Autovelox: il trionfo dei Comuni, alla faccia della legge 120/2010

Anche per il 2016, i Comuni si pappano i proventi da autovelox fuori città: manca il decreto che li obbliga a spartire con il gestore della strada

 
Autovelox: il trionfo dei Comuni, alla faccia della legge 120/2010 Anche per il 2016

Anche per il 2016, i Comuni si pappano i proventi da autovelox fuori città: manca il decreto che li obbliga a spartire con il gestore della strada

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18 Marzo 2016 - 08:03

La telenovela ha inizio nel 2010, con la riforma del Codice della Strada: vedi qui. Con una norma condivisibile, il legislatore si occupa degli autovelox piazzati fuori città dai Comuni, su strade di proprietà di Province, Regioni, Stato (vedi qui). La nuova regola (articolo 25 comma 2 della legge 29 luglio 2010, numero 120) impone che i Comuni spartiscano i proventi degli autovelox con gli enti proprietari delle strade, con un obiettivo molto semplice: migliorare la sicurezza stradale. Infatti, i proprietari potranno utilizzare quel denaro per ammodernare le strade, dall'asfalto ai guardrail. Al contrario, si impedisce ai Comuni di fare cassa, ossia di disseminare le strade di autovelox per ripianare i propri debiti. Ma c'è un ma. Affinché la legge diventi effettiva, occorre un decreto.

SECONDA PUNTATA – Dal 2010 del decreto non c'è ombra, neppure di una bozza di decreto, di uno straccio di regola scritta in anteprima e poi da modificare nel tempo. Zero assoluto, così che i Comuni possono ancora mangiare tutta la torta dei proventi autovelox, senza cedere neppure una fettina a nessuno. Sui motivi per cui il decreto non abbia visto la luce si può discutere all'infinito: può darsi che sia colpa di una burocrazia elefantiaca, o che la lobby dei Comuni spinga perché tutto rimanga com'è. Resta un mistero buffo italiano.

TERZA PUNTATA – Nei giorni scorsi è intervenuta ancora l'Anci (Associazione dei Comuni), che ha ribadito quanto già detto in passato, a partire dal 2010: in sostanza, questo la sintesi un po' brutale del messaggio, i quattrini provenienti dagli autovelox erano e restano e saranno dei Comuni. L'intento (nobile) è “chiarire i punti di criticità nelle more dell'emanando decreto interministeriale di cui all'articolo 25 comma 2 della legge 29 luglio 2010, numero 120”. “Nelle more”, cioè in attesa del decreto. Che è “emanando”: da emanare. Chissà quando, ma questo è affare che riguarda il ministero dei Trasporti. L'Anci dice che la legge “ha introdotto un nuovo obbligo di destinazione delle sanzioni per violazioni al Codice della Strada, non ancora entrato in vigore per la mancanza del relativo decreto attuativo”. Ciascun ente locale trasmette in via informatica al ministero dei Trasporti e al ministero dell'Interno, entro il 31 maggio di ogni anno, una relazione in cui sono indicati, con riferimento all'anno precedente, l'ammontare complessivo dei proventi di propria spettanza, come risultante da rendiconto approvato nel medesimo anno, e gli interventi realizzati a valere su tali risorse, con la specificazione degli oneri sostenuti per ciascun intervento. La percentuale dei proventi spettanti è ridotta del 90 per cento annuo nei confronti dell'ente che non trasmetta la relazione di cui al periodo precedente, ovvero che utilizzi i proventi di cui al primo periodo in modo difforme da quanto previsto dalla legge.

MORALE DELLA FAVOLA – Ed ecco il finale: “In linea con quanto già anticipato nelle precedenti note, l'applicabilità della norma è riferita solo dall'esercizio finanziario successivo a quello di emanazione del decreto interministeriale citato”. Che non c'è. E così, anche per il 2016 e probabilmente per il 2017, i Comuni stravincono, tenendosi per sé tutti i proventi da autovelox. Ma fin quando questa telenovela che sa di politica vecchia e stantia dovrà andare avanti? È così che viene tutelata la sicurezza stradale dai ministeri?

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