Auto a guida autonoma: rischiano di rimanere intrappolate?
La geniale trovata di James Bridle dimostra come le auto "intelligenti" poi così intelligenti non sono
La geniale trovata di James Bridle dimostra come le auto "intelligenti" poi così intelligenti non sono
La geniale trovata di James Bridle dimostra come le auto "intelligenti" poi così intelligenti non sono
Algoritmi sofisticati, processori potentissimi e tanti sensori di ogni tipo. E poi strade attrezzate, mappe speciali, infrastrutture intelligenti e legislazioni dedicate e molto nuove: la guida autonoma è tutto questo e altro ancora. Una grande dimostrazione della tecnica evoluta, quindi un qualcosa di molto lontano dalla magia e dalle credenze pagane e mitologiche. Questi due mondi inconciliabili sono però uniti da una provocazione d'artista che ha “intrappolato” la guida autonoma in un cerchio molto particolare: è fatto con il sale e potrebbe mettere in confusione (leggi della Google Car messa in crisi da un ciclista) il cervellone del veicolo perché dice nello stesso tempo “attraversami” e “non attraversarmi”!
MITO, SIMBOLI E TECNOLOGIA La distanza fra questi mondi non è poi così grande, anzi: per James Bridle la scienza e la magia non sono infatti diverse. L'intervista che Creators ha fatto all'artista contiene la triplice (3, numero perfetto!) domanda: “è uno stupido scherzo, un rito pagano o una geniale scoperta sulla prossima tecnologia del trasporto di massa?”. Man mano che le informazioni arrivano ci si rende conto che non è facile dare la risposta giusta perché probabilmente c'è un po' di verità in ognuna di esse. Scandalo non c'è: siamo o non siamo figli del '900, il secolo che ci ha detto che la luce è un po' onda e un po' materia e che se sai dov'è una particelle subatomica non sai bene a quale velocità si muove e viceversa? Ben venga quindi il simbolico doppio cerchio di sale nei pressi del Monte Parnaso, nella Grecia più classica che c'è, ad intrappolare la modernissima idea della guida autonoma.
ARTISTA TECNOLOGICO James Bridle è un inglese un po' artista, un po' scrittore e un po' giornalista tecnologico che vive ad Atene. Per capire meglio il suo background non dobbiamo però dimenticare che Bridle (briglia in inglese, c'entra qualcosa il cavallo alato Pegaso?) ha un Master in Computer Science and Cognitive Science all'University College di Londra.

La sua installazione si chiama “Autonomous Trap 001” e dovrebbe intrappolare al suo interno il veicolo autonomo perché ovunque le sue telecamere posino lo “sguardo” troverebbero una linea continua invalicabile e una tratteggiata ben più permeabile, una dicotomia teoricamente irrisolvibile per un cervello elettronico. Ma il cerchio evoca scenari non così mitologici, come un hacker dispettoso che disturba il ritorno a casa di un amico alla guida di un'auto robot, il blocco della fuga di un ladro o, al contrario, l'intrappolamento di una preda-autonoma da parte di malintenzionati e anche l'esorcismo di demoni da una berlina. La domanda è: se i veicoli autonomi sono progettati per leggere la strada (leggi della pioggia che potrebbe ingannare le auto-robot), cosa potrebbe succedere se il “linguaggio” della strada è distorto da qualcuno con intenzioni poco limpide?
FILOSOFIA DELLA TECNOLOGIA Il progetto ha avuto i suoi imprevisti: Bridle racconta infatti che “a un certo punto ho finito di sale e sono dovuto andare al villaggio più vicino per comprarne un po'. Per fortuna il sale, a differenza della larghezza di banda e della potenza di calcolo, è una risorsa piuttosto a buon mercato e molto diffusa”.

Il suo essere immerso nel mondo di oggi e no soltanto nel mito traspare anche da altre considerazioni, come “non vedo il perché i tassisti del futuro non debbano disegnare con la farina finte linee di carreggiata per mandare fuori strada le auto-robot di Uber che ruberanno loro il lavoro” (un'altra minaccia dopo il caos creato dall'abbandono del presidente di Uber?). Bridle ha perfino studiato la guida autonoma e ha scritto del software, installato videocamere e costruito piccole reti neurali per riprodurre alcune delle linee di sviluppo più interessanti nel settore. Una sua semplice app, disponibile in open-source per Android e chiamata Austeer, rileva la rotazione del volante, rilevata da uno smartphone, e la posizione del veicoli e i dati disponibili nel suo sito (riportati sulla mappa) disegnano il percorso verso, indovinate un po', il Monte Parnaso!

La poliedricità del personaggio è testimoniata dal suo prossimo progetto, una mostra personale alla Nome Gallery di Berlino dal titolo: “Fallendo nel distinguere fra un rimorchio e il cielo bianco brillante” Come non pensare al tragico incidente che ha causato la prima vittima della guida autonoma? Bridle ha dichiarato che nella mostra “illustrerò molti risultati delle mie ricerche, tra i quali cui le interpretazioni dei sistemi di visione artificiale che ho costruito, i risultati dell'apprendimento dell'auto a guida autonoma (leggi delle reti neurali che muovono l'auto robot di Nvidia) e, auspicabilmente, i loro collegamenti ai miei interessi più mitologici”.