Cannabis Light e Cannabis Terapeutica: posso guidare dopo averle assunte?

Abbiamo contattato Polizia di Stato e vari esperti per fare chiarezza sull'uso della Cannabis prima della guida e aiutare i nostri lettori

1 agosto 2018 - 9:00

Una sola Pianta con tante varietà destinate ad usi molteplici ma riconosciute tutte come Cannabis  (o semplificando, canapa, marijuana, Cannabis alimentare, Cannabis medica, ecc.) e più di recente individuate, anche con pericolosa leggerezza, indifferentemente in Cannabis Light e Cannabis Terapeutica. Due prodotti diversi per come sono inquadrati dalle norme attuali che definiscono come possono essere usate e da chi (se ne è autorizzato) e che hanno effetti altrettanto diversi sull'organismo dell'uomo. Cosa succede se mi metto alla guida dopo averle assunte? I droga test della Polizia possono rilevare anche piccole tracce di Cannabis? Rischio uno stato alterato e il ritiro della patente? Per fare chiarezza su queste due sostanze non nuove ma salite agli onori della cronaca e del web abbiamo chiesto aiuto a vari esperti sulla Cannabis “Light” e la Cannabis “Terapeutica”.

LA CANNABIS “LEGALE” E QUELLA TERAPEUTICA Negli ultimi tempi non si fa che parlare di Cannabis Light e la recente Direttiva 242/2016 pubblicata in Gazzetta Ufficiale n.304 il 30/12/2016 sulla canapa industriale, e successivamente chiarita con una circolare del giugno 2018, non ha fatto altro che amplificare una situazione di per se già pirandelliana, in cui neppure la Polizia, che abbiamo contattato più volte nell'ultimo mese per avere risposte, ha chiare indicazioni dal Ministero dell'Interno (che, da quanto ci risulta, pare stia lavorando a una circolare dell'ultimo minuto) sull'uso della Cannabis a bassa concentrazione di THC associata alla guida. Cannabis Light e Terapeutica, si possono assumere liberamente o servono permessi particolari? Come sono normate in Italia? Sono autentiche droghe oppure no? Intanto, c'è da dire che l'accezione “legale” associata alla Cannabis è il primo distinguo tra la Cannabis Light (venduta ad uso collezionistico o tecnico un po' ovunque) e la Cannabis Terapeutica (quella che si compra solo ed esclusivamente nelle farmacie con prescrizione medica), una linea di demarcazione che ripercorriamo per fare chiarezza con l'aiuto della Dott.ssa Patrizia Roscilli, titolare dello studio polispecialistico IGEA61 Cassabis Terapeutica e docente Master II livello in Sostanze Organiche – Cannabis dalla bioedilizia alla Cannabis medica del Dipartimento di Chimica de La Sapienza, di Alessandro Raudino presidente dell'associazione Cannabis Cura Sicilia Social Club (più avanti C.C.S.) e del Dott. Simone Fagherazzi, medico e presidente dell'associazione TARA.

Cos'è la Cannabis?

Patrizia Roscilli. E' una Pianta millenaria la cui datazione come utilizzo da parte dell'uomo risale a 12 mila anni fa. Reperti archeologici ci testimoniano del suo utilizzo a scopo terapeutico già 3 mila anni fa; testi e libri antichi ce ne confermano tale applicazione (è curioso osservare che i disturbi e le malattie per cui veniva utilizzata sono le stesse per cui viene utilizzata oggi). Fu classificata nel 1753 da Carl Linneo come Cannabis sativa.L, unica specie da cui poi derivano altre subspecie e varietà, ognuna con delle caratteristiche fenotipiche  diverse anche in ragione di latitudini e condizioni pedoclimatiche. Agli inizi dello scorso secolo (nella fine dell'800) Carlo Erba fu il pioniere in Italia e in Europa sulle preparazioni e le trasformazioni della Cannabis per uso medico. Nel contempo l'Italia era tra i primi produttori ed esportatori al mondo di canapa ad uso tessile per produzione di tessuti e cordami. Alla fine degli anni 30, presumibilmente i grandi interessi e investimenti sul petrolchimico si adoperavano presso i laboratori DuPont e sintetizzarono il Nylon 6,6, fibra sintetica che sostituì tutte  le fibre naturali e in primis la canapa, il tutto sotto un'azione di tassazione pesantissima, terroristica e poi proibizionistica. Agli inizi degli anni 40 fu tolta dalla farmacopea italiana, tutta la canapa ad uso industriale, religioso, medico e ricreativo, diventava illegale e proibita. Sia la canapa industriale che quella medica e tutta la ricerca subirono un arresto a causa di un vero “olocausto vegetale”.


Canapa Industriale – varietà Futura 75C

Com'è regolamentata la Cannabis Terapeutica in Italia?

Patrizia Roscilli. La Cannabis terapeutica è prescritta solo dal medico previa visita e accurata anamnesi clinica e farmacologica con ricetta non ripetibile ed è reperibile esclusivamente in farmacia. Il decreto Lorenzin del 9/11/2015 ne indica le patologie dove può essere applicata, le modalità di prescrizione, riconosce il Ministero della Salute quale organismo statale per la coltivazione, disciplina le produzioni e regolamenta le preparazioni magistrali. Inoltre descrive i pazienti che possono usufruirne con il SSN, mentre tutti quelli fuori dal SSN invece possono usufruirne con prescrizione privata con ricetta off-label acquistandola presso le farmacie territoriali a totale carico del paziente. Tale decreto approvato dalla Camera ad ottobre 2017 sulle “disposizioni concernenti la coltivazione e la somministrazione della Cannabis ad uso medico” è finito nel decreto fiscale e diventato legge, la n. 174 del 4/12/2017 attualmente vigente. Nei 7 punti dell' Art. 18 QUATER, il decreto Lorenzin “prevede” di rilasciare anche ad altri enti privati e pubblici l'autorizzazione per la coltivazione delle piante oltre lo stabilimento fiorentino (lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, autorizzato alla coltivazione di infiorescenze di Cannabis ad uso medico, ndr) e regolamenta la formazione del personale medico sanitario e socio-sanitario. A distanza di tre anni gran parte di queste norme sono rimaste solo delle intenzioni!


Preparazione della Cannabis ad uso medico – foto Dott. Giorgio Nenna

Cosa dice la legge sulla Cannabis Light?

Patrizia Roscilli. Ogni sostanza che abbia un utilizzo alimentare o terapeutico è obbligatoriamente soggetta a normative e procedure, come da regolamento europeo e recepimento italiano, che tutelano la salute umana attraverso analisi (batteriologiche, micotossine, pesticidi, fertilizzanti, ecc.), controlli e sistemi per la produzione (per esempio HACCP e controlli di filiera) applicando il “principio di precauzione” sancito dall'EPSA (l'European Pharmaceutical Students' Association, ndr). Tali requisiti sono insufficienti nelle infiorescenze della canapa industriale o Light come è in uso appellarla, in vendita presso negozi e tabaccai. Il prodotto, non avendo una destinazione ad uso umano, ha evitato tutti i controlli sull'uso annesso, quindi se ne sconsiglia sicuramente l'uso in gravidanza e pediatrico. La tipologia di pazienti che usano cannabis medica ha una storia medica/farmacologica significativa; esporre questa popolazione (ma anche la restante) ad una sostanza priva di controlli sulla produzione (irrinunciabili per qualsiasi molecola destinata al nostro organismo) potrebbe compromettere un quadro clinico di per se già delicato, alla luce delle interazioni ambiente-epigenoma con possibile modificazione dell'espressione genica, come per i Perturbatori endocrini. Citandone alcuni, il Bisferolo A, Ftalati, Pcb, Diossine, Ormoni stereodei, antidepressivi, agenti citotossici e prodotti chimici industriali. Per chiarire meglio cosa sono i perturbatori endocrini, l'OMS li definisce : “sostanza o miscela esogena che altera le funzioni del sistema endocrino e di conseguenza provoca effetti negativi sulla salute dell'organismo intatto, o la sua progenie o (sotto) popolazioni” . Per evitarlo basterebbe applicare anche semplicemente il “buon senso”, ma questo mal si accorda con interessi economici/politici che prevaricano la tutela della salute umana, delle piante, degli animali e del Pianeta che ci ospita. Ritengo la Prevenzione Primaria al momento l'unica arma che abbiamo. Con un'opera costante di Informazione, educazione agro/alimentare volta alla popolazione possiamo forse cambiare rotta! Tornando alla canapa industriale, la circolare del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali di giugno 2018 ribadisce e chiarisce la normativa e i tenori di THC che vanno dallo 0,2% allo 0,6% in campo (se sul campo supera lo 0,6% le autorità competenti sequestrano i campi). Quindi, anche accettando l'intento socio-sanitario che ha mosso questo “mercato”,  è difficile credere che animi che si dichiarano così sensibili da proporre queste battaglie ideologiche, propongano sostanze non ad uso umano quando ben sanno di metter in commercio una sostanza che si beve e fuma. Costoro tra il guadagno e la salute del prossimo hanno fatto la loro scelta. Ora fate anche voi la vostra.


Canapa Industriale venduta anche online ad uso esclusivamente collezionistico

Quali sono i permessi per poter comprare la Cannabis Light?

C.C.S. – TARA. Ad oggi si è utilizzato un “buco legislativo” per poter vendere (e comprare, ndr) le infiorescenze di tali piante che altrimenti si sarebbero trasformate in compost. Le infiorescenze vengono vendute per un “utilizzo tecnico” e non umano. (Ciò che se ne potrebbe fare per legge, quindi, sarebbe niente di più e niente di meno dei modellini di auto in mostra sulla  mensola, ma poi quello che succede dentro le mura di casa è molto distante da quanto impone la legge, ndr).

Cosa succede se mi metto alla guida dopo aver assunto Cannabis?

Patrizia Roscilli. La legge parla chiaro; il ritiro della patente è previsto non solo per la Cannabis (vedi art.187 del Codice della Strada, ndr) ma anche per altre sostanze di sintesi con effetti psicoattivi.


I nuovi DrugTest in dotazione alla Polizia

I drug-test della Polizia sono in grado di rilevare i principi attivi della Cannabis?

C.C.S. – TARA. I drug test che si fanno su strada su campioni di saliva possono spesso dare dei falsi positivi perché si basano sui prodotti della combustione. Nel caso si risultasse positivi si potrebbe procedere al test di secondo livello che è effettuato su sangue o su urine con metodo immunometrico (significa che c'è un qualcosa che riconosce un qualcos'altro) queste metodiche rilevano la presenza o del THC stesso o di un suo metabolita THC-COOH. Il risultato del test viene considerato positivo se la presenza di queste sostanze supera una concentrazione di 50 ng/ml. Tale valore soglia non è per nulla correlato ad una eventuale alterazione psicofisica. La soglia di cut – off viene infatti scelta a tavolino su dati statistici per ottimizzare la correlazione tra sensibilità e specificità del test al fine di ridurre il più possibile sia i falsi positivi che i falsi negativi.


Cannabis ad uso medico destinata a pazienti con prescrizione

I pazienti in terapia con Cannabis ad uso medico corrono gli stessi rischi?

C.C.S. – TARA. Ad oggi anche i pazienti hanno difficoltà a far valere il loro diritto di poter guidare nonostante assumano la loro terapia. Si contano sulle dita di una mano coloro che, ad oggi, ci sono riusciti. Quelli che tacciono ai controlli (per non finire davanti alla Commissione Patenti, ndr), nascondendo la loro terapia, non valgono nel conto. La burocrazia è impietosa. Tra i pochi ad avere una patente riconosciuta nonostante l'utilizzo di farmaci Cannabinoidi è Alessandra Viazzi, presidente dei Pazienti Impazienti Cannabis (PIC).

Come si potrebbe colmare questo buco normativo sulla Cannabis Terapeutica?

Patrizia Roscilli. Far capire ai tavoli tecnici la durata dell'azione stupefacente o psicoattiva della Cannabis Terapeutica (che è di circa 2 ore se fumata e 4 ore se si assume sottoforma di olio) e sensibilizzare il personale tecnico sui punti del decreto Lorenzin. Spiegare il metabolismo del farmaco: se si guida anche alcuni giorni dopo aver assunto Cannabis si risulta positivi al test come per qualsiasi altro farmaco ad azione psicoattiva, ma non è detto che ci sia anche l'effetto “stupefacente” in corso. Ecco perché ai tavoli tecnici dovrebbero sedere anche operatori ed esperti sanitari.  La Cannabis ha mosso molti “mercati” con relativi interessi economici tanto da venire denominato “l'oro verde” da alcuni e questo grande interesse potrebbe essere un bene se sostenuto da principi di correttezza, evitando il rischio di speculazioni. Di fatto attualmente i nostri pazienti si trovano sia con costi proibitivi e sia – non di rado – la difficoltà di approvvigionamento della sostanza nelle farmacie, che non garantiscono il prosieguo terapeutico, contraddicendo l'art. 32 della Costituzione che “tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo(..)”. Questa Pianta unica nel Regno vegetale, rappresenta un'opportunità per l'uomo e il suo pineta visti i suoi molteplici campi di applicazione che vanno dai biocombustibili alla bioedilizia, dal terapeutico all'alimentare, solo per citarne alcuni, non ultimo il suo utilizzo per la bonifica di terreni da metalli pesanti e sostanze tossiche. Un'occasione a cui l'uomo non può rinunciare.

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