Cassazione: omicidio stradale, l’imprudenza altrui non è un’attenuante

Nuova sentenza della Corte di Cassazione: in un caso di omicidio stradale l'imprudenza altrui non è un'attenuante se si poteva prevedere

23 ottobre 2020 - 14:00

Un uomo condannato per omicidio stradale colposo (“Chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale è punito con la reclusione da due a sette anni”, art. 589-bis comma 1 del codice penale) ricorre in Cassazione perché a suo dire il veicolo da lui urtato in fase di sorpasso nei pressi di un’intersezione, un motocarro a tre ruote condotto dalla vittima, aveva intrapreso un’imprudente manovra di svolta a sinistra, tagliandogli di fatto la strada e rendendo pertanto inevitabile la collisione tra i due mezzi. La Suprema Corte respinge però il ricorso perché durante la circolazione su strada “il conducente dev’essere in grado di padroneggiare il veicolo in ogni situazione, tenendo altresì conto di eventuali imprudenze altrui, purché ragionevolmente prevedibili” (sentenza n. 28295/2020).

OMICIDIO STRADALE E VELOCITÀ

I primi due gradi di giudizio erano risultati sfavorevoli al ricorrente perché in entrambi i casi la sua condotta era stata rilevata come “imprudente e connotata da colpa specifica” per non avere, in violazione dell’articolo 141 del Codice della Strada, regolato la velocità della propria vettura alle caratteristiche della strada e del traffico, in maniera tale da evitare ogni pericolo per la sicurezza delle persone.

LE MOTIVAZIONI DEL RICORSO IN CASSAZIONE

Nel ricorrere in Cassazione il conducente lamenta l’illogicità di tali sentenze, specie sulla base dei rilievi del perito della compagnia assicurativa secondo cui, avendo iniziato la manovra di sorpasso alla velocità di 90 km/h, l’uomo non poteva più evitare la collisione con il motocarro, dato che quest’ultimo, nello stesso momento, effettuava una manovra di svolta a sinistra senza avvedersi dei veicoli provenienti da tergo. Violando in questo modo l’articolo 154 del Codice della Strada, in base al quale “i conducenti che intendono eseguire una manovra per […] voltare a destra o a sinistra devono assicurarsi di poterla effettuare senza creare pericolo o intralcio agli altri utenti della strada, tenendo conto della posizione, distanza, direzione di essi”.

CASSAZIONE: OMICIDIO STRADALE COLPOSO, QUANDO L’IMPRUDENZA ALTRUI NON È UN’ATTENUANTE

Una ricostruzione, questa, ritenuta però insufficiente dalla Corte di Cassazione per ribaltare la sentenza di omicidio stradale colposo. Secondo gli Ermellini, infatti, i primi due gradi di giudizio hanno adeguatamente e logicamente motivato in punto di responsabilità, secondo corrette argomentazioni in diritto, avendo rinvenuto la colpa del conducente dell’auto nel fatto di non avere regolato la velocità alle condizioni della strada e del traffico, soprattutto in riferimento alla presenza, davanti a sé, di un mezzo che procedeva a una velocità nettamente inferiore (trattandosi di un motocarro a tre ruote 50 cc). E nell’avere quindi intrapreso un sorpasso a sinistra ad elevata velocità nonostante fosse prevedibile la manovra di svolta a sinistra del motocarro, che si trovava in prossimità di una intersezione.

Tradotto: a prescindere che la manovra di svolta del motocarro possa essere risultata avventata, e probabilmente lo era, la responsabilità della collisione ricade sul conducente dell’auto alle sue spalle perché viaggiava a una velocità troppo elevata in rapporto alle condizioni della strada (si era in prossimità di un’intersezione) e del traffico (davanti a sé aveva un veicolo lento).

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