Auto a 5 stelle: la sicurezza costa alle Case fino a 2,26 miliardi l'anno

Le Case risparmierebbero miliardi se i regolamenti di sicurezza fossero uniformi ma prima occorre sanare la grana delle auto diverse nei vari mercati

14 luglio 2016 - 14:34

Tema: norme per la la Sicurezza. Svolgimento: ognuno ha le sue! Sappiamo bene, infatti, che l'Europa ha dei regolamenti e degli Enti certificatori diversi da quelli degli Stati Uniti (UNECE e NHTSA, per esempio) e da quelli di altre aree geografiche. Normative diverse impongono quindi alle Case di differenziare le loro auto (ricordate gli sgraziati paraurti ad assorbimento d'energia usati nella 124 Spider per il mercato USA?), a seconda dei mercati nei quali vendono: i costi aggiuntivi sono ingenti e uno studio li ha quantificati in diversi miliardi l'anno. Uniformare i regolamenti e/o accettare quelli di Paesi diversi permetterebbe quindi grandi risparmi ma rimane il problema della sicurezza globale dei veicoli, che in diverse aree è consentita essere troppo bassa.

MA QUANTO MI COSTI? Lo studio in questione, i cui risultati sono stati sintetizzati da Autonews, è stato fatto dal CAR, il Center for Automotive Research, ed è stato commissionato dall'Alliance of Automobile Manufacturers, un raggruppamento di costruttori che comprende le Big Three americane (compresa FCA) e vari altri gruppi globali: BMW, Jaguar Land Rover, Mazda, Mitsubishi, Toyota ed i branch americani di Mercedes Benz, Porsche e Volkswagen. Il lavoro del CAR ha esaminato 116 “vehicle variant groups” che comprendevano modelli venduti negli Stati Uniti e nell'Unione Europea e costruiti nelle due sponde dell'Atlantico. Sintetizzando al massimo le conclusioni, i costi aggiuntivi sostenuti dalle Case automobilistiche nel 2014 a causa delle diverse norme di sicurezza sono compresi fra 1,68 e 2,26 miliardi di dollari, un valore superiore agli 1,6 miliardi di dollari di tariffe doganali che sono state applicate al commercio delle auto fra gli Stati Uniti e l'Unione Europea.

UN SOLO REGOLAMENTO SAREBBE MEGLIO Mitch Bainwol, presidente della Alliance of Automobile Manufacturers, commenta così: “Non dovrebbe essere difficile mettere in atto politiche che riducano i costi connessi alla conformità alle regolamentazione; esse consentirebbero ai consumatori di acquistare automobili più sicure e più pulite di quelle di oggi”. Gli fa eco Matt Blunt, President of the American Automotive Policy Council: “Questo studio evidenzia il costo del dover rispettare due serie di normative e quindi i risparmi che potrebbero esserci sia per i consumatori sia per le Case automobilistiche se riuscissimo a negoziare un forte accordo TTIP che potesse eliminare le differenze nei regolamenti per la sicurezza delle auto negli USA e nella UE”. Appare quindi nella discussione il Convitato di Pietra di quel Transatlantic Trade and Investment Partnership che tante polemiche sta generando in Europa e nel nostro Paese. Sullo sfondo c'è anche la speranza, da parte dei Costruttori, che il TTIP possa creare un percorso regolamentare comune per le due sponde dell'Atlantico anche per le applicazione future come, tanto per non fare nomi, la guida autonoma. Un altro vantaggio della rimozione delle barriere commerciali non tariffarie ma omologative sarebbe anche l'aumento dei modelli disponibili per l'acquisto: le produzioni in serie limitate non possono infatti sostenere versioni diverse.

LACUNE EVIDENTI Le Case sostengono che questi costi sono inutili, perché regolamenti anche diversi possono garantire livelli equivalenti di sicurezza e spingono perché i regolatori americani ed europei riconoscano l'uno all'altro (mutual recognition) le rispettive norme di sicurezza. La cosa non appare però così semplice: praticamente tutti i Costruttori usano airbag più grandi nel Nord America perché quel mercato prevede anche crash test con le cinture non allacciate (leggi come il Centro Ricerche Fiata fa crash test differenti per le due normative) dato che in alcuni Stati americani esse non sono obbligatorie. Come armonizzare un tema così delicato come quello degli airbag e delle cinture di sicurezza? Ultima, ma non ultima, è la questione delle differenze con il “Sud del Mondo”: anche se si armonizzassero i regolamenti dell'Europa e del Nordamerica, la spinosa questione dei Paesi in via di sviluppo rimarrebbe. A due passi dagli USA, nel Messico, circolano ancora auto pericolosissime (leggi dell'auto disastrosa nei crash test e con 4.000 morti sulla coscienza) e anche in Asia la sicurezza sembra un miraggio (leggi dei crash test Global NCAP e delle 4 auto a 0 stelle indiane). Non è però così scontato che anche i modelli occidentali siano così riguardosi verso i loro “facoltosi” clienti: i recenti test small overlap predisposti da IIHS hanno dimostrato che il guidatore è molto più tutelato rispetto a chi gli siede al fianco (leggi come le Case risparmiano sulla sicurezza del passeggero anteriore). Bisognerebbe quindi premere per un'armonizzazione che dia sicurezza a tutti, a prescindere da dove si risiede e da quale sedile si occupa nell'automobile!

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