Shell chiede scusa ed esce dalla Russia: non sarà troppo tardi?

Shell chiude tutto in Russia, l’annuncio e le scuse per aver commerciato mentre avvenivano i bombardamenti in Ucraina

14 marzo 2022 - 10:08

La guerra in Ucraina ha spinto Shell a interrompere qualsiasi legame commerciale in Russia con tanto di scuse dell’AD, Ben van Beurden, per le operazioni avvenute quando i civili erano già sotto attacco. E’ l’ennesima porta che si chiude per l’economia russa e un ulteriore segnale di rafforzamento delle multinazionali verso settori energetici alternativi.

SHELL CHIEDE SCUSA PER LE OPERAZIONI COMMERCIALI IN RUSSIA

Shell ha ufficialmente annunciato di non voler alimentare più alcun coinvolgimento con il mercato russo, prendendo quindi le distanze dalle operazioni di guerra in territorio ucraino. Una decisione che è stata comunicata attraverso un comunicato stampa ufficiale, circa 11 giorni dopo il primo attacco, avvenuto all’alba del 24 febbraio 2022. Anche per questo l’Amministratore Delegato di Shell, Ben van Beurden, ha chiesto scusa, comunicando l’intenzione di devolvere i profitti del petrolio russo in favore dell’Ucraina. “Siamo profondamente consapevoli che la nostra decisione della scorsa settimana di acquistare un carico di greggio russo (al prezzo scontato di $28.50 al barile ndr) da raffinare in prodotti come benzina e diesel non era quella giusta e ci scusiamo, ha affermato van Beurden. Come abbiamo già detto, impegneremo i profitti dalle limitate quantità rimanenti di petrolio russo che elaboreremo a un fondo dedicato”.

PERCHÉ SHELL CI HA MESSO TANTO A PRENDERE LE DISTANZE?

Una decisione che fin da subito ha innescato interrogativi, primo tra tutti: perché Shell ha atteso così tanto prima di prendere le distanze dalla Russia? A questa domanda la stessa multinazionale britannica, fornisce una risposta in ragione della sussistenza di forniture energetiche in Europa. “Queste sfide sociali evidenziano il dilemma tra esercitare pressioni sul governo russo per le sue atrocità in Ucraina e garantire forniture energetiche stabili e sicure in tutta Europa, ha spiegato van Beurden. “Ma alla fine spetta ai governi decidere sui compromessi incredibilmente difficili”. Intanto è già stata decisa anche la chiusura di tutti gli impianti Shell in Russia.

I provvedimenti che Shell ha deciso di intraprendere nei confronti della Russia, vanno dall’interruzione dei contratti commerciali per l’acquisto di vettori energetici, al suo coinvolgimento della realizzazione di infrastrutture di distribuzione. A meno di competenze dirette dei governi infatti, Shell fa sapere che intraprenderà:

Chiusura di tutte le stazioni di servizio, carburanti aeronautici e lubrificanti in Russia, nelle modalità e tempi per garantire la sicurezza delle operazioni;

Stop all’acquisto di greggio russo sul mercato spot e non rinnoverà i contratti a termine;

– Lavorerà in cooperazione con i governi per rimpiazzare la quota di risorse energetiche russe. Questa operazione potrebbe richiedere più settimane e comportare anche una riduzione dell’attività in determinate raffinerie;

– Il ritiro graduale dai prodotti petroliferi russi, dal gasdotto e dal Gas Naturale Liquefatto (GNL);

SHELL IN RUSSIA: QUALI SONO INTERESSI E INVESTIMENTI

Shell ha ammesso che servirà l’impegno dei governi, dei fornitori di energia e dei clienti nella transizione delle forniture energetiche. Già a inizio marzo però Shell aveva annunciato di non voler più partecipare al progetto del gasdotto Nord Stream 2 e uscire dalle sue partnership azionarie con Gazpromm tra le altre partecipazioni (27,5% nell’impianto di gas naturale liquefatto Sakhalin-II e il 50% partecipazione nella Salym Petroleum Development e nell’impresa energetica Gydan).

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