Più o meno PM10 con il Coronavirus in Veneto?

L’Arpa Veneto rilascia un comunicato sulle emissioni di PM10 che accende alcuni dubbi. Con l’emergenza Coronavirus in Veneto sono aumentate le PM10? Abbiamo approfondito

23 marzo 2020 - 16:56

L’emergenza Coronavirus ci ha insegnato e ci insegnerà ancora tanto; uno degli effetti del Coronavirus sull’ambiente è che, in generale, le emissioni di PM10 e NO2 sono diminuite. L’Arpa Veneto però pensa che la riduzione delle emissioni non sia legata al minore traffico stradale, ma anzi le PM10 sono persino aumentate per effetto del meteo, come dichiarato in un loro recente comunicato. Stupiti da tale affermazione, abbiamo voluto approfondire con i numeri delle rilevazioni di PM10, NO2 e dati meteo del Veneto per capire se l’inquinamento dell’aria è peggiorato oppure no prima e dopo il Decreto del Governo con le limitazioni alla circolazione. Ecco cosa abbiamo scoperto.

CORONAVIRUS E INQUINAMENTO ARIA: GLI EFFETTI IN LOMBARDIA

Di inquinamento ne abbiamo già parlato in questo confronto tra Italia e Cina sull’inquinamento dell’aria in tempi di Coronavirus. La riduzione delle emissioni inquinanti nell’aria, dovute a meno veicoli e aziende chiuse, è sotto gli occhi dei satelliti (foto sotto Lombardia, fonte Arpa). Eppure da sempre ci sono posizioni contrapposte sulla validità dei blocchi al traffico dei Comuni in base alle PM10 rilevate. Secondo l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del Veneto (Arpa), le PM10 sono aumentate in un certo momento, accendendo qualche dubbio con un comunicato stampa sull’influenza reale delle auto durante le limitazioni per Coronavirus. Sia chiaro, SicurAUTO.it ha da sempre sostenuto che è assurdo stritolare le auto e gli automobilisti, mentre ci sono maggiori fonti d’inquinanti impunite. Ma il comunicato di Arpa Veneto ci ha spinto ad indagare sull’aumento delle PM10 in Veneto che mette in discussione anche i blocchi al traffico per le auto più inquinanti.

INQUINAMENTO ARIA, PM10 E NO2 SECONDO L’ARPA VENETO

Con un minor numero di auto in circolazione per l’emergenza Coronavirus doveva essere quasi scontata una riduzione di traffico e di inquinanti. Invece l’Arpa Veneto ha affermato che, se da un lato gli NO2 sono diminuiti per effetto del traffico veicolare ridotto, le PM10 sono invece aumentate, ma per colpa del riscaldamento civile. “Una percentuale significativa del PM10 viene emessa principalmente dal settore del riscaldamento civile” afferma l’Arpa. “Per questo motivo ad oggi non è possibile effettuare una correlazione tra la generale diminuzione di polveri occorsa negli ultimi 20 giorni e le misure di restrizione della circolazione”. Per chiarire più di un dubbio allora abbiamo confrontato le rilevazioni di alcune centraline Arpa a Treviso e Verona. Due città abbastanza distanti da darci un panorama più ampio sulle PM10, NO2 e l’andamento di vento e temperature. Abbiamo analizzato i bollettini Arpa prima e dopo il Decreto del Governo ed estratto i dati nella tabella sotto con alcune considerazioni interessanti.

LE EMISSIONI DI NO2 PRIMA E DOPO IL DECRETO CORONAVIRUS

L’ipotesi dell’Arpa Veneto è che il traffico veicolare abbia poco a che vedere con le emissioni di PM10. Quelle fissate a 50 µg/m3 a livello europeo, che i Comuni non possono sforare oltre un certo numero di volte. Se succede scattano i blocchi al traffico, anche per le auto meno inquinanti. Tutti però sappiamo che il primissimo effetto del primo DPCM che ci ha chiesto di “restate a casa” è stata la corsa alle provviste; un assalto a supermercati e farmacie che si è poi placato dopo qualche giorno (non solo il maggior uso del riscaldamento civile, altrimenti l’aumento sarebbe dovuto essere costante anche nei giorni successivi, cosa che non è avvenuta). Quindi, ci sembra di capire dagli stessi rilievi dell’Arpa qualcosa di molto curioso. Tra il 1 marzo e il 18 marzo le emissioni rilevate di NO2 variano in una forbice ma con punte costanti tra il 9-13 marzo, cioè esattamente dal Decreto 9 marzo con limitazioni più restrittive, riguardo alle centraline che abbiamo considerato.

LE EMISSIONI DI PM10 PRIMA E DOPO IL DECRETO CORONAVIRUS

Qualcosa di ancora più evidente accade per le PM10 nei giorni dal 10 al 13 marzo, esattamente i giorni in cui c’è stata probabilmente più mobilità prima di del rinchiudersi in casa. I dati che abbiamo estratto dai rilievi delle centraline Arpa presenti nelle note delle due tabelle sotto si prestano anche ad un’altra considerazione sull’influenza del meteo. L’Arpa Veneto afferma: “è ragionevole pensare che le condizioni di instabilità atmosferica abbiano giocato un ruolo fondamentale nel disperdere gli inquinanti e nel tenere basse le concentrazioni di PM10”. Nei giorni 11-13 marzo con picchi di PM10 oltre 70 µg/m3 le raffiche di vento massimo erano anche più intense dei giorni precedenti (6 µg/m3 PM10 il 3 marzo). Tra 1-6 marzo le concentrazioni di PM10 sono molto ridotte in entrambe le stazioni Giarol Grande (VR) e Strada S. Agnese (TV), evidentemente grazie alle precipitazioni registrate dall’Arpa.

LA PIOGGIA HA ABBATTUTO LE PM10 PRIMA DEL DECRETO

La pioggia può essere stata determinante però solo fino al 6 marzo poiché le massime precipitazioni sono di 30 mm il 3 marzo (Stazione Verona) e 38 mm il 2 marzo (Stazione Roncade). Dopo il 6 marzo, come si legge dai bollettini Arpa su Verona e Treviso , l’altezza della pioggia al suolo è praticamente zero. Questo conferma quanto sappiamo e afferma anche Arpa: la pioggia ha contribuito (fino al 6 marzo) a ridurre la concentrazione di particolato nell’aria. Tra 6-10 marzo e 13-18 marzo però in assenza di pioggia c’è un picco di PM10 (10-13 marzo) a cavallo dell’ordine di restare a casa, che si placa solo dal 14 marzo in poi. In questo frangente è da notare che il vento rilevato nei giorni di picco, ha raffiche di intensità non tanto diverse dai giorni seguenti con concentrazione di PM10 più basse (11 marzo VS 15 marzo a Verona e 11 marzo VS 17 marzo a Treviso). Clicca sulle immagini sotto per vederle a tutta larghezza.

INQUINAMENTO ARIA DA RISCALDAMENTI: LE TEMPERATURE IN VENETO

Ma c’è ancora qualcosa che non sembra combaciare con le PM10 provocate quasi esclusivamente dai riscaldamenti domestici. Guardando le temperature medie a Verona e Treviso, è evidente che la media rilevata dall’Arpa sia maggiore nei giorni in cui aumentano anche le PM10. Se questi sono i dati delle emissioni e meteo Arpa (e lo sono) è plausibile ipotizzare che, nonostante l’aumento possa essere stato dato anche da una maggiore permanenza a casa della gente (e quindi, forse, più ore di riscaldamento acceso), l’improvviso impulso di mobilità potrebbe avere contribuito in larga misura a generare l’inquinamento da PM10 in Veneto. Monitoreremo i dati nelle prossime settimane per avere un quadro più chiaro della situazione.

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