Trump: lotta all’import. Nuove tasse costeranno miliardi di dollari alle Case

Trump mette nuove tasse sull’import. Ad FCA costeranno 4,8 miliardi di dollari all’anno. A GM 6,3 miliardi e a Ford 3,3 miliardi

4 giugno 2019 - 15:32

Il presidente americano Donald Trump, in settimana, ha annunciato nuovi dazi doganali sui prodotti messicani. In questo modo, a suo dire, continua l’opera di tutela verso i prodotti a stelle e strisce e il mercato interno. L’operazione, però, rappresenta un duro colpo verso le Case automobilistiche, contro le quali aveva intrapreso una guerra già prima di essere eletto. La proposta dell’eclettico presidente prevede che siano le Case ad assorbire interamente l’impatto della nuova tassazione. Ma è presumibile che a farne le spese possa essere anche il consumatore finale. Nell’attesa di capire su chi ricadranno gli effetti, gli analisti pensano che questo genere di politica possa condurre gli States a un nuovo periodo di recessione.

L’AUTOMOTIVE PUNTA SUL MESSICO

Molte Case automobilistiche che vendono auto negli Usa le assemblano in Messico. Oppure, nella migliore delle ipotesi, costruiscono automobili utilizzando componenti fabbricati in Messico. Nel 2018, il Paese ha esportato negli Stati Uniti veicoli e ricambi per complessivi 93 miliardi di dollari. In Messico le Case che costruiscono direttamente le proprie auto sono Audi, Toyota, Nissan, Honda e Mazda. Come queste molteplici fornitori di componentistica: la Denso, ad esempio, o aziende statunitensi come Chevrolet e GMC. Andando sui numeri: per GM, che sta cercando di investire molto in tecnologia, l’operazione costerà 6,3 miliardi di dollari. Mentre per FCA 4,8 e per Ford 3,3. In totale, secondo le stime , si parla di un impatto globale di 17 miliardi di dollari.

AUMENTI A CARICO DEL CLIENTE

I dazi di Trump, che entreranno in vigore il prossimo 10 giugno, genereranno una situazione difficile e le Case automobilistiche. E la cosa andrà peggiorando, essendo previsto un incremento graduale che porterà ad un ulteriore aumento del 10% a partire dal 1 luglio, del 20% dal primo settembre e del 25% dal primo di Ottobre. Le Case, insomma, troveranno di fronte a un bivio. O assorbiranno il costo aggiuntivo, abbassando i propri margini, o dovranno girarlo sui propri clienti, generando un relativo innalzamento dei prezzi sul mercato. Poiché nell’industria automobilistica i margini di profitto sono già esigui, è improbabile che le Case possano assorbire totalmente l’intero costo. Ciò significa che i prezzi delle auto saliranno e le vendite potrebbero diminuire.

LE CASE CERCANO TUTELE

Al momento i vertici di GM, FCA (che già all’epoca dell’elezione di Trump analizzò pro e contro del nuovo presidente) e Ford si sono rifiutati di commentare. Ma si sono rivolti ad autorità come l’Auto Alliance e l’American Automotive Policy Council per capire come poter ricevere qualche tipo di tutela. L’iniziativa di Trump, in fondo, si basa sulla volontà di far ritornare a produrre auto negli Stati Uniti. Ma non è possibile cambiare i luoghi di produzione in un batter di ciglia. “I dazi sono una tassa sui nostri clienti – ha dichiarato David Schwietert, presidente e CEO ad interim di Auto Alliance – il che significa che la nuova tassazione sarà dannosa per l’economia della nostra nazione e per i milioni di posti di lavoro americani che dipendono dal commercio transfrontaliero”. Nel braccio di ferro in corso, le Case hanno anche confermato i propri piani di investimento per ampliare proprio i loro siti produttivi in Messico. Ma qui siamo sul piano delle dichiarazioni strategiche per riuscire strappare condizioni migliori.

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