Auto elettriche con batteria “in riserva”: cosa succede? Il test 2025
Un nuovo test dell’ADAC mostra perché è meglio non arrivare a scaricare completamente la batteria di un’auto elettrica: 6 modelli a confronto
Un nuovo test dell’ADAC mostra perché è meglio non arrivare a scaricare completamente la batteria di un’auto elettrica: 6 modelli a confronto
L’Automobile Club Tedesco (ADAC), ha pubblicato i risultati di un test molto interessante condotto presso il proprio centro prove di Penzing, in Baviera per capire cosa succede realmente a un’auto elettrica quando la batteria arriva a zero. Se molti automobilisti si sono chiesti se un’auto elettrica si può “spegnere” di colpo come uno smartphone scarico? La risposta è più complessa — e più rassicurante, almeno in parte.
IL TEST ADAC: SEI AUTO ELETTRICHE FINO A 0% DI CARICA
Per questo esperimento, i tecnici ADAC hanno utilizzato sei diverse auto elettriche, tutte con un livello iniziale di carica tra il 20 e il 30%. Le vetture sono state fatte girare sulla pista di prova di 2,2 km dell’ex base aerea di Penzing fino a esaurimento completo della batteria, documentando ogni fase del processo.
Va detto che nella guida quotidiana un guidatore attento cercherebbe di risparmiare energia, passando a modalità Eco o riducendo il climatizzatore. Ma nel test le auto sono state guidate in modo “neutro”, senza strategie di risparmio per aumentare l’autonomia, per osservare il loro comportamento e in che modo intervengono i sistemi di bordo per preservare l’autonomia quasi esaurita.
LE FASI PRINCIPALI DI UNA BATTERIA EV CHE STA PER SCARICARSI
Il test ADAC ha individuato quattro fasi principali comuni generalmente a tutte le auto elettriche, sebbene con alcune differenze tra i modelli:
- Nessun problema apparente. Quando la batteria scende sotto il 20% di carica, spesso con autonomia residua tra 40 e 80 km, compare il primo avviso (“Batteria scarica”, “Ricaricare al più presto”). Tutto funziona normalmente e la guida rimane fluida.
- Avvisi insistenti. Proseguendo senza ricaricare, i messaggi diventano più frequenti e in alcuni casi sonori. Alcune vetture suggeriscono persino di attivare la modalità Eco. L’accelerazione resta accettabile, ma comincia a non essere più disponibile tutta la potenza nei sorpassi.
- Limitazione di potenza. Sotto i 10 km di autonomia, le prestazioni calano sensibilmente. L’auto diventa pigra e la guida meno brillante, un chiaro segnale che bisogna fermarsi. Alcuni cruscotti mostrano il simbolo della “tartaruga” o azzerano l’autonomia residua.
- La “riserva di emergenza”. Quando il display segna zero, l’auto non si spegne subito. Attiva invece una riserva di emergenza nascosta, che ha permesso alle vetture del test di percorrere ancora 15-20 km, seppur con potenza drasticamente ridotta. La velocità massima cala, l’accelerazione diventa lentissima, e sotto i 50 km/h il rischio di arresto completo è imminente. È possibile, in certi casi, riavviare l’auto per spostarla di pochi metri, ma spesso non funziona più nessun dispositivo di bordo o di sicurezza.
Di seguito possiamo vedere nei grafici che l’autonomia di riserva è variabile (14 km della NIO EL 6 o 18 km di BYD Seal, KIA EV6 e Volvo EX40).

ATTENZIONE ALLA RISERVA DELLE AUTO ELETTRICHE: NON È AFFIDABILE
L’ADAC mette in guardia sulla riserva di emergenza non va considerata una sicurezza su cui contare. Nelle condizioni reali di guida — strade in salita, temperature rigide, batterie datate — potrebbe essere molto più ridotta o addirittura assente.
Nel test, tutte le vetture erano relativamente nuove, la pista era pianeggiante e il clima mite: fattori – spiega l’ADAC – che hanno favorito un comportamento prevedibile. Nella vita quotidiana, invece, lo spegnimento potrebbe essere improvviso e più brusco.