energia-per-auto-elettrica-in-italia

Auto elettriche ed il falso mito del deficit energetico

C’è il pregiudizio che l’energia per l’auto elettrica in Italia manderebbero in crisi la rete. Uno studio del Politecnico di Milano indaga su questo aspetto

28 maggio 2019 - 14:53

Le auto elettriche sono segnate dal falso mito del deficit energetico. Molti confrontano infatti i 50 – 90 kWh delle batterie nei veicoli con i 3 kW del contratto di casa e pensano al peggio. Sono infatti convinti che molte auto elettriche che si caricano metterebbero in crisi la rete dell’energia, provocando blackout e altre catastrofi. Quest’idea si basa su sensazioni o confronti “a spanne” ma una ricerca del PoliMI mette bene in chiaro le cose e ci tranquillizza.

Sfoglia lo Speciale e leggi gli approfondimenti e le interviste qui.

La ricerca del PoliMI e lo stato attuale del mercato

La ricerca è a cura dell’Energy & Strategy Group e della School of Management del Politecnico e ha avuto come partner importanti aziende. Ma analizziamo prima qualche numero dello studio, partendo dal mercato a livello globale: le elettriche vendute nel 2015 sono state 537.000, 750.000 nel 2016 e 1,2 milioni nel 2017; la stima per il 2018 parla di circa 2 milioni. Nel 2017 la Cina ha dominato con circa 580.000 auto, +72% rispetto al 2016. L’Europa è seconda, con 290.000 veicoli (+39%), terzi gli Stati Uniti – 200.000 veicoli, +27% – e quarto il Giappone: 56.000 unità, +155% sul 2016.

La Norvegia è la regina

La Norvegia – 62.000 vendite – è terza dopo Cina e Stati Uniti ma regna in Europa, con un 39% sul totale delle immatricolazioni annuali. Segue la Germania con 55.000 immatricolazioni (+117% sul 2016), la Gran Bretagna (47.000, +27%) e la Francia (37.000, +26%). Questi 4 Paesi valgono il 70% del totale europeo; l’Italia è indietro con 4.827 elettriche immatricolate nel 2017. La crescita prosegue: le immatricolazioni dei primi 6 mesi del 2018 sono state 4.129, +89% rispetto al primo semestre del 2017 con numeri che si avvicinano al totale del 2017. Le immatricolazioni italiane sono state meno del 2% sulle elettriche europee ma considerando tutti i veicoli l’Italia vale il 13% del totale. Ci sono quindi “ampi margini di miglioramento”. Ma se le elettriche diventassero centinaia di migliaia e poi milioni ci sarebbero conseguenze sulla rete elettrica?

Un mito da sfatare: l’impatto sulla stabilità del sistema elettrico

I ricercatori del Politecnico scrivono: “è opinione diffusa che un incremento del numero di veicoli elettrici possa portare instabilità al sistema elettrico nazionale”. Viene quindi esposto un semplice calcolo che ipotizza, per un’elettrica, una percorrenza di 11.000 km/anno e consumi medi pari a 16 kWh/100 km. In un anno questa automobile consumerebbe quindi “soltanto” 1.760 kWh. Una famiglia media italiana consuma annualmente 2.700 kWh circa, pari al consumo di 1,5 vetture elettriche. Alla fine del 2018 c’erano in Italia 7.340 elettriche a batteria, il cui consumo totale  stimato è 11,3 GWh/anno. La cifra corrisponde quindi ai consumi elettrici di 4.200 famiglie medie ovvero allo 0,0035% dei consumi elettrici nazionali, oggi di 320 TWh/anno. Nulla di preoccupante, ma cosa succederebbe se nel 2030 le elettriche fossero 4,8 milioni, la cifra prevista dallo scenario di sviluppo “moderato” dello studio? A parità di consumo medio e percorrenza l’energia elettrica aggiuntiva sarebbe 8,4 TWh/anno, pari a circa il 2,5% dei consumi attuali di elettricità in Italia.

Intelligente e forte, la rete

L’impatto sul sistema elettrico italiano sarebbe meno importante di quel che ci si potrebbe aspettare, anche perché in 10 anni la produzione potrebbe adeguarsi. I sistemi di ricarica intelligente e l’implementazione delle smart grid e della comunicazione V2G (Vehicle-to-Grid) renderebbero questi veicoli molto utili. Ipotizzando una capacità media delle batterie di 40 kWh, essi avrebbero circa 200 GWh totali, utili per assorbire i picchi della domanda “aiutando” la rete. Anche lo scenario estremo, con la completa sostituzione del parco circolante (circa 37 milioni di unità) con veicoli elettrici non è apocalittico. Con le stesse ipotesi, il consumo di elettricità aggiuntivo sarebbe di circa 65 TWh, poco più del 20% dei consumi elettrici totali di oggi. Anche in questo caso ci sarebbe molto tempo per adeguare la rete – e le abitudini dei cittadini – ad un surplus di consumo.

Il vero problema sarebbero i picchi

Qualche precauzione andrebbe presa a livello locale, soprattutto in vista della diffusione delle colonnine per la ricarica veloce. Consideriamo una potenza media di 100 kW per i punti di ricarica veloce, ottenuta combinando le stazioni attuali da 50 kW e quelle future da 350 kW. Se lo 0,1% dei veicoli ricaricasse contemporaneamente in modo Fast, la potenza impegnata sarebbe di 3,7 GW, passando a 18,5 GW per lo 0,5% dei veicoli. Negli ultimi anni la potenza massima impegnata italiana si è assestata intorno ai 55 GW per la quale i 3,7 GW costituiscono un aumento del 6%, mentre i 18,5 GW sarebbero più del 33%. È evidente la criticità in questo secondo caso (la domanda di punta è pari all’intera potenza fotovoltaica installata in Italia e al doppio di quella eolica), ma anche nel primo vi sarebbero delle problematiche nel caso la richiesta fosse concentrata in pochi punti. È quindi necessaria una particolare attenzione nella scelta e nella gestione dell’infrastruttura di ricarica, anche e soprattutto a livello locale. Nello studio del PoliMI si prevedono tra le 25.000 e le 45.000 colonnine ad uso pubblico da qui al 2030 e tra 1,5 e 6,8 milioni di colonnine private nello scenario di sviluppo accelerato. Portando il rapporto tra punti di ricarica e auto elettriche compreso tra 0,8 e 0,9Leggi qui il commento del direttore di SicurAUTO.it sull’indagine.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Tasso alcolemico

Tasso alcolemico sopra i limiti: c’è reato se l’auto è ferma?

L’AEB difettoso può frenare senza motivo: i falsi positivi sulle Nissan X-Trail

Incidenti stradali estate 2019

Incidenti stradali estate 2019: aumentano sinistri e vittime