudenza che riguarda la responsabilità del gestore stradale riguarda tutti noi, non soltanto la persona che ha avuto la sventura di riportare danni a causa di una “insidia” (se ancora si potrà usare questo termine ormai logoro). Questo perchè avere strade ben tenute e non pericolose, in tempi di spending review, di Comuni che fanno fatica a far quadrare i bilanci, potrebbe diventare un lusso del passato, a meno che agli enti preposti a gestire le strade non convenga fare di tutto per evitare che le strade favoriscano incidenti. E' una battaglia di civiltà che in un'epoca in cui si fa fatica ad individuare “diritti non sacrificabili”, va combattuta con forza. Per fortuna talvolta si ottengono vittorie come quella rappresentata da questa sentenza, che fanno ben sperare. Tuttavia, sulla responsabilità del gestore stradale esistono nella Suprema Corte ancora diverse “correnti” ed è probabile che le pronunce future creino contrasto con quella in commento. Staremo a vedere.

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