Tesla: i crediti sulla CO2 saranno il vero business delle auto elettriche?

Le Tesla entrano virtualmente nei listini FCA. Un accordo che porta crediti verdi alla Casa italiana e porta milioni di euro nelle casse di Elon Musk sempre più in difficoltà.

8 aprile 2019 - 15:00

È di questi giorni la notizia dell’accordo di Fiat-Chrysler con Tesla per l’acquisto di crediti “verdi”. Un’operazione che il Financial Times ha stimato in diverse centinaia di milioni di euro. FCA pagherà così l’azienda di Elon Musk per trasferire virtualmente le auto elettriche americane nei listini insieme alla gamma composta da tra l’altro da Panda, 500 e Renegade. L’obiettivo è semplice, abbassare il livello medio di emissioni di CO2 che l’Unione Europea ha fissato in 95 g/km per il 2020. Un limite fisicamente irraggiungibile intervenendo sulla produzione in un solo anno. Stabilire chi otterrà maggiori vantaggi da questa operazione non è semplice. Se da una parte il Gruppo Fiat eviterà pesanti sanzioni, per Tesla l’accordo contribuirà a portare un po’ di ossigeno in un periodo non certo facile.

AZIONI IN ALTALENA

Gli occhi degli analisti finanziari sono sempre più puntati su quello che è senza dubbio il marchio automotive più innovativo e creativo del nuovo secolo. Ma la rivoluzione ha un ritmo altalenante, e i risultati non sono sempre quelli programmati e annunciati. Per capirlo è sufficiente osservare l’andamento del titolo, che ha perso quasi il 7 per cento negli ultimi 12 mesi. Ed è in calo del 19 per cento dall’inizio del 2019. L’emorragia per gli azionisti si è arrestata grazie all’operazione con FCA. Tuttavia pesa un bilancio del 2018 in rosso di 976 milioni di dollari, nonostante i ricavi siano passati da 11,7 miliardi del 2017 a 21,4.

UN TWEET COME UN BOOMERANG

Bisogna inoltre considerare che alla chiusura del primo trimestre, per il quale mancano naturalmente i dati consolidati, appare improbabile che Tesla riesca a immatricolare entro la fine dell’anno le 400.000 vetture annunciate. Per la verità a complicare ulteriormente le cose contribuiscono anche le dichiarazioni di Musk, come il tweet che con toni trionfalistici annunciava a inizio 2019. «Tesla ha costruito zero auto nel 2011, ma ne produrrà circa 500 mila nel 2019».

CLIENTI IN RIVOLTA

Le difficoltà non sono concentrate su un unico elemento di crisi, sono più comparti che contribuiscono a complicare le cose. Compreso l’annuncio della riduzione del prezzo di listino della “economica” Model 3, l’auto ideata per arrivare una volta a regime ad avere un prezzo di listino negli Stati Uniti di 35.000 dollari. Tesla ha tagliato due volte la quotazione, prima di 2.000 dollari per compensare la riduzione degli incentivi pubblici per l’acquisto di un veicolo elettrico. Successivamente di altri 1.100 euro, fino ad arrivare alla soglia di 42.900 dollari. Invece di essere accolta con entusiasmo, l’iniziativa ha suscitato la rivolta dei clienti. Preoccupati dal fatto che in questo modo la tenuta del valore residuo fosse inesorabilmente minata.

ARRIVANO GLI ALLESTIMENTI BASE

La partenza della raccolta degli ordini dell’attesa versione base della Model 3 da 35.000 dollari è quindi in parcheggio. Anche se in realtà il risultato non sarà ottenuto con un ribasso incondizionato, ma il risultato di una strategia ottenuta con una serie di rinunce per il cliente. Come i sedili regolabili manualmente, tessuto al posto della pelle, o lo stereo di livello base. Una parte non indifferente del risparmio deriverà anche dal progressivo abbandono degli store, puntando tutto sugli ordini online.

INDISPENSABILE PRODURRE IN CINA

Tutto ciò va nella direzione di un taglio previsto del 6 per cento dei prezzi di tutta la gamma non solo sul mercato interno, ma su tutti, Italia compresa. Al momento non sembra che le strategie risultino efficaci, soprattutto dopo che il mix di consegne è stato spostato su Europa e Cina nel momento sbagliato. Le voci che si rincorrono sulla guerra commerciale sui dazi, voluta da Donald Trump, infatti, non aiuta. Al punto che le uniche speranze di tornare a livelli significativi di vendita tornano a essere quelle dell’apertura di un sito produttivo in Cina. Con l’obiettivo di aggirare eventuali dazi di ritorsione e di ottenere prezzi sensibilmente più bassi per quel mercato.

ITALIA SPECCHIO DEL MONDO

L’Italia è ben lontana dall’essere un mercato strategico per Tesla, visti i numeri ancora del tutto marginali di tutto il comparto elettrico. Tuttavia le immatricolazioni seguono, almeno in termini percentuali l’andamento globale. Le Model 3 sono balzate al comando della classifica del 2019, arrivando a superare nel mese e nel trimestre i livelli della Nissan Leaf con 312 esemplari venduti. Un risultato che è stato ottenuto a discapito delle più costose, e di conseguenza remunerative per la Casa, Model X e Model S. A marzo le X sono passate dalle 28 immatricolazioni del 2018 alle 19 di oggi, mentre le S sono scese da 49 a 18.

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