Bici come scooter: casco, targa e assicurazione obbligatori in un ddl

Per andare in bici servirà casco, targa e assicurazione. Lo propone il ddl del senatore De Bertoldi che punta il dito sulla responsabilità dei ciclisti

27 marzo 2019 - 11:02

Se ne parla da anni di mettere la targa alle bici con lo scopo di contrastare il dilagante fenomeno dei furti di biciclette. E mentre in altri Paesi UE il casco è obbligatorio anche per chi va in bici, la proposta del senatore De Bertoldi (Fratelli d’Italia) vuole rendere obbligatoria anche l’assicurazione sulle bici. Una notizia che non risparmia colpi bassi a quegli utenti della strada che nella bici hanno ritrovato autonomia e mobilità. Ma cerchiamo di capire meglio le intenzioni dell’On. Andrea De Bertoldi che ha annunciato un disegno di legge  su casco, targa e assicurazione obbligatori per le biciclette normali e quelle elettriche.

LE BICI ELETTRICHE CON LA TARGA

La novità riguarderebbe una modifica del decreto legislativo 1992, n. 285 in materia di circolazione dei velocipedi nata dalla recente diffusione delle bici elettriche. Ma più in generale servirebbe a responsabilizzare i ciclisti tradizionali. Anche se poi bisognerebbe capire quali bici con batterie sarebbero oggetto di valutazione, se quelle a pedalata assistita (le più diffuse) o quelle a batterie più somiglianti a un monopattino elettrico che a una bicicletta. Se non altro perché i rischi paventati dall’Onorevole sulla sicurezza delle bici nascerebbero anche da una valutazione della guida contromano imprudente. E qui si va nella direzione opposta alla recente riforma del CdS in bozza che introduce proprio il controsenso ciclabile, ma solo in particolari strade.

CON L’ASSICURAZIONE CICLISTI PIU’ PRUDENTI

Secondo De Bertoldi, casco, assicurazione e targa obbligatori sulle biciclette avrebbero il duplice effetto di contrastare i furti e responsabilizzare i ciclisti. L’onorevole ricorda che i ciclisti, come utenti della strada sono assimilati come utenti più deboli ai pedoni. Tuttavia, non è raro che una guida poco prudente o attenta in città abbia creato incidenti sia verso i pedoni (situazione che vedrebbe il ciclista con colpa risarcire di tasca propria) sia verso altri mezzi. Ma l’interpretazione giuridica spesso vuole che sia il più grande (l’auto) a prestare più attenzione al più piccolo – debole (la bici o il pedone). Questa disparità provocherebbe ripercussioni in caso di incidente più svantaggiose per gli automobilisti: “Spesso gli automobilisti investono ciclisti che imboccano le strade contromano e si trovano automaticamente senza patente se la prognosi del ferito supera un certo numero di giorni” spiega Andrea De Bertoldi al Sole24Ore. “Un minimo di regolamentazione è nell’interesse di tutti”.

UN COLPO BASSO PER GLI ANZIANI IN BICI

La proposta del ddl De Bertoldi, come ci si poteva aspettare dall’idea di mettere le mani sul salvadanaio già vuoto degli italiani, ha diviso le opinioni e acceso le critiche. Intanto bisogna dire che, se lo scopo della targa è quello di contrastare i furti, esiste già il Registro Nazionale delle biciclette, dal costo anche irrisorio, ma forse non tutti lo sanno, compresa una buona parte della politica. Inoltre, non va sottovalutato il rischio di penalizzare quegli utenti che per motivi di età anagrafica o economici non hanno altri mezzi per muoversi se non la bici come alternativa al trasporto pubblico. Ben venga introdurre modifiche al CdS per la sicurezza di chi va in bici, come il casco obbligatorio sempre, purché non si trovi il modo di asfissiare anche uno dei pochi simboli di libertà rimasti fuori dalla stretta di tasse e imposte di registrazione. La soluzione ideale sta nel mezzo, cioè andare in bici rispettando le regole e gli altri.

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