Auto elettriche e sostenibilità: la classifica 2026 dei produttori più green
Una nuova analisi di Transport & Environment sulle auto elettriche rivela come le Case stiano accelerando la decarbonizzazione delle filiere
Una nuova analisi di Transport & Environment sulle auto elettriche rivela come le Case stiano accelerando la decarbonizzazione delle filiere
Il settore automobilistico mondiale sta attraversando una trasformazione senza precedenti, e non si tratta più solo di quante auto elettriche escono dalle linee di montaggio: la vera battaglia per la leadership industriale si è spostata “dietro le quinte”, nelle miniere di litio, nelle acciaierie e negli stabilimenti di produzione delle batterie. Secondo l’ultimo rapporto di Transport & Environment (T&E), la “Carmaker League Table” del 2026, la sostenibilità della catena di approvvigionamento è diventata il nuovo parametro d’oro per misurare il successo dei grandi gruppi.
AUTO ELETTRICA: UNA NETTA DIVISIONE
Mentre l’Unione Europea stringe le maglie del Regolamento Batterie, i produttori sono costretti a passare da una sostenibilità di facciata a una tracciabilità reale. Il risultato? Una spaccatura netta tra un gruppo di avanguardia, guidato da Tesla e dai giganti europei, e una serie di “laggard” (ritardatari) che rischiano di restare esclusi dai mercati più redditizi. La nuova graduatoria pubblicata da T&E non analizza solo le emissioni allo scarico (che negli EV sono nulle), ma l’intero ciclo di vita del veicolo. I criteri includono la decarbonizzazione dei materiali (acciaio e alluminio a basse emissioni), il rispetto dei diritti umani nell’estrazione dei minerali critici e l’efficienza nel riciclo delle celle.
CHI VINCE
Tesla si conferma al vertice della classifica generale. Nonostante le polemiche che spesso circondano il marchio, la sua integrazione verticale e la pubblicazione di rapporti dettagliati sull’estrazione di litio, cobalto e nichel le conferiscono un vantaggio strutturale. Tuttavia, è Volvo Cars a strappare il primato nella specifica categoria della “Decarbonizzazione della Filiera”. Il marchio svedese ha investito massicciamente nell’acciaio “fossil-free” e sta già consegnando modelli come la ES90 realizzati con materiali a bassissimo impatto. Ford, a sorpresa, domina la classifica del “Responsible Sourcing”, distinguendosi per protocolli rigorosi contro il lavoro minorile e per la protezione dei diritti delle popolazioni indigene nelle aree estrattive.
E L’EUROPA? STELLANTIS MALE
Tra i primi sette produttori al mondo per sostenibilità nel fare le auto elettriche, quasi tutti sono europei: Mercedes-Benz e Volkswagen seguono a ruota i leader, dimostrando che l’eredità dell’industria tedesca sta riuscendo a convertirsi al green. L’unica nota stonata nel panorama continentale è Stellantis, che pur registrando miglioramenti, rimane leggermente distaccata dal gruppo di testa in termini di trasparenza sui fornitori di secondo e terzo livello. D’altronde, si sa che il Gruppo euroamericano sta ripiegando sul termico dopo l’inversione di rotta rispetto all’era Tavares.
CINA SU E TOYOTA IN RIBASSO
Il dato più sorprendente del 2026 riguarda l’industria cinese. Marchi come BYD e Geely sono stati definiti i “most improved” (i più migliorati) dell’anno. Grazie alla necessità di conformarsi alle regole UE per esportare nel Vecchio Continente, i colossi di Pechino hanno implementato sistemi di tracciabilità delle batterie che superano ormai quelli di molti storici produttori giapponesi. All’estremo opposto troviamo Toyota. Il colosso giapponese continua a occupare i bassifondi della classifica, insieme ai gruppi statali cinesi SAIC e GAC. Nonostante la sua forza commerciale, la scarsa trasparenza sull’origine dei metalli e il ritardo strategico sull’elettrico puro ne minano la reputazione ambientale secondo i parametri T&E.
OCCHIO ALLE LEGGI
Perché questo cambiamento sta avvenendo proprio ora? La risposta sta nella strategia industriale di Bruxelles. Il Regolamento Batterie dell’UE ha trasformato la sostenibilità da un’opzione di marketing a un requisito d’ingresso per il mercato unico.
- Ogni accumulatore deve avere un’identità digitale che ne tracci la storia, dalla miniera al riciclo.
- Le aziende devono dimostrare di non finanziare conflitti o violazioni dei diritti umani.
- Entro i prossimi anni, una percentuale minima di litio e cobalto dovrà provenire dal recupero di vecchie batterie.
Queste regole non stanno solo pulendo l’aria in Europa, ma stanno “esportando” standard etici in tutto il mondo. Come sottolineato da T&E, le aziende che vogliono vendere a Parigi o Berlino devono applicare gli stessi standard di pulizia delle miniere anche per i veicoli venduti in Asia o America.
IL MERCATO OGGI
Nonostante le turbolenze geopolitiche, il mercato europeo delle auto elettriche mostra segnali di estrema vitalità. I dati indicano che nei primi sette mesi del 2025 le vendite di BEV (Battery Electric Vehicles) dei produttori europei sono cresciute del 38%. Volkswagen, in particolare, ha visto un incremento del 90% nei volumi di vendita elettrici, recuperando il terreno perduto. La quota di mercato delle BEV in Europa è destinata a toccare il 25% entro il 2027, supportata da una rete di ricarica che sta crescendo a ritmi serrati: si prevedono oltre 1,1 milioni di punti di ricarica pubblici entro la fine del 2025.
