Ponte Genova: per il Gip, il crollo causato da ferro inesistente o “mobile”

La prima perizia non di parte del tribunale rivela lo stato dei ferri nel ponte Morandi che ne ha causato il crollo a Genova

2 agosto 2019 - 9:43

E’ ufficiale: il crollo del ponte Morandi è avvenuto per il cedimento dei ferri spaventosamente corrosi. Il Gip Nutini sulla base delle perizie tecniche degli ingegneri nominati dal tribunale ha desunto che l’ultimo intervento manutentivo risale a 25 anni fa. L’analisi dei pezzi di calcestruzzo crollato e delle parti del ponte non staccate ha chiuso il cerchio sulle cause che hanno provocato il cedimento.

FERRI CORROSI FINO AL 100%

Corrosione, assenza di interventi efficaci e difformità di realizzazione rispetto progetto dell’ingegnere Morandi sono gli indizi nelle mani del Gip Angela Nutini. Secondo la relazione dei periti, il 68% dei trefoli primari e l’85% di quelli più esterni, avevano una riduzione di sezione tra il 50% e il 100%. I trefoli sono in pratica funi d’acciaio composte da più cavi d’acciaio opportunamente intrecciate. Conseguenza probabile di un inefficace impedimento alle infiltrazioni, visto che dalle analisi di laboratorio il calcestruzzo era “inquinato” da sali e umidità.

CALCESTRUZZO UMIDO E DEGRADATO

Per la procura di Genova potrebbe essere determinante la perizia sul reperto che per primo avrebbe ceduto: l’ancoraggio dei tiranti sulle antenne lato sud. Secondo i periti i trefoli erano in “uno stato corrosivo di tipo generalizzato di lungo periodo, dovuto alla presenza di umidità di acqua e contemporanea presenza di elementi aggressivi come solfuri, derivanti dello zolfo, e cloruri“. L’esecuzione dei lavori originari poi è un’altra criticità emersa dalla relazione, con evidenti difformità di progetto che avrebbero contribuito al crollo.

IL COMMENTO DI AUTOSTRADE

L’imperfetta realizzazione delle guaine di cemento dei trefoli ne permetterebbe addirittura l’estrazione a mano. L’ossidazione rilevata anche nei trefoli secondari delle guaine è un fattore di causa effetto diretto sulla sicurezza della struttura, secondo la perizia. Ma ASPI non ci sta e sostiene che: “l’eventuale presenza di una percentuale ridottissima di trefoli corrosi fino al 100% non può in alcun modo aver avuto effetti sulla tenuta complessiva del Ponte.” E ancora “la relazione dei periti del GIP, nonostante evidenzi difetti costruttivi e condizioni di degrado compatibili con l’età dell’opera, viene letta in queste ore enfatizzando solo alcuni aspetti di degrado che non possono avere alcun nesso causale con il crollo del Ponte.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

NCC restrizioni

NCC, restrizioni ingiuste secondo l’AGCOM: “Sono come i taxi”

Tesla Model 3: i 10 difetti più frequenti sulla carrozzeria dell’auto

Viadotti autostrade

Autostrade e Ponti: i nuovi controlli passano a una società internazionale