Batterie auto elettriche: il lato oscuro su cui i Costruttori chiudono un occhio

Spesso i colossi del settore automotive si procurano le materie prime necessarie al loro assemblaggio violando i diritti umani e non rispettando l'ambiente.

25 marzo 2019 - 17:15

Siamo nel pieno della corsa verso la mobilità elettrica. Eppure a volte ci si dimentica del lato oscuro delle batterie per le auto elettriche. Pensiamo a come le case auto si procurano le materie prime necessarie. Come segnala Amnesty International, potrebbero esserci gravi violazioni dei diritti umani nei paesi produttori. Nella Repubblica Democratica del Congo anche i bambini lavorano all’estrazione del prezioso cobalto. In Congo si produce oltre la metà del cobalto del mondo. Qui è elevata la possibilità che le batterie siano realizzate dal lavoro minorile e da altri abusi. Al momento, però, nessun paese richiede per legge alle aziende report sulle proprie catene di fornitura di cobalto. Ecco allora che molti brand si impegnano a certificare la propria filiera.

ELETTRICHE ETICHE

Il mercato delle auto elettrificate realizza una crescita importante delle vendite. Spesso ci si dimentica di fare attenzione al rispetto dei diritti umani. Amnesty International sfida i leader dell’industria automotive perché creino la prima filiera produttiva “etica” entro cinque anni. In occasione del vertice del Nordic Electric Vehicle (EV) di Oslo, l’organizzazione denuncia che le batterie agli ioni di litio, che alimentano le auto elettriche, sono spesso prodotte con violazioni dei diritti umani tra il lavoro minorile. Ad esempio nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), l’estrazione del cobalto si verifica spesso con pratiche illegali (Leggi come sono fatte e quanto costano le batterie delle auto elettriche). I veicoli elettrici stanno proiettando l’industria automobilistica lontano dai combustibili fossili, ma potrebbero non essere così etici come molti di noi pensano.

I CONTROLLI

Un’inchiesta svolta nel 2016 dall’organizzazione non governativa ha illustrato le condizioni dei lavorati. Bambini e adulti, nel sud della Repubblica Democratica del Congo, lavorano in miniere di cobalto scavate a mani nude. Di fondo ci sono gravi rischi per la salute dei lavoratori coinvolti. Kumi Naidoo, Segretario generale di Amnesty International, ha precisato: Trovare soluzioni efficaci alla crisi climatica è un imperativo assoluto, e le auto elettriche hanno un ruolo importante da svolgere. Ma senza cambiamenti radicali, le batterie che alimentano i veicoli verdi continueranno a essere macchiate da violazioni dei diritti umani”. La domanda di cobalto è data in crescita e raggiungerà 2.000.000 di tonnellate l’anno entro il 2020. Eppure nessun Paese richiede alle aziende di fare chiarezza sulle proprie catene di fornitura di cobalto (Leggi minatori bambini gli schiavi del cobalto).

LA PROSPETTIVA

Ecco allora che le comunità indigene e bambini rischiano di pagare caro l’addio ai combustibili fossili. La mobilità del futuro non può essere basata sulle ingiustizie del passato. Va detto che negli anni ci sono stati dei cambiamenti positivi. A partite dal 2016, in risposta alla precedente indagine di Amnesty sul tema, diverse aziende si sono mosse. Apple, BMW, Daimler, Renault e il produttore di batterie Samsung SDI hanno pubblicato i dati sulle loro catene di fornitura. Per cambiare le cose Amnesty propone la visione di una auto elettrica che sia anche “etica”. L’impegno è perché questa non danneggi i diritti umani o l’ambiente. Insomma l’invito è chiaro. Anche la moderna industria dell’auto, deve legare la protezione dell’ambiente a quella dei diritti umani.

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